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LAV RICERCA SENZA ANIMALI: PIU ECONOMICA, RAPIDA E SCIENTIFICAMENTE ATTENDIBILE.

OGGI SVILUPPARE UN NUOVO FARMACO COSTA 1MLN DI EURO, CON INDICE FALLIMENTO +90%! APPELLO LAV A GOVERNO:
INCENTIVARE INVESTIMENTI IN RICERCA ALTERNATIVA, ART. 13 LEGGE DELEGAZIONE UE 96/2013 E’ OCCASIONE DA NON PERDERE!
 

LAV

I metodi di ricerca che non si avvalgono di animali sono più economici, rapidi e scientificamente attendibili: “rappresentano la parte più all’avanguardia della ricerca, di straordinaria importanza sul piano scientifico ma anche come opportunità di sviluppo economico – afferma la biologa Michela Kuan, responsabile LAV Vivisezione –

Un settore che andrebbe incentivato con opportuni investimenti, e non affossato e denigrato come purtroppo accade in Italia.

Nel nostro Paese non solo non si investe nei metodi alternativi, ma addirittura se ne rifiuta l’esistenza nonostante siano stati scientificamente riconosciuti da oltre 50 anni – sottolinea Michela Kuan – Proprio in queste settimane il Governo dovrà emanare il Decreto Legislativo che cambierà formalmente la normativa del nostro Paese sulla vivisezione, ma la proposta di testo delude fortemente non rispettando la quasi totalità dei criteri approvati dal Parlamento pochi mesi fa che, perlomeno, limitavano i livelli di sofferenza, rendevano le sanzioni concretamente dissuasive e davano fondi per i metodi alternativi.

” Molti metodi alternativi sono in uso, altri sono in fase di approvazione, infatti si tratta di metodi scientifici validati da un apposito centro europeo, l’ECVAM, mentre nessun modello animale ha mai subito un iter di validazione in più di 100 anni di ricerche.

Tra i metodi sostitutivi più noti ci sono le tecniche in vitro, le analisi chimiche, la ricerca clinica (su materiale biologico umano, analisi genetiche, tecniche di imaging), studi epidemiologici, dimostratisi fondamentali nella lotta al cancro, modelli bioinformatici e nuove tecnologie come microcircuiti cellulari per indagini di tossico e farmaco cinetica o dinamica, organi bioartificiali e il data sharing (infatti la competitività aziendale in ambito chimico e farmaceutico, comporta, spesso, la mancanza di diffusione di dati).

Con la sperimentazione animale la ricerca nel nostro Paese è ancorata a un modello della fine dell’800, oltre ad essere moralmente riprovevole: è come se pretendessimo di competere con le potenze internazionali usando il telegrafo, mentre altrove utilizzano mezzi di comunicazione di nuova generazione. Infatti mentre qui si continua a voler destinare l’84% dei fondi per studi con animali, il business dei test in vitro nel mondo è arrivato a oltre 49 miliardi di dollari ed è stimato arrivi a 69 miliardi entro il 2017.

Il Wyss Institute di Boston ha ricevuto 70 milioni di dollari per mettere a punto un sistema in grado di mimare la fisiologia del corpo umano tramite una rete di chip, progetto che nasce dalla collaborazione fra l’Istituto di Sanità (Nih), l’Agenzia per la ricerca del Dipartimento della Difesa e l’ente per il controllo sui farmaci, la Food and Drug Administration (Fda), Enti che hanno scelto una ricerca senza animali per l’uomo: un miraggio nel nostro Paese. Solo nell’ultimo anno gli Stati Uniti hanno investito 200.000.000 di dollari nello sviluppo di modelli 3D: si tratta di modelli che permettono di replicare meglio le funzioni di un tessuto, esistono da qualche decina di anni, ma solo recentemente sono stati presi in seria considerazione.

A confermare l’importanza della ricerca in metodi alternativi, un luminare del campo: il tossicologo Thomas Hartung (Direttore dell’Ecvam fino al 2009 e oggi Direttore del CAAT-Center for Alternatives to Animal Testing, USA), intervistato oggi dal Corriere.it. Ma non bisogna andare oltreoceano per avere la prova di quanto industrie e scienza considerino le alternative una priorità, infatti il Governo tedesco ha stanziato 50 milioni di euro per sviluppare un modello artificiale di fegato viste le numerose patologie epatiche e conseguenti spese sanitarie del Paese, una scelta corretta per i cittadini e per le finanze dello Stato! Inoltre, da ricordare, il nuovo programma quadro per la ricerca Horizon 2020 (subentra al Settimo), recentemente approvato dal Parlamento Europeo, che prevede oltre 70 miliardi di finanziamenti per centri di ricerca pubblici o privati che lavorano nell’ambito delle alternative.

Continuare a sperimentare su animali non solo non salverà l’uomo, ma ritarderà la scoperta di cure per le malattie che, purtroppo, affliggono la nostra specie come succede da decenni.

Anche dal punto di vista economico comporta un enorme dispendio di fondi, basti pensare che per sviluppare un nuovo farmaco viene speso un milione di euro, con un indice di fallimento tra test su animali e sull’uomo di oltre il 90%.

Per testare tossicologicamente un solo pesticida su animali, ci vogliono almeno 5 anni e quasi 8 milioni di euro, mentre negli USA due istituti del National Institutes of Health (NHI) hanno stretto una collaborazione con l’EPA (Environmental Protection Agency) per utilizzare i robot di screening automatici ad alta velocità del NIH Chemical Genomics Center (NCGC) in grado di testare la tossicità di 10.000 composti chimici in pochi anni.

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