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Territori intrecciati Al di là del mare, opere di Michael Tsegaye e Engdaget Legesse

Vernissage martedì 19 giugno 2018, ore 18.30 – Galleria Mizar – Roma
 

La Galleria Mizar apre le porte a Michael Tsegaye e Engdaget Legesse, con l’esposizione Territori intrecciati, dal 19 giugno al 14 luglio, in collaborazione con Monica Cembrola for Art Foundation e il patrocinio di AssoImmobiliare.

Michael Tsegaye

Per la prima volta insieme a Roma, i due artisti etiopi raccontano, attraverso fotografie e dipinti, le impressioni di un continente in continuo e rapido cambiamento.

Due diversi punti di vista unificati dalla curatela di Monica Cembrola, grande appassionata di arte ed estetica, che dal 2015 si impegna, con la sua fondazione, a promuovere l’arte in tutte le sue forme, finanziando borse di studio per artisti in partenariato con l’Ecole Nationale des Beaux Arts di Parigi e con la collaborazione della Fine Art School di Addis Abeba.

L’arte come forza trasformativa, capace di promuovere profondo rinnovamento, non solo metaforico ma sociale, concreto, esistenziale. I due autori della mostra “Territori Intrecciati” ci regalano una costellazione di voci e immagini a testimonianza del potere rigenerativo dell’empatia.

Un vero e proprio story telling, secondo una linea di sguardo orizzontale quasi cinematografico. Attraverso un’alternanza tra foto e dipinti si dipana il racconto delle dinamiche della vita dei rifugiati e degli immigranti, quale l’esilio, il dislocamento, la discriminazione, il sogno, le tradizioni che si intrecciano.

Endgaget Legesse Amede

Lo spettatore nel momento mimetico dell’apprendimento di queste opere, può sviluppare una prospettiva critica che include “empatia” come conoscenza sensuale : l’insopportabile è visto come se da un “terzo occhio”. La conoscenza è raggiunta costringendoci ad abbandonare la razionalità strumentale e tendendo verso una comprensione più sensuale che amalgama sentimenti e riflessione conoscitiva.

I due artisti vantano una lunga serie di partecipazioni a rassegne e mostre internazionali.

Michael Tsegaye vince nel 2011 il primo premio al concorso European Union-African Union photography competition, espone anche nelle principali capitali artistiche internazionali, come New York, Parigi, Berlino e Madrid, e dal 22 giugno sarà uno dei protagonisti della mostra dedicata dal MAXXI all’arte africana contemporanea “Road to Justice”.
Endgaget Legesse rappresenta l’Etiopia alla 49esima Biennale di Venezia nel 2001, e dagli anni ‘90 le sue opere sono esposte in collettive e mostre monografiche nelle grandi città europee, africane ed americane.

In anteprima, ma in linea con il progetto sperimentale dell’importante museo romano, la Galleria Mizar riflette sulle scottanti questioni sociali della migrazione, della discriminazione e dei violenti cambiamenti urbanistici.

La Galleria Mizar, già Galleria Marino, ha alle spalle una lunga storia espositiva che va dalla fine degli anni ’60 ad oggi e che vanta la presenza di quasi tutti i grandi nomi dell’arte moderna e contemporanea italiana e, in parte, anche europea, quali ad esempio Giorgio Morandi, Alberto Burri, Lucio Fontana, Pablo Picasso, Joan Mirò, Jannis Kounellis e molti altri.

Mostrandosi attenta ai nuovi orientamenti del mercato artistico internazionale, è oggi lieta di arricchire la sua importante rosa di artisti con i nomi di Tsegaye e Legesse, esponenti della nuova arte africana.

Una parte del ricavato dalla vendita delle opere sarà devoluta ai progetti della Monica Cembrola for Art Foundation.

