Museo Vincenzo Vela, Ligornetto, 7 aprile – 11 agosto 2019
Natura, arte e scienza si intrecciano al Museo Vincenzo Vela in un insolito e suggestivo allestimento, che invita alla riflessione e alla contemplazione
All’inedita serie di diapositive su vetro colorate a mano di soggetto botanico del fotografo-pittore Josef Hanel (1865-1940) sono affiancati recenti lavori dell’artista Gabriela Maria Müller (*1963), composti con pollini, semi, foglie, terre e cera
Dal 7 aprile all’11 agosto 2019 le sale del Museo Vincenzo Vela accoglieranno un raffinato quanto inconsueto allestimento in cui fotografia, pittura, scienza e arte contemporanea si intrecciano con esiti sorprendenti, aprendosi al tema del mondo vegetale e della botanica. Come già avvenuto negli ultimi decenni in ripetute occasioni, il museo offre uno spunto di riflessione tematico, che prende avvio da un elemento caratterizzante – in questo caso lo splendido giardino che circonda l’edificio –, per promuovere un progetto interdisciplinare, dedicato alla rappresentazione della natura e della flora.
L’inedita serie di diapositive su vetro dipinte a mano dal fotografo-pittore Josef Hanel (1865- 1940) – raffiguranti soggetti botanici e realizzate nei primi decenni del XX secolo con intento scientifico-didattico – è posta in dialogo con una selezione di opere e installazioni recenti dell’artista Gabriela Maria Müller, molte delle quali realizzate ad hoc. Per l’occasione il Museo Vincenzo Vela ha collaborato con il Museo botanico dell’Università di Zurigo, proprietario della preziosa collezione di diapositive. La mostra è curata da Gianna A. Mina in collaborazione con la biologa e archeobotanica Christiane Jacquat, già curatrice del museo zurighese.

Pittore-decoratore di formazione e fotografo autodidatta, Josef Hanel nasce a Hennersdorf, nella regione allora austriaca dei Sudeti, ed è in seguito attivo tra Austria, Germania e Cecoslovacchia. Il fotografo-pittore ha dapprima riprodotto in bianco e nero nel loro habitat funghi, felci, licheni, muschi e piante da fiore per poi dipingerli a mano con estrema maestria, mediante pennelli finissimi. Le sue fotografie colpiscono per l’accurata inquadratura, le sottili sfumature, i giochi di luce e l’uso sapiente del colore, qualità che conferiscono alle immagini una valenza artistica che va al di là della loro indubbia importanza scientifica. La veridicità della loro ambientazione e la cura profusa nella resa minuziosa dei soggetti ne accresce il valore scientifico e al tempo stesso evidenzia e legittima le capacità e le ambizioni artistiche di Hanel.
Nelle sale del museo si snoda un percorso tematico che consente al visitatore di apprezzare il lavoro di Josef Hanel sotto vari punti di vista. In alcuni casi le minute lastre sono allestite su tavole retroilluminate oppure riprodotte su monitor; altrove, tramite ingrandimenti fotografici si allude a un’ulteriore destinazione delle diapositive, usate mediante proiezioni per l’insegnamento della botanica o per conferenze pubbliche. Allo stesso tempo gli ingrandimenti rendono evidente la qualità artistica di questi “quasi-dipinti”. Il discrimine tra arte e botanica, a cui allude il titolo della mostra In-flore-scientia, si fa pertanto sottile.
L’interesse per la natura e l’esperienza in qualità di pittore decoratore, abbinate all’uso del mezzo fotografico, fanno di Josef Hanel un pioniere in questo campo, meritevole di essere conosciuto e apprezzato, non foss’altro che per l’estrema bellezza delle sue immagini.
All’interno dell’allestimento dedicato a Josef Hanel e in dialogo con elementi della collezione permanente, si innestano con grazia silente e con rigore concettuale gli interventi concepiti in situ dell’artista Gabriela Maria Müller. Nata nel 1963 in Appenzello e ticinese d’adozione, Gabriela Müller ha sviluppato negli anni un percorso creativo che l’ha portata, con coerenza e in maniera sempre più stringente, a concentrare la sua poetica attorno al soggetto “natura”, in un processo di progressiva interiorizzazione e di celebrazione del “mistero” insito nella ciclicità del mondo naturale, di cui è parte il genere umano.
