Aperto procedimento disciplinare a loro carico da Ordine dei Medici Veterinari. Le sanzioni previste vanno dal richiamo alla sospensione, fino alla radiazione
L’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Brescia ha risposto alla LAV, comunicando di aver aperto il procedimento disciplinare previsto dal Decreto del Presidente della Repubblica n.221 del 1950 che potrà portare due Medici Veterinari, condannati per reati compiuti presso il macello Italcarni di Ghedi e presso un allevamento di cani a Isorella, al sanzionamento che va dal richiamo alla sospensione, fino alla radiazione per i casi più gravi.
Il procedimento disciplinare dovrà appurare se i due Veterinari, sulla base delle sentenze del Tribunale, sono “colpevoli di abusi nell’esercizio della professione” e se “con la loro condotta hanno compromesso gravemente la loro reputazione e la dignità della classe sanitaria”.
Infatti il 13 febbraio scorso il Tribunale di Brescia ha condannato uno dei due medici veterinari alla pena di anni uno e mesi sei di reclusione e l’altro medico veterinario alla pena di anni due di reclusione, per i reati di cui:
-(entrambi i veterinari) agli articoli 110 (Pena per coloro che concorrono nel reato) e 479 (Falsità commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici) del Codice penale, perché in concorso tra loro con dipendenti della “Italcarni” di Ghedi (Brescia) “sottoscrivevano il registro di macellazione, davano atto di controlli ante-mortem e post-mortem sui bovini da macellare e macellati, in realtà mai avvenuti”;
-(un medico veterinario) all’articolo 336 (Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale) del Codice penale perché “al fine di farla desistere dall’effettuare controlli nell’adempimento del suo dovere presso il macello Italcarni e dall’elevare sanzioni amministrative nei confronti della Italcarni Srl e del suo legale rappresentante, prospettandole che avrebbe passato guai seri, minacciava il medico veterinario in servizio presso la Asl di Brescia – Distretto Veterinario di Leno (BS), quindi pubblico ufficiale”;
-(un medico veterinario) agli articoli 110 (Pena per coloro che concorrono nel reato), 112 nn.1,2 e 3 (Circostanze aggravanti), 81 cpv. (Concorso formale reato continuato), 40 comma 2 (Reato omissivo improprio) e 544-ter (Maltrattamento di animali) del Codice penale perché “anche in violazione del Regolamento CE 1099/2009, del Decreto Legislativo 25 luglio 2007 n.151 e del Decreto Legislativo 6 novembre 2013 n.131, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in concorso con proprietario e dipendenti della Italcarni, pur avendo l’obbligo giuridico di impedire l’evento, consentiva al Veterinario e ai suoi dipendenti di porre in essere le condotte di seguito indicate.
In decine di casi, anche alla presenza dei predetti veterinari della ASL di Brescia per crudeltà e comunque senza necessità, utilizzando un muletto privo di qualsivoglia protezione sulla zona di carico ed una catena agganciata ai bovini che non erano in grado di deambulare autonomamente e trascinandoli dai camion di trasporto di peso giù sul terreno dell’impianto di macellazione ruvido, sporco di feci e sangue proveniente dagli animali precedenti, cagionavano fratture, ematomi e ferite lacero contuse agli animali giunti presso il macello Italcarni non in grado di deambulare autonomamente, nonché nel tentativo di farli alzare da terra, li sottoponevano a sevizie pungolandoli con un forcone e prendendoli a calci, nonché utilizzando un bastone elettrico ben oltre il consentito dalla Legge, sottoponendoli a comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche”.
La LAV ha trasmesso per uno dei due medici veterinari anche la recente sentenza con la quale il Tribunale di Brescia, in data 25 ottobre 2016, lo ha condannato per il delitto di cui all’articolo 361 Codice penale (Omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale), “perché in qualità di medico-veterinario in servizio presso la ASL di Brescia, quindi pubblico ufficiale, pur riscontrando: interventi di conchectomia o caudotomia sulla totalità dei cani presenti in un allevamento, peraltro abusivo;
l’assenza sui passaporti degli animali delle certificazioni delle vaccinazioni; la presenza del doppio microchip, il secondo di origine romena, su alcuni cani, ometteva di farne denuncia all’Autorità Giudiziaria e alla ASL di Brescia”.
6 aprile 2017




