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Nata al sud per il sud – Davide Ortisi intervista Antonella Postorino

A Taormina in una splendida giornata soleggiata, incontro la mia amica Antonella Postorino, una bellezza mediterranea con la testa sempre ricca di grandi idee e progetti. Ci incontriamo in un noto café della città per una chiacchierata e successivamente continuiamo la nostra conversazione passeggiando lungo il corso ammirando le originalissime vetrine dei negozi, gustando anche il tipico cannolo siciliano fatto con della deliziosa ricotta.

Chi è Antonella Postorino?
Caro Davide, io mi definisco una “donna nata al sud per il sud”. Ho deciso di fermarmi qui, mentre la maggior parte dei miei coetanei preparava i bagagli per cercare un futuro migliore. Giovanissima e testarda sognavo convinta che qualcosa potesse cambiare. Oggi sono una donna che quotidianamente si mette in discussione, scontrandosi con una realtà, quella meridionale, che rende ogni passo più faticoso e pesante di quanto non lo sia in qualsiasi altro posto del mondo. Con questo non voglio dire che il resto del mondo sia il paradiso, so bene che esistono posti nei quali non si riescono a risolvere problemi che per noi sono “banali”, ma non mi rassegno al fatto che il sud rimanga terra di nessuno che si continui a disconoscere il valore delle sue risorse o meglio che si faccia in modo che tutto passi in sordina.

Antonella PostorinoQuali sono i cinque aggettivi legati alla tua personalità?
Determinata in tutto, precisa e organizzata nel lavoro, passionale e romantica negli affetti.

Spazi tra famiglia, radio e tv, insegnamento e architettura, quale è il segreto per gestire e programmare il tutto?
Dopo 20 anni di “carriera universitaria” e professionale di architetto, il mio lavoro principale è diventato l’insegnamento, poi vengono quelle che io definisco “attività di stimolo”, necessarie per rendermi operativa sul territorio, come le ricerche che ancora coordino presso l’Università Mediterranea, il mio ruolo di Agente di Sviluppo Territoriale con la Regione Calabria, il mio recente approccio al settore della comunicazione, con la rubrica “Istruzione per l’uso” (in onda nel programma “Voices” a Radio e Video Touring) e la mia collaborazione con “IlMetropolitano”, per il quale curo le rubriche “Metro on the Road” e “Metro Work in Progress”, non meno importanti le mie attività di volontariato con la Protezione Civile e per supportare i profughi che approdano nella mia città.
Mi ritengo molto impegnata anche se il mio ruolo di mamma resta quello che mi dà più soddisfazioni.
Come conciliare carriera e famiglia? Il segreto è riuscire ad organizzarsi, attraverso semplici passaggi: prima di tutto cercare di mettere “in rete” tutto ciò di cui mi occupo, quindi usare gli stessi “canali”, gli stessi contatti e soprattutto spendersi sempre nei campi di propria competenza per non sprecare energie e per riuscire a offrire sempre “prodotti” di qualità. Seconda cosa rendere partecipi i figli in tutto ciò che si fa, informandoli ma anche coinvolgendoli. Infine riuscire ad individuare sempre le priorità e fare in modo di trovare gli “appropriati spazi” per tutto il resto. Facendo così si trova anche il tempo per fare sport, viaggiare e leggere un libro.

Quale consiglio daresti alle donne che rinunciano con tanta sofferenza alla carriera e agli impegni culturali per dedicarsi esclusivamente alla famiglia e ai figli.
Io consiglio sempre di non rinunciare a nulla ma piuttosto di sacrificarsi per rendere possibile la realizzazione dei propri sogni. I figli hanno bisogno di una mamma realizzata e soddisfatta, spesso le rinunce rendono tristi e inappagate, questo i figli lo percepiscono fin da piccolissimi e sicuramente inciderà negativamente anche sulla formazione del loro carattere. Una donna felice trasmette sicurezza e incoraggiamento, quindi il mio consiglio è scoppiate ma non rinunciate.