Le opere e le installazioni realizzate dall’artista – composte con elementi di origine minerale (cenere, roccia, ruggine) e vegetale (terra di bosco, semi, foglie, soffioni, cera) – instaurano con le fotografie di Hanel un rapporto profondo e ricco di stimoli, che interroga lo spettatore sulla resilienza del mondo vegetale, apparentemente fragile e caduco, e lo motiva, attraverso l’attenzione per il “piccolo”, l’umile, a considerarlo parte imprescindibile di un tutto. Ne deriva un sottile intreccio di corrispondenze che evidenzia sorprendenti affinità tra i due artisti, accomunati, oltre che dalla tematica e dal rapporto simbiotico con la natura, dal trattamento acribico, quasi virtuosistico ed impenetrabile, dei medium e delle tecniche adottate.

La mostra è accompagnata da due pubblicazioni distinte:
Christiane Jacquat, Die Pflanzenbilder des «I.H.». Eine rätselhafte Sammlung handkolorierter Glasdiapositive, Aarau, AT Verlag, 2019 (228 pagine, 230 fotografie a colori, rilegato, in lingua tedesca). Con contributi di Ruedi Habegger, Peter Herzog e Peter Michels, specialisti di storia della fotografia.
Gianna A. Mina (a cura di), In nuce, Gabriela Maria Müller, opere recenti, Berna, Ufficio federale della cultura; Ligornetto, Museo Vincenzo Vela, 2019 (in lingua italiana e tedesca, in preparazione). Testi di Gianna A. Mina, Maria Will e Paola Colotti.
Entrambe le pubblicazioni verranno presentate al pubblico al Museo Vincenzo Vela il 19 maggio 2019, alle ore 14.30, in occasione della Giornata Internazionale dei Musei.
Docu-fiction
Per l’occasione l’Università di Zurigo ha prodotto una breve docu-fiction dal titolo Josef Hanel (1865-1940) fotografo e pittore. Realizzazione di una diapositiva in vetro colorata a mano. Autori: Stephan Läuppi, Christiane Jacquat; attore: Christian Spreng.
Attività collaterali
In concomitanza con l’allestimento verrà proposto un articolato programma di iniziative collaterali, raccolto sotto il titolo di Rel-azioni. Incontri di un altro tipo, di cui alcune presentate nel magnifico giardino che circonda il museo. Si ringrazia per la collaborazione il Museo Botanico dell’Università di Zurigo e per il sostegno Grandi Giardini italiani e Gardens of Switzerland.
Josef Hanel nasce il 29 marzo 1865 a Hennersdorf, nella regione allora austriaca dei Sudeti, da Anton, ciabattino e poi muratore, e da Johanna Wurst. Sulla sua formazione nulla è dato di sapere: è possibile che abbia frequentato una delle scuole viennesi di pittura decorativa e che sia stato introdotto alla fotografia dal fratello Eduard, attivo nel campo. Nel 1915 Hanel si stabilisce a Monaco con la moglie. Qui lavora come pittore e fotografo specializzato nella «fabbricazione di lastre di vetro colorate a scopi didattici». Collabora con Hans Schnegg (1875- 1950), esperto di lieviti presso la Scuola di scienze agrarie e birrarie di Weihenstephan: le diapositive di funghi realizzate da Hanel con una perfetta padronanza tecnica, alla quale si coniuga una coloritura a pennello di estrema precisione, vengono utilizzate dal professore per le sue conferenze, oltre che per l’illustrazione di cartoline e di varie altre pubblicazioni. Tra queste figurano manuali e opuscoli dedicati ai funghi, un alimento che in quel periodo di drastici razionamenti costituiva una preziosa fonte di sussistenza. Tra i suoi clienti conta varie associazioni micologiche, che apprezzano l’eccellente qualità delle sue lastre di vetro. In quegli anni amplia la propria offerta alle foreste bavaresi, alle torbiere della regione di Bad Aibling, come pure a licheni, muschi ed epatiche, che fotografa nel loro ambiente naturale o in studio. Nel 1921 Ludwig Klein (1857-1928), professore di botanica alla Technische Hochschule di Karlsruhe, si rivolge a Josef Hanel per completare le illustrazioni del suo Gift- und Speisepilze. Lo