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Esperimenti per fumo, alcol e droghe. Lettera aperta della LAV al Ministro della Salute Lorenzin

“Sia rispettato il termine di legge per la fine dei test su animali”. Il Ministro si faccia garante per #lascienzagiusta, i diritti degli animali e la salute delle persone: lo chiede la LAV che il 12-13 marzo torna nelle piazze con la sua petizione, per tutti ora anche online su www.lav.it
 

Con milioni di persone tra fumatori, consumatori di alcolici e di droghe, sono in tanti, in Italia, interessati a una ricerca davvero utile e scientificamente affidabile nel campo delle dipendenze: un tema, dunque, che riguarda moltissimi cittadini e non solo gli animali purtroppo ancora usati nei laboratori per sperimentazioni in questo ambito.

Proprio per chiedere di mettere fine a questi inutili e crudeli test sugli animali, la LAV ha rivolto una “Lettera aperta” al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, chiedendo che venga rispettato il termine di legge del 1 gennaio del 2017 per l’entrata in vigore del divieto di testare sugli animali sostanze d’abuso come alcol, droghe e tabacco: un fondamentale traguardo in termini di innovazione e di civiltà, che rischia di slittare per gli interessi economici e di settore, sostenuti anche da una recente campagna di disinformazione condotta dalla potente lobby vivisettoria, su numerosi organi di stampa.

Per sostenere #lascienzagiusta e chiedere il rispetto di quanto previsto dalla legge italiana ed europea, prosegue la campagna LAV “Aiutali a uscirne”, nelle piazze italiane anche il prossimo fine settimana, sabato 12 e domenica 13 marzo, con la petizione rivolta al Ministro Lorenzin. Per quanti non potessero recarsi a firmare presso i tavoli della LAV, la petizione sarà disponibile anche online su: www.lav.it/petizioni/aiutali-a-uscirne

lavLa petizione chiede l’applicazione di quanto previsto dal Decreto legislativo n°26/2014 che dà attuazione alla Direttiva europea n°26/2014, stabilendo che dal 1 gennaio 2017 venga totalmente proibito l’uso di animali per effettuare i test sulle sostanze d’abuso e anche per gli xenotrapianti, trapianti di organi tra specie diverse, eseguiti anche senza anestesia.

Alcune differenze sul tipo di esperimento e gli animali impiegati, dipendono dalla legislazione vigente nel Paese in cui il test viene condotto, ad esempio, all’estero gli studi sulle droghe possono essere condotti anche sulle scimmie (macachi, uistitì e babbuini).

Ad accomunare i vari tipi di sperimentazione, l’elemento ineliminabile della sofferenza, inflitta agli animali con metodi che spesso superano la comune immaginazione, ma che può essere parzialmente intuita dalla descrizione di alcune procedure, negli esempi che seguono. Tra questi spiccano per invasività i test effettuati all’Università di Cagliari dal dott. Gaetano Di Chiara, autore di recenti attacchi contro la battaglia per #lascienzagiusta condotta dalla LAV, con la campagna “Aiutali a Uscirne”.

Università di Cagliari (2006)

“Gli animali da laboratorio (ratti) vengono sottoposti a chirurgia d’impianto di un catetere cronico, per la somministrazione dei farmaci, nella vena giugulare destra e dei microelettrodi in fibra di carbonio nelle aree cerebrali di interesse. Durante la prima fase, detta di acquisizione, l’animale verrà addestrato ad imparare tutte le operazioni necessarie per ottenere la droga. Verranno utilizzate delle specifiche gabbie computerizzate munite di leve che, se azionate dal ratto secondo uno specifico programma di lavoro, consentono l’iniezione della sostanza tramite una pompa collegata al catetere dell’animale all’interno della gabbia. In seguito ad ogni iniezione verrà associato uno stimolo non contingente (per esempio una luce o un suono) che sarà condizionato al farmaco”.

