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LAV. Italiani accoglienti con gli animali ma per il fisco sono un lusso: 2° in Europa per pet in famiglia (Censis)

Ma il randagismo è sempre diffuso nel mezzogiorno: indagine LAV 2019 con dati di Regioni e Provincie autonome

Italiani secondi in Europa per numero di animali in famiglia: sono presenti nel 52% delle nostre case. Con 53,1 animali “familiari” ogni 100 abitanti, l’Italia si colloca al secondo posto in Europa. Lo rivela una recente indagine Censis.

Gli animali sono membri effettivi della famiglia (per il 76,8% degli intervistati), i migliori amici (60%) per alcuni veri e propri “figli non umani” (32,9%) secondo il Rapporto Italia di Eurispes (2019).

“Nonostante l’accresciuta propensione degli Italiani a convivere con cani e gatti, che rivela un rapporto sempre più empatico e solidale con questi animali in particolare, il randagismo resta un fenomeno molto diffuso nel nostro Paese soprattutto nel Mezzogiorno: lo conferma l’indagine LAV 2019 che, per il quarto anno consecutivo, raccoglie i dati di Regioni e Province Autonome – afferma Ilaria Innocenti, responsabile LAV Animali familiari e autrice dell’indagine – Benché dal 2017 la situazione relativa al randagismo sia lievemente migliorata, sono ancora molti gli interventi, soprattutto al Centro-Sud e nelle Isole, da mettere in atto per sconfiggere il fenomeno: controlli e prevenzione in primis assieme a politiche di adozione e gestione responsabile degli animali”.

Il randagismo è un grave problema per gli animali coinvolti che, traumatizzati dall’abbandono o nati da animali in libertà e che per vari motivi non sono in grado di provvedere a sé stessi, sono costretti a una vita di stenti, esposti a malattie e a continui pericoli, tra cui gli incidenti stradali che possono costituire un rischio anche per l’incolumità pubblica.

Ma il randagismo rappresenta anche un ingente problema economico, basti pensare che nel 2018 si sono spesi 345.086,00 € al giorno per il mantenimento dei cani detenuti nei canili, (stima estremamente conservativa) nonché un danno di immagine a livello turistico per le Regioni in cui il fenomeno è più diffuso.

Le adozioni nel 2018 fanno registrare per il terzo anno consecutivo una flessione, seppur minore rispetto agli anni precedenti, pari al -1% (nel 2016 erano calate dell’8,6% e nel 2017 dell’8,4%): “una tendenza probabilmente influenzata da un regime fiscale poco amico degli animali – sottolinea la LAV – tra IVA al 22% (come per alcuni beni di lusso) sulle prestazioni veterinarie e il cibo per animali non tenuti a scopo di lucro, l’elevato costo dei farmaci veterinari, e l’esigua detrazione fiscale sulle spese veterinarie, il sistema Italia non si dimostra ancora capace di assecondare con atti utili e concreti la propensione degli italiani a prendersi cura di cani e gatti, introducendo un regime fiscale che potrebbe risultare vantaggioso anche in termini di prevenzione del randagismo”.

Pochi giorni fa, sotto la pressione della campagna LAV #IPIUTASSATI, la Commissione Bilancio del Senato ha approvato in prima lettura un emendamento con cui viene aumentata la soglia delle spese veterinarie sostenute per gli animali familiari, detraibili ai fini fiscali.

Con l’emendamento in questione – presentato dai Senatori De Petris (LeU), Cirinnà (PD), Russo (M5S), Unterberger (SVP), Perilli (M5S) – viene infatti aumentata la spesa veterinaria detraibile, per chi tiene animali a scopo non di lucro, da un massimo di 387,34 euro a un massimo di 500 euro.

Ciò significa che, a fronte delle spese veterinarie sostenute per un totale di 500 euro o più – peraltro aggravate da un’aliquota IVA ingiusta, perché pari al 22%, come previsto per i beni di lusso – il cittadino potrà avere un rimborso fino a 73,59 euro (fino ad oggi il massimo rimborsabile era di soli 49,06 euro).

“Ci auguriamo che, nella stessa direzione, seguano gli altri passi che chiediamo da tempo per un fisco non più nemico degli animali: la cancellazione dell’aliquota IVA sulle prestazioni veterinarie per gli animali adottati e per le prestazioni veterinarie per l’identificazione e il controllo della riproduzione degli animali da compagnia; la riduzione dell’IVA sulle prestazioni veterinarie e il cibo per animali non tenuti a scopo di lucro (oggi al 22%, come per alcuni beni di lusso); l’abbattimento dei costi dei farmaci veterinari; il riconoscimento del farmaco generico e dell’uso del farmaco-equivalente anche in veterinaria. La prevenzione del randagismo passa anche attraverso una fiscalità non penalizzante per chi si prende cura di animali non a fini di reddito”, precisa la LAV.

Nuova indagine LAV sul randagismo (sintesi)

Dallo studio effettuato dalla LAV comparando i dati relativi agli anni 2018 con quelli del 2017, esclusi quelli della Calabria che non ha fornito indicazioni, emerge come il randagismo sia in apparentemente in flessione, ma con delle significative discrepanze tra Nord, Centro e Mezzogiorno, dove seppur diminuito del 6% rispetto al 2017, il numero dei cani detenuti in canile è ancora molto alto. Su 98.596 cani presenti nei canili rifugio, infatti, ben il 67,1% si trova in quelli del Sud e delle Isole.

Tale trend positivo è confermato anche a livello nazionale, dove si registra una diminuzione pari al 4,2% delle presenze nei canili rifugio.

Diminuiscono anche gli ingressi nei canili sanitari. Nel 2018 sono stati 85.177 e il 40% dei cani è stato restituito al detentore. Molto bassa però la media di restituzione nel Mezzogiorno, pari ad appena l’8%, percentuale che sale man mano che ci si sposta verso il Nord Italia, con un 38% al Centro fino ad arrivare a un 72% di media per le regioni del Nord. La bassa percentuale di restituzioni registrata nel Mezzogiorno è un segnale inequivocabile di come nel Sud e nelle Isole l’obbligo di identificazione dei cani sia ancora largamente disatteso e della conseguente necessità di campagne di microchippatura gratuite, iniziative che farebbero risparmiare molto i comuni: il costo di un microchip si aggira intorno ai 4 euro contro i circa 1.300 euro che si spendono per mantenere un cane in canile per un solo anno.

Ancora esigue sono state poco più di 35.000, ma in aumento del 13% le sterilizzazioni dei cani. Nel 2018 sono stati sterilizzati 4.073 cani in più rispetto al 2017. Le regioni in cui si è registrato il maggior aumento sono: Campania, Sicilia, Abruzzo e Piemonte. Il dato è positivo, ma occorre implementare ulteriormente le sterilizzazioni anche attraverso campagne di controllo delle nascite rivolte a cani di proprietà a rischio di riproduzione incontrollata che come ben sappiamo sono una delle fonti che più alimentano il randagismo canino.

I dati sui gattili e quelli sulle colonie feline sono spesso lacunosi. In base a quelli che ci sono stati forniti nel Centro-Nord sono presenti 85 gattili, questi sarebbero quasi inesistenti al Sud e nelle Isole, che ne registrano appena 7 e dove si rileva anche una scarsa attenzione per le colonie feline (8.039 colonie registrate contro le 54.939 del Centro-Nord) e per la sterilizzazione dei gatti (poco più di 16.000 l’anno contro i poco più di 51.000 del Centro-Nord).

Indagine LAV

LAV

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