Michael TsegayeClasse ’75, etiope di nascita e di cultura, si laurea all’Accademia di Belle Arte di Addis Abeba nel 2002, corso di Pittura, ed esordisce come pittore. Ben presto dovrà abbandonare il cavalletto e deporre i pennelli a causa di una grave allergia a qualche componente dei colori ad olio. Fortunato incidente che gli farà scoprire la sua vera vena artistica e lo porterà ad esprimersi attraverso la fotografia.
“Come fotografo cerco di evitare ogni etichetta e di collocarmi accanto ai miei pari, fotografi e pittori. I miei scatti si nutrono dell’essenza della mia cultura, di tradizioni, musica e letteratura della mia gente. I miei obiettivi sono quelli di ogni artista: dare un senso alla mia vita, esprimermi attraverso l’arte e trovare un nuovo punto di vista nel panorama artistico del 21esimo secolo”.
Senza ombra di dubbio, Michael Tsegaye è riuscito nel suo intento, collocandosi all’interno di rassegne internazionali d’arte, esponendo nelle gallerie delle principali capitali d’arte come New York, Parigi, Berlino, Madrid, Miami, Bamako e facendo parlare di sé in dettagliati articoli sul Guardian e sul New York Times. Vince anche il primo premio dello “European Union – African Union photography competition” del 2011 come rappresentante dell’Africa orientale. Accanto all’abilità tecnica, Tsegaye aggiunge un plus valore alla sua produzione: vuole riflettere sulle proprie origini e sulla propria terra ponendo l’accento sulle cocenti tematiche e problematiche sociali e sulle possibili risoluzioni. Motivo per il quale è stato chiamato questa estate (dal 22 giugno) ad esporre al Maxxi, accanto ad altri artisti africani contemporanei, all’interno del grande progetto sperimentale “Road to Justice”.
Di famiglia ortodossa e di formazione cristiana (scuole dell’obbligo) e fortemente influenzato dalla letteratura e dalla poesia amarica, Tsegaye infonde nei suoi reportage un profondo senso di spiritualità che non si esaurisce solo in una riflessione sulla o sulle religioni, ma nel senso stesso dell’Etiopia e di come la percepisce e la vive.
Infatti ritrae paesaggi rurali ed urbani di Abbis Abeba in preda ad una febbrile edilizia senza precedenti. La capitale si è trasformata in un immenso cantiere a cielo aperto in cui spuntano grattacieli, grandi uffici e ristoranti fiancheggiati da grandi baraccopoli o capanne improvvisate da gente che pochi giorni prima aveva una casa, buttata giù dalle ruspe. Dove è finita quella città di montagna dell’Altopiano abissino con palazzi d’imperiale memoria, con casette di stile italiano costruiti nella breve parentesi coloniale fascista, con palazzotti del regime sovietico socialista e enormi quartieri popolari, un grande ammasso di casupole di fango, paglia, rami ed alluminio?
Tsegaye fotografa non la povertà, ma l’impatto che hanno questi forti sconvolgimenti urbanistici sulla vita di ogni giorno, concentrandosi su “ciò che sta per svanire, per conoscerlo”: rintraccia i movimenti e le migrazioni di intere comunità di Addis Abeba, osserva quegli smantellamenti dei grandi quartieri popolari e li registra come una sorta di patrimonio o memoria collettiva, che altrimenti andrebbe persa. “Fotografare per me è come prendere per mano qualcuno, accompagnarlo nella mia terra e mostrare quello che ho sperimentato sulla mia pelle: musica, libri, riflessioni, paesaggi, esperienze, in una parola, la vita”.

Endgaget Legesse AmedeClasse ’71, terminati gli studi in “Monumental Painting” all’Accademia di Belle Arti di Addis Abeba nel 1993, Edgarget Legesse inizia a farsi conoscere con mostre personali e collettive nella capitale etiope. Nel 1997 attira l’attenzione del gallerista tedesco Manfred Metz, che lo vuole con sé a Berlino e gli apre la strada ad una carriera internazionale fatta di residenze d’artista e inviti a mostre non solo in Germania, ma anche in Francia, Italia e negli Stati Uniti. Nel 2003 rientra nel programma di scambio dell’Accademia di Belle Arti di Berlino e capisce che il suo posto è nella capitale tedesca, mette su famiglia e trasferisce il suo studio d’artista in una caserma dei pompieri. Inizia a sperimentare diverse tecniche (olio, acrilico, tecniche miste, legno), una pratica artistica che dura da più di vent’anni. Spesso le sue opere sono polimateriche, coloratissime e sono istallazioni che rivelano la trama ed i giochi di materiali che chiamano l’osservatore a percepire ed interagire, sono molto lontani dall’essere superfici bidimensionali.
Nel 2001 Endgaget è chiamato per la 49 esima edizione della Biennale di Venezia a rappresentare l’Etiopia.
“L’arte mi aiuta ad interrogarmi e a riflettere, ma soprattutto a trovare la mia prospettiva di vita, a metà tra sogno e realtà. L’Etiopia vera ed illusoria e il complesso cosmo che ruota attorno Berlino, i viaggi sono tutti parte della mia arte.
Collocandosi nel solco dell’Informale europeo, con una fortissima attenzione “africana” per il colore, Endgaget ci tiene a precisare: “Non inseguo le forme, non ritraggo, inseguo le emozioni e cerco di ricrearle sulla tela, trattando la materia, ricreando una atmosfera, in maniera inconscia”.

Territori intrecciati – Al di là del mare
Michael Tsegaye – Engdaget Legesse

Vernissage martedì 19 giugno 2018, ore 18.30

dal 19 giugno al 14 luglio 2018

da martedì a sabato, dalle 10.00 alle 19.00

Galleria Mizar, Roma
Via San Sebastianello 16B, (Piazza di Spagna)

Ingresso libero

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