
Pièce teatrale spumeggiante e leggera con gag e momenti di sincera ilarità grazie a testo, trama e personaggi che ben interpretano i ruoli. E’ bello uscire da teatro contenti e col sorriso, come dire “leggeri” !
Parte con un po’ di lentezza la storia a equivoci del “morto che resuscita” e “muore una seconda volta”, idea non del tutto nuova ma sempre fonte di commedia esilarante.
La seconda parte più frizzante, veloce, incisiva.

Gianfranco Jannuzzo tiene in piedi lo spettacolo, grande attore di spessore, recita con naturalezza e dà dimostrazione di esser convincente in ruoli ludici come drammatici. Nel contesto è terribilmente in gamba nella parte di “faccendiere” un po’ sprovveduto che cade in disgrazia, ma con uno stratagemma riesce a ricevere il salvagente di 2 milioni di euro dal finto finanziere che cerca di sedurre la moglie dello pseudo morto. Debora Caprioglio, per la precisione. Convincente nella parte di oca dalla furbizia contadina che grazie a curve e finta ingenuità di povera vedova cattura gli applausi del pubblico. L’attrice ben si cala nel ruolo e dimostra una crescita professionale degna di nota dai tempi dei primi film diretta da Tinto Brass.
Certo Iannuzzo, che per la prima volta vedevo su un palcoscenico, ha un talento che va ben oltre lo studio, e ci è piaciuto anche di più di un ricordo importante, quando avemmo l’opportunità di assistere a una performance in solo di Vittorio Gassman in Shakespeare. Gli altri protagonisti, tutti bravi senza entusiasmi, anche se complessivamente la troupe era coordinata e coesa.
Le risate comunque non sono mancate e nell’insieme uno spettacolo gradevole, ben calibrato e scintillante. Qualche riserva per la scenografia un po’ eccessivamente poco gioiosa e fané.
I testi, brillanti, come le pause, questo merito del regista Patrick Rossi Gastaldi.
Articolo di Maripier Maranzana Ferrara Ufficio Stampa
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