Come è nato il tuo impegno politico e come questo si concilia con tutto il resto?
Tutto è nato quasi per caso, quando nell’estate del 2014, mi è stato proposto di candidarmi con la lista civica Reggio Futura, per il rinnovamento del Consiglio Comunale della mia città che usciva da due anni di Commissariamento. Ho riflettuto a lungo prima di decidermi, poi ho ritenuto fosse indispensabile “scendere in campo”, per tanti motivi. Il principale voler mettere a servizio del mio territorio le mie competenze professionali, non più con un ruolo tecnico, bensì con un ruolo di indirizzo. Dopo questa esperienza, soddisfacente per i circa 500 consensi ottenuti, purtroppo insufficienti per garantirmi la possibilità di entrare nella rosa dei consiglieri di minoranza, ho continuato a “metterci la faccia”, aderendo anche al Movimento Azione Nazionale. Il mio impegno politico si concilia perfettamente con tutti gli altri miei impegni professionali per il semplice fatto che se si decide di “fare politica” bisogna iniziare dal proprio modus operandi. Non si diventa politici all’occorrenza, la politica si deve fare da cittadini, iniziando dalle piccole cose, dai propri comportamenti, dagli esempi che diamo, dai modelli che trasmettiamo ai nostri figli e a chi ci vive accanto. La politica non si fa dentro i palazzi restando seduti in poltrona e gestendo telefonicamente le sorti di un territorio, ma si fa tra la gente, ascoltando, recependo le istanze, proponendo soluzioni e dove necessario opponendosi alle cose che si ritengono ingiuste, illegali e non corrispondenti alle necessità della collettività. Fare politica non comporta “conciliazione” con il resto ma “integrazione”. Se un giorno dovessi ricoprire un ruolo politico istituzionale, dovrò fare delle scelte rinunciando a parte dei miei impegni, ma farò di tutto per non cambiare le mie abitudini, continuando così come già faccio, a chiedere la partecipazione attiva dei territori ad ogni iniziativa da me promossa.

Antonella PostorinoQuali sono i cinque difetti atavici della tua città da poter in qualche modo risolvere?
Cinque sono pochi, ma cercherò di individuare i primi cinque più urgenti escludendo quelli che dovrebbero essere risolti nell’ordinaria amministrazione di un comune (acqua, luce, rifiuti, strade, depurazione). Tenendo conto delle lacune esistenti nell’ordinario e facendo una dovuta distinzione tra “servizi al cittadino” e “attività produttive”, credo che nella seconda categoria i problemi atavici siano tanti ma emergono la poca considerazione del patrimonio culturale, la mancanza di promozione turistica dei nostri bellissimi paradisi balneari e montani, l’assenza di sinergie e reti tra mondo accademico, istituzioni, associazioni di categoria e privati, la poca consapevolezza di possedere tante risorse uniche che potrebbero cambiare il volto della città, la mentalità del “comparato” che ci fa perdere di vista il limite esistente tra diritto e dovere. Per risolvere tutto questo c’è bisogno di competenze e di un’adeguata pianificazione e programmazione delle azioni. Questo si potrebbe tradurre in approccio “meritocratico”, quindi cambiare il sistema per garantire il futuro alle generazioni che verranno.

Come sarà Reggio Calabria nei prossimi 20 anni?
Mi piacerebbe avere una sfera di cristallo, ma non essendo una maga devo attenermi ai dati forniti dalla situazione attuale. Purtroppo il tasso di disoccupazione aumenta di anno in anno e il numero di giovani diplomati che vanno via è di gran lunga superiore a quello che si registrava negli anni ’80. Le nostre Università si stanno svuotando a vantaggio di quelle del nord. Le famiglie vogliono certezze che purtroppo vengono disattese dalla politica a tutti i livelli di governo. Partendo da questa rapida analisi, che non approfondisco con valori statistici, la mia previsione è che Reggio Calabria diventerà una città di anziani e stranieri di passaggio, ma non sarà a dimensione di anziano perché non si riuscirà a garantire il livello minimo di servizi essenziali, quindi non sarà in grado di garantire adeguati livelli di qualità della vita facendo un passo indietro di almeno 40 anni.

Ti piacerebbe essere il primo sindaco di donna di Reggio Calabria, cosa cambieresti nella tua città?
In pratica un’utopia. Ritengo sia quasi impossibile che una donna diventi sindaco in una città nella quale la presenza delle donne in politica è bassissima e addirittura la “doppia preferenza di genere” è considerata “un pericolo” principalmente dai candidati uomini. Io mi accontenterei di poter dare un mio contributo, non importa con quale ruolo (tecnico o politico), perché credo di aver ancora tanto da dare a questa città.
Se avessi il potere di cambiare qualcosa inizierei dalla mentalità, partendo dal basso, dalla famiglia, dalla scuola, per far capire che viviamo in un’epoca nella quale non ha più senso pensare all’immediato, al “proprio orticello” o alla propria “momentanea sistemazione”, ma bisogna lavorare per il futuro delle generazioni che verranno, altrimenti questo futuro non arriverà mai.

Una cosa positiva del governo Renzi.
Trovo positivo tutto ciò che propone in continuità con i programmi di Berlusconi.

