La Cassazione mette fine alla volontà di macellare gli animali da parte della proprietà
Definitivamente salvi gli animali oggetto della lunghissima vicenda giudiziaria relativa alla Cascina di Lastra a Signa (Firenze), a seguito del rigetto da parte della Corte di Cassazione del ricorso dei proprietari della Cascina che rivendicavano la proprietà degli stessi e il proprio diritto ad ucciderli per fini produttivi. Il caso balzò agli onori della cronaca grazie a Striscia La Notizia che documentò casi di macellazione clandestina nella cascina.
“Siamo molto soddisfatti di questa pronuncia della Suprema Corte che permette alla LAV di mettere in salvo alcuni degli animali che erano stati oggetto del sequestro per maltrattamento e macellazione abusiva, e al centro di una lunghissima ed ancora non conclusa vicenda giudiziaria – dichiara Roberto Bennati Vicepresidente LAV – Ora questi animali (capre, pecore, un maiale ed alcuni polli e galline) potranno proseguire la loro vita serena in luoghi idonei alla loro etologia, accuditi da persone che intendono rispettarli e farli vivere senza alcuna forma di sfruttamento produttivo”.
“La Suprema Corte ha confermato la legittimità della scelta del Tribunale di Firenze, e del Giudice dell’esecuzione, di dare in adozione definitiva alla LAV gli animali oggetto del processo per maltrattamento, al di là dell’esito processuale dell’assoluzione, confermando come quando si parla di sequestro giudiziario di animali vittime di reato, non può non considerarsi la loro natura di esseri senzienti, dunque è necessario adottare istituti in linea con le loro esigenze etologiche – prosegue l’avvocato Carla Campanaro, responsabile dell’Ufficio legale LAV – La LAV ha accudito con amore gli animali affidatigli dal Tribunale di Firenze, fino a quando un’ingiustificata revoca dell’affido da parte del Tribunale, su istanza della difesa, ha portato alla ingiusta sottrazione di alcune mucche, avviate poi alla macellazione, dopo gli anni in cui la LAV le aveva avute in custodia, mentre gli altri animali sono riusciti a evitare lo stesso tragico destino”.
“Speriamo che questa sentenza ponga la parola fine sulla sorte degli animali oggetto di custodia giudiziaria per reati di maltrattamento, durante il processo, che non possono essere restituiti, ed ancora di più macellati, fino all’esaurimento dei gradi di giudizio del procedimento giudiziario di cui sono oggetto”, conclude l’avvocato Campanaro.
LAV ringrazia l’avvocato Raffaella Sili del Foro di Roma per l’assistenza fornita.
13 settembre 2019