Università dell’Insubria (2009)

Per studiare l’effetto antidolorifico di alcune sostanze, queste vengono iniettate direttamente nel cervello degli animali, per mezzo di un intervento chirurgico che consiste nell’impiantare delle sonde nel cranio, attraverso le quali sono somministrati i farmaci. Per verificare l’effetto delle sostanze sul comportamento dei ratti e dei topi si eseguono dei classici test, che consistono nel sottoporli a stimoli dolorifici (tail flick e hot plate).

Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano (2015)

Per studiare gli effetti tossici dell’esposizione all’alcol nei neonati, alcuni cuccioli di ratto sono stati separati dalla madre e messi in una gabbia per tre ore al giorno, costretti a inalare densi vapori di alcol. Al termine dell’esperimento, durato complessivamente tre mesi, ad alcuni animali sono state iniettate direttamente nel cervello, sotto anestesia, alcune sostanze chimiche per poi sopprimerli dopo quattro giorni. Un altro gruppo, invece, è stato direttamente ucciso e sezionato.

Istituto di Scienze Neurologiche di Catanzaro (2006)

A dei ratti di tre mesi sono stati impiantati dei dispositivi elettrici nel cervello e, successivamente, gli animali sono stati posti, uno alla volta, in una piccola scatola. Ad alcuni di loro è stata iniettata MDMA nell’addome, dopodiché sono stati sottoposti a forti rumori, dell’ordine di grandezza di 95 decibel, per oltre 3 ore. L’esperimento è stato condotto al fine di indagare gli effetti dell’MDMA, unita alla musica ad alto volume, sull’attività cerebrale.

“Non è certamente una novità che l’Italia debba investire nei metodi di ricerca alternativi all’uso di animali” dichiara la LAV, che al Ministro Lorenzin chiede “di dare attuazione a quanto stabilito dalla direttiva UE n. 63 del 2010 che invita tutti gli Stati Membri a prendere misure per incoraggiare la ricerca nel settore delle alternative ai test sugli animali, contribuendo allo sviluppo e alla convalida di tali approcci”.

“Negare le grandi opportunità offerte dai test senza uso di animali, equivale a fare oscurantismo”: questa la replica della LAV a coloro che continuano a difendere la vivisezione, anacronistica, antiscientifica e immorale.

Molti degli studi sopra descritti, infatti, si basano su meccanismi di forte condizionamento psicologico, necessario a creare animali ansiosi e stressati che, si suppone, avranno una “predisposizione” alle sostanze d’abuso.

LAVMa se è vero che i fattori ambientali influenzano fortemente la predisposizione alle dipendenze e all’abuso di sostanze come tabacco, alcol e droghe, è altrettanto lampante che non si può riprodurre in un modello animale la complessità dei condizionamenti ambientali – inclusi quelli di tipo sociale, culturale, psicologico, etc. – che contribuiscono a determinare il rapporto di dipendenza da sostanze di abuso nell’uomo, ed è ancor più insensato attribuire a sperimentazioni sugli animali la minima valenza predittiva.

Lo conferma anche il dott. Stefano Cagno, medico psichiatra, tra i numerosi esperti e ricercatori che hanno fornito le proprie testimonianze sull’urgenza di una ricerca veramente innovativa ed efficace per l’uomo, che non ricorra allo sfruttamento di alcun animale.

“Come negli altri campi in cui si sperimenta sugli animali, anche in questo caso la predittività, ossia la capacità di prevedere quello che accade nella nostra specie in base a quando accade in altre specie, è molto bassa, si può dire casuale. Talvolta è capitato persino che ciò che accedeva in tutte le altre specie non valeva per la nostra. Le differenze genetiche tra una specie e un’altra provocano reazioni anche opposte” – dichiara il Dott. Cagno e prosegue –

“La propensione verso sostanze stupefacenti o verso la dipendenza da sostanze lecite come l’alcool, nasce nella nostra specie da dinamiche psicologiche tipiche della nostra specie. Chi sperimenta sugli animali procede in un maniera ambigua e contraddittoria. Da un lato afferma che si sperimenta sugli animali perché questi sono meno sviluppati di noi (saremmo però d’accordo a sperimentare su bambini cerebrolesi solo perché meno intelligenti di noi?), da un altro tuttavia compie ricerche che presumono che gli animali abbiano uno sviluppo cognitivo, affettivo ed emotivo pari al nostro”.

