Ezio Guaitamacchi & Jam Tv presentano “A song a day keeps the virus away”
Pensieri, parole e riflessioni per attenuare l’ansia e (ri)scoprire le canzoni che ci hanno cambiato la vita
Prosegue anche durante il weekend pasquale con il diciannovesimo, il ventesimo, il ventunesimo e il ventiduesimo
Oggi il ventitreesimo capitolo con i Blacvk Sabbath
La musica, oltre a emozionarci, farci sognare o semplicemente a svagarci e divertirci, ci fa meditare, riflettere, pensare. E, da questo punto di vista, può essere un prezioso sostegno psicologico per superare momenti di disorientamento e sconforto come quelli che stiamo vivendo oggi.
Oggi, alle ore 17, il ventitreesimo capitolo di “A song a day keeps the virus away” con Black Sabbath su jamtv.it in partnership con meiweb.it, mescalina.it, musicalmind.altervista.org, spettakolo.it, radiocittà.net, cpm.it e le pagine Facebook Cultura Virale e Musica senza aggettivi. Nei giorni scorsi il diciannovesimo con Joni Mitchel, il ventesimo con Indigo Girls, il ventunesimo con David Bowie e il ventiduesimo con Tom Petty.
L’inno “paranoico” dei Black Sabbath
Giugno del 1970: negli Island Studios di Notting Hill quattri ragazzi di Birmingham stanno completando il loro secondo album. Solo quattro mesi prima, avevano pubblicato il debutto su disco intitolato semplicemente come il nome che si erano scelti: Black Sabbath. Il loro rock pesantemente implacabile ha colpito nel segno tanto da spingere il produttore Rodger Bain a replicare. Ora sono lì per chiudere un nuovo capitolo. Hanno impiegato pochissimo, due o tre giorni al massimo registrando praticamente in diretta.
Ma servono altri pezzi. Per questo, non appena il chitarrista Tony Iommi s’inventa un riff accattivante, Geezer Butler, il bassista, butta già il testo che parla di un uomo paranoico. Titolo del brano: “Paranoid”. Come spiega il titolo, il pezzo tratta di depressione, spiegherà Butler, anche legato al consumo di sostanze all’epoca non conoscevo la differenza tra depressione e paranoia. Ozzy Osbourne registra la canzone leggendo il testo su un foglio di carta… di quello che diventerà il brano più famoso dei Black Sabbath.

Ezio Guaitamacchi presenta storie, curiosità e riflessioni legate alle canzoni che hanno fatto epoca, quelle che, pur scritte anni fa, sono ancora di un’attualità disarmante. Un modo diverso di (ri)scoprire brani bellissimi che ci riconciliano con la vita.
Carey – Joni Mitchell e il suo viaggio a Creta
Primavera del 1970 Joni Mitchell e la regina degli hippie, la signora del Laurel Canyon. Eppure non è felice: si sente prigioniera del music business e, soprattutto, la sua vita sentimentale complicata. Ha interrotto la grande storia d’amore con Graham Nash, si è invaghita di James Taylor, ma il suo cuore continua a non trovare pace. Così decide di fuggire da tutto e da tutti: parte, da sola, per un viaggio in Europa. Prima la Spagna, poi Parigi e quindi Creta.
Nell’isola greca trova rifugio nelle grotte di Matala, vero e proprio paradiso hippie, all’interno di suggestive cave nella roccia affacciate sul mare. Joni frequenta assiduamente il Mermaid Cafe, situato proprio di fronte alle grotte, e conosce personaggi bizzarri come uno chef dai capelli rossi (Cary Raditz) che lei chiama Carrota (carota) e che va in giro con un bastone. Lei e Cary vanno molto d’accordo e spesso fanno coppia fissa. In quello stesso periodo, Joni impara a suonare il dulcimer, strumento a corde tipico della tradizione folk anglo-americana.
Proprio sul dulcimer, Joni compone un brano che parla dei giorni di Matala, del Mermaid Cafe e, ovviamente, del suo amico Cary cui aggiunge una E, tra la R e la Y, per farlo diventare anche il titolo di quella canzone. Carey, il brano, farà parte di Blue, l’album più intenso, introspettivo, romantico e autobiografico di tutta la carriera di Joni Mitchell. Incensato dalla critica e amato dal pubblico, il disco diventa uno dei classici del songwriting al femminile.
Indigo girls e… Galileo Galilei
Galileo Galilei è considerato uno dei padri della scienza moderna. Nel 17esimo secolo, aveva sostenuto con forza la teoria copernicana che affermava che fosse la terra a ruotare attorno al sole e non il contrario. Ma, dato che la Chiesa Cattolica sosteneva che la Terra fosse al centro del’universo, Galileo fu condannato come eretico e costretto negli ultimi anni di vita agli arresti domiciliari. Nel tempo, la sua visione e le sue teorie hanno influenzato e colpito moltissimi artisti.
Tra questi, Emily Saliers, parte del duo indie folk nordamericano Indigo Girls, che proprio a Galileo ha dedicato una delle sue canzoni più belle e importanti. Il brano parla di reincarnazione, in parte attraverso la storia di Galileo tanto che, proprio nel ritornello, si invocano contemporaneamente esistenzialismo e il genio di Galilei quando le Indigo Girls cantano la farà mai la razza umana a raggiungere una vera illuminazione? Mi rivolgo all’anima di Galileo, re della visione notturna, re dell’introspezione. Ho pensato a Galileo come difensore della verità, ha confessato Emily Saliers delle Indigo spiegando la genesi della canzone, è stato un autentico modello etico, un esempio di coraggio e di veirtà. Il brano parla anche di reincarnazione come obiettivo spirituale.
Space Oddity – Il primo brano di successo di David Bowie
Primavera del 1968 In un cinema di Londra si proietta il nuovo film di Stanley Kubrick: 2001 Odissea nello Spazio. Tra gli spettatori, la rockstar londinese emergente David Bowie che rimane folgorato da quella pellicola di fantascienza anche perchè, in quei giorni tutto il mondo è affascinato dalla corsa nello spazio che di lì a un anno porterà l’uomo a mettere il piede sulla luna. Ispirato dalla visione del film di Kubrick, Bowie inventa le avventure spaziali di Major Tom, un astronauta di fantasia.
Registrata una prima volta nel febbraio del 1969 e poi nuovