Terzo singolo, in ordine di uscita per la percussionista mistica Daya Nara che fonde sapientemente la fusion con le percussioni africane e l’elettronica
In Satori possiamo assaporare, anche se con le orecchie ma, si tratta sempre di gustare, un brano ricco di sonorità con riferimenti a quell’elettronica che sul finire della decade ’70 e fino alla fine anni ’90 siamo stati abituati ad ascoltare grazie ad artisti del calibro di Giorgio Moroder.
Um mix caldo e frizzante allo stesso tempo. Il caldo dei legni e delle percussioni (il Cajon è uno di quelli) e la punta frizzante dell’elettonica raffinata che Daya Nara ha saputo miscelare traendone un cocktail da assaporare tutto d’un fiato, compongono un brano che ascolteremo per molto tempo nelle radio e nei club più “glamour” di tutto il mondo.
Daya Nara (Daya Musicco all’anagrafe) nasce con la passione per la musica. Fin da piccola la sente muoversi nella pancia, il secondo Chakra nella filosofia induista. Una sola parola d’ordine per lei: ritmo. Dopo gli studi musicali al Santa Marta di Milano produce jingles per Coca-Cola e Fanta e approda alla prima radio privata d’Italia, Radio Milano Libera, con una trasmissione dedicata alla musica Black, Funky, Jazz e Free Jazz. Sono gli anni ’70. Artista complessa, indaga l’arte da ogni suo punto di vista e intraprende un lungo percorso spirituale: da Milano all’India, Nuova Zelanda e USA, avvicinandosi alla cultura degli sciamani con i quali scopre l’energia maschile e femminile, gli aspetti tribali e i rituali legati alla purificazione dell’anima e alla trance dance, fino al raggiungimento dell’estasi. I ritmi dei tamburi africani sono ciò che strega l’artista e influenza il primo EP, uscito a fine ottobre 2018.
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