stesso anno, in occasione del primo Congresso micologico tenutosi a Norimberga, il fotografo viene insignito del primo premio per le sue diapositive di funghi. Nel 1923 i coniugi Hanel tornano nel paese natale di Josef, che ha cambiato nome in Jindřichov: in seguito alla caduta dell’impero austro-ungarico, il villaggio fa ora parte della Cecoslovacchia. Maria assiste probabilmente da tempo il marito nella sua attività. La produzione di Hanel, sempre più apprezzata dalle riviste specializzate, arriva a comprendere più di 1200 soggetti tra funghi, licheni, muschi, felci, piante a fiore, malattie crittogamiche e indotte da insetti. Anche i paesaggi si arricchiscono di un’ulteriore categoria: quella dedicata ai boschi e alle lande. Nel 1930 gli Hanel si trasferiscono nei pressi di Hennersdorf, a Wiesegräflich (l’odierna Łąka Prudnicka, Polonia), in Alta Slesia, dove acquistano un terreno e una casa. Nel 1937 sue immagini inedite appaiono nel libro di apicultura di Rudolf Gasch Die besten Bienennährpflanzen. Josef Hanel muore di tubercolosi a Neustadt (oggi Prudnik, PL) il 12 novembre 1940, all’età di 75 anni. Viene sepolto nel suo villaggio natale.
Gabriela Maria Müller Artista di origine appenzellese, ticinese d’adozione, Gabriela Maria Müller nasce a Teufen nel 1963 in una famiglia contadina. Conclusa la scuola di commercio, lavora in una libreria specializzata in botanica e scienze naturali; contemporaneamente frequenta i corsi della scuola di arti applicate di San Gallo. Nello stesso periodo instaura con un gruppo di artisti della SPSAS (l’attuale Visarte) fruttuosi contatti che le danno modo di ampliare le sue competenze in campo artistico. La successiva formazione in ergoterapia (1983-89) le permette di approfondire ulteriormente la conoscenza delle differenti tecniche artistiche e dell’artigianato. Negli anni ’80 si dedica in particolare al disegno del nudo. Trasferitasi a Pura nel 1989, avvia un’attività artistica indipendente che nel corso degli anni ’90 la porta a realizzare la serie di tele intitolata Spazi interiori. A partire dal 2002 la sua produzione si arricchisce di elementi ricavati dalla natura: frammenti di origine minerale (cenere, roccia, ruggine) e vegetale (terra di bosco, semi, foglie, soffioni) che incorpora nelle proprie opere. Nel suo fare artistico si avvale inoltre di tutta una serie di tecniche, anche di antica tradizione, quali la scultura in legno, la doratura a foglia d’oro, la fusione in cera, il frottage e la tempera all’uovo, o legate a una moderna fruizione (installazioni in situ, performance, video). Nel 1994 dà avvio alla sua attività espositiva, che si articola in varie mostre personali e collettive in Svizzera e all’estero. Tra le più recenti monografiche si ricordano quelle tenutesi a Parigi e a Venezia nel 2017, e l’esposizione allestita nel 2016 alla Fondazione d’Arte Erich Lindenberg di Porza. Sue opere fanno parte di collezioni pubbliche, tra cui quella del Cantone Ticino, oltre che di raccolte private. Nel 2012 è insignita del premio Soroptimist per l’opera Un nuovo mondo. Al centro della sua poetica, Gabriela Müller pone la Natura, che osserva con commossa meraviglia, indagando il mistero del suo perenne divenire. Dalla forza e capacità rigenerativa dei cicli naturali l’artista attinge l’ispirazione per i suoi lavori, fragili ma al tempo stesso stabili nel loro equilibrio. In una trasmutazione fra opposti, l’opera di Gabriela Müller fonde tradizione e contemporaneità, micro e macrocosmo, visibile e invisibile, dando vita a composizioni e a geometrie di rarefatta armonia, che invitano alla contemplazione e all’introspezione. Ne scaturiscono forme semplici e cristalline, frutto di un paziente e accurato lavoro dove la fisicità dell’atto creativo sottende una ricerca interiore, oltre che una dimensione concettuale.