Contro i test sugli animali, da anni è impegnata anche la dott.ssa Susanna Penco, biologa, ricercatrice e docente universitaria, la quale sottolinea l’inaffidabilità del modello animale, specie in campi come la farmacologia e la tossicologia:

“oltre il 50% dei farmaci vengono ritirati dal commercio perché hanno presentato reazioni avverse che non si erano presentate negli animali da laboratorio”. Gli esempi abbondano, dal talidomide al recente caso di Rennes, in Francia, che ha causato un morto e provocato gravi danni cerebrali a cinque persone: “non mancano conferme che ciò che è innocuo negli animali può assolutamente non esserlo per gli umani, e viceversa”, dichiara la dott.ssa Penco.

Un discorso che vale persino per gli alimenti: “cioccolato e cipolle sono potenzialmente mortali per il cane mentre per i Lemuri del Madagascar (proscimmie, animali relativamente assai “vicini” ai primati umani cioè all’uomo) il cianuro è un ottimo snack”.

Nel suo appello la LAV invita il Ministro Lorenzin a prendere atto delle più recenti evidenze scientifiche, rispettando l’impegno previsto di bandire per sempre i test delle sostanze d’abuso, condotti sugli animali.

Al Ministro della Salute, inoltre, l’Associazione chiede di “concentrare sforzi e risorse economiche sui milioni di persone, in gran parte giovani o giovanissimi, e le loro famiglie, che ogni giorno lottano contro le dipendenze da sostanze d’abuso e i danni, spesso permanenti, che queste provocano”.

In Italia i fumatori sono circa 11 milioni (il 22% della popolazione) a cui si aggiungono 6 milioni di ex fumatori, che spesso continuano a pagare i danni della passata dipendenza. I consumatori di alcolici sono invece il 63,9% della popolazione, con una spiccata tendenza in aumento del consumo di alcol fuori pasto, soprattutto diffuso tra i giovani (18-24 anni) e i giovani adulti (25-44), che si associa in modo preoccupante al diffondersi del binge drinking:

l’assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti in un breve arco di tempo. Nel 2013 i binge drinkers rappresentavano complessivamente il 6,3% della popolazione di 11 anni e più. Infine, benché difficili da raccogliere, i dati sulle droghe stimano in oltre 2 milioni le persone che fanno uso di stupefacenti in Italia.

“Si tratta di dati ufficiali, pubblicati sul sito internet dello stesso Ministero della Salute, che delineano un fenomeno di vastissime dimensioni – continua la LAV – ci chiediamo perché le istituzioni e il mondo della ricerca in Italia tardino così tanto a riconoscere una fondamentale evidenza: il modello animale fallisce nello spiegare i meccanismi umani di dipendenza da sostanze come alcol, droghe e tabacco, non fornisce cure né soluzioni miracolose, non protegge i cittadini dagli effetti devastanti di sostanze spesso sponsorizzate dal marketing di potenti multinazionali e, in ultima istanza, distrae ingenti risorse pubbliche da migliori utilizzi, come gli interventi di prevenzione e la ricerca basata sul modello umano”.

Per chiedere il sostegno di tutti i cittadini in questa fondamentale battaglia per #lascienzagiusta, il rispetto dei diritti degli animali e la salute delle persone, la LAV sarà in tante piazze italiane sabato 12 e domenica 13 marzo con la sua petizione, che si potrà firmare anche online.

La vivisezione è un vizio umano. Facciamola smettere!

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