Sei una diplomatica?
Se devo essere sincera non mi definisco una “perfetta diplomatica”. Io cerco di esserlo entro i limiti della correttezza e dell’interscambio armonioso di esperienze ed opinioni. Il mio modo di essere diplomatica tende alla massima trasparenza e coerenza, non ho mai rinnegato i miei ideali, ne modificato il mio modo di vedere le cose per “tenere buoni” gli altri, neanche per un solo attimo. Quindi per me diplomazia significa soprattutto rispetto ed equilibrio tra le parti.

Oggi noti differenza tra i tuoi primi 25 e i secondi 25?
Per me nessuna. Oggi avere 50 anni significa possedere una marcia in più rispetto ai cinquantenni di 20 anni fa. I primi 25 erano ubriacati di sogni e speranze, con tanta paura dell’ignoto, i secondi 25 oggi potrebbero essere vissuti con lo stesso entusiasmo ma con la consapevolezza che nulla ci può ostacolare nel nostro percorso perché ormai quasi tutto è noto e i cicli della vita si ripetono uguali. Il tempo svolge un ruolo determinante: a una ventenne invidio il tempo libero e il tempo a disposizione per realizzare un sogno. A 50 inizi a fare i conti con il tempo, quindi subentra il timore di non riuscire a “vedere” i risultati del tuo lavoro. Se devo essere sincera poco è cambiato dentro di me, sicuramente resta uguale il coraggio di sognare nonostante tutto.

So che hai giocato a basket, oggi riesci ancora a saltare mettendo la palla dentro il canestro?
Non sono mai stata una giocatrice infallibile, per cui fare “cesto” per me era sempre un grande risultato. Oggi come allora credo che il lavoro di squadra sia indispensabile per vincere tutte le volte che si scende in campo e non importa se l’artefice sei tu, importa che il tuo contributo possa consentire a chiunque sia al tuo fianco, di far vincere la squadra. Probabilmente come atleta sarò fuori allenamento, anche se mi piace correre e saltare, ma penso che la nostra vita sia il campo più difficile nel quale riuscire a giocare senza fare fallo.

Lavori emotivamente su di te?
Credo che le emozioni siano parte integrante di ogni essere umano e che queste debbano esprimersi nel momento opportuno. Io sono la più grande analista di me stessa e in senso critico cerco sempre di mettermi dalla parte di chi mi osserva per meglio comprendere se ciò che trasmetto risulta interessante, noioso o interpretabile in maniera diversa rispetto a ciò che ho realmente nella testa.

Il tuo più bel progetto architettonico?
Credo sia un progetto mail realizzato. Si tratta di un intervento di riqualificazione del torrente Calopinace della mia città. Ero appena laureata e assieme ad un mio carissimo amico architetto, ipotizzammo la realizzazione di un museo itinerante, galleggiante su palafitte e pontili coperti con una struttura leggera e trasparente. Molto spesso le idee più belle restano sulla carta. Invece il lavoro professionale più gratificante è stato quello svolto per conto del Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria della Regione Calabria, con il ruolo di Coordinatore dei Laboratorio Territoriale per la realizzazione dei PISL (Progetti Integrati di Sviluppo Locale). Il mio ruolo prevedeva una sorta di assistenza a tutte le amministrazioni comunali della Provincia di RC per realizzare le opere pubbliche previste nel POR 2007-2013. Oggi sono visibili i risultati di questo mio impegno e per me ogni cantiere chiuso mi riempie di orgoglio.

Antonella PostorinoDa architetto sei favorevole o contraria alla realizzazione del ponte sullo stretto?
Ti sembrerà paradossale ma, pur condividendo gli ideali di centro destra, non condivido la “ipotetica” realizzazione del Ponte sullo Stretto, almeno non lo condivido in questo momento storico. Avrei “appoggiato” quest’opera se fosse stata realizzata negli anni ’80 a garanzia di una implementazione di tutte le infrastrutture, ancora oggi inesistenti, che avrebbero dovuto già esistere tra la Calabria e la Sicilia. Purtroppo il sud spesso è rimasto “dimenticato” quindi la prima domanda che mi verrebbe spontanea sarebbe “Quali garanzie per il completamento di un’opera così imponente?”, la mia preoccupazione principale sarebbe la realizzazione di un’ennesima cattedrale nel deserto a discapito dell’ambiente. Al sud e in particolare nella Provincia di Reggio Calabria non sarebbe il primo esempio di opera incompiuta, basti ricordare la Liquilchimica di Saline Jonica mai messa in funzione. Io credo che gli interventi sul territorio debbano essere pianificati tenendo conto delle reali esigenze, ossia di quelle più improrogabili. La Calabria e la Sicilia necessitano di un piano infrastrutturale “di base” inutile mettere in cantiere opere fuori scala rispetto alle due realtà.

Avendo anche una seconda laurea in Storia e Conservazione dei beni architettonici e ambientali cosa ne pensi del trasferimento dei Bronzi di Riace?
I Bronzi di Riace non si toccano, ne sono convintissima. Decidere di rendere itinerante la fruibilità dei due Bronzi di Riace non porterà alcun beneficio alla futura Città Metropolitana di Reggio Calabria. I Bronzi sono il simbolo della città e in quanto tale devono servire da volano per mettere in rete tutto il patrimonio culturale e ambientale, ai molti sconosciuto, disseminato in tutto il territorio provinciale. Parlo di beni archeologici, architettonici, demo-etno-antropologici, ecc…. Distaccare questo elemento di forza, dal suo contesto territoriale significa sottrarre risorse al nostro territorio. Le politiche di sviluppo vanno pianificate strategicamente in loco senza demandare ad altri questo importante ruolo. Sarei d’accordo con il veicolare altre opere d’arte minori (per esempio collezioni) che possano fungere da attrattori per far conoscere i nostri ambienti storici e archeologici.

Quanto sei Social, com’è il tuo rapporto con i Social Network?
Il mio rapporto con i social è molto attivo. Mi piace interagire in rete e utilizzare i canali di comunicazione di massa. L’importante è saper utilizzare i mezzi senza correre il rischio di farsi utilizzare da loro. Io uso molto FB per socializzare problemi, pensieri, idee, proposte, momenti, emozioni. Non mi piace chattare in privato, in particolar modo con chi non conosco. Ho delle pagine pubbliche nelle quali veicolo i risultati delle mie ricerche, progetti e pubblicazioni. Insomma per me i social sono dei mezzi di comunicazione così come le automobili sono mezzi di trasporto.

Hai fatto tante pubblicazioni riguardanti le tue ricerche e i tuoi progetti di architettura ma hai mai pensato di scrivere un romanzo?
Ad essere sinceri io nasco come scrittrice di racconti brevi e poesie, infatti fin da giovanissima ho ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. La carriera universitaria e la mia attività di ricerca scientifica mi hanno dato la possibilità di divulgare i miei lavori attraverso le numerose pubblicazioni di cui fai cenno. A questo aggiungi la mia recente attività giornalistica in collaborazione con IlMetropolitano per chiudere il quadro e dire che ho scritto in “tutte le salse”. Come tutti gli scrittori il mio sogno nel cassetto è la stesura di un romanzo sul quale sto già lavorando da qualche anno, ma non voglio anticipare nulla in merito fin quando non sarò sicura che sia la volta buona. Ho scritto e riscritto già una decina di versioni dello stesso ma non sono mai soddisfatta, forse mi manca ancora lo stimolo fondamentale. Spero di trovarlo presto, magari nei miei più profondi affetti. Vedremo.

Cos’è l’amore?
L’amore è un atto di coraggio indiscusso, bisogna imparare ad amare la vita e se stessi per poter capire e amare gli altri. Io credo nell’universalità dell’amore e credo che quello tra genitori e figli rimanga il più puro e indissolubile. E’ molto difficile riuscire ad amare.

Nel 2016 ha ancora senso l’8 marzo o serve solo per un giro pizza tra amiche?
Nel 2016 non ha senso pensare che possa bastare una giornata da dedicare alle donne, ma la stessa cosa vale per tutte le giornate dedicate a qualcuno o qualcosa. Se proprio volessimo festeggiare la donna, credo che l’otto marzo debba essere la giornata conclusiva di un percorso programmato durante l’anno, sintesi di un lavoro che abbia precisi obiettivi che si possono raggiungere attraverso l’impegno di tutti. Inutile ricordare che siamo donne solo per festeggiare ed elargire mimose (povere mimose spennacchiate vendute ai bordi di strada!!!). Io non festeggio l’otto marzo in quanto giornata della donna, ma l’ho sempre festeggiato per il compleanno di mio padre, l’uomo più importante della mia vita, il mio primo maestro di vita.

Il tuo cantante preferito?
Adoro Pino Daniele. Sono cresciuta con il ritmo della sua musica che mi scorreva tra le vene. Le sue canzoni mi fanno sentire orgogliosa di essere meridionale.

Un consiglio ai tuoi concittadini
Non arrendetevi. Non lasciate che tutto sia. Non rassegnatevi a un sistema che non volete. So che dentro di voi in ogni cuore batte il “giusto” ritmo. Abbiate la forza di crederci e fatelo per i nostri figli. E vi raccomando la prossima volta votatemi …… Ovviamente sto scherzando.

Intervista di: Davide C.M.Ortisi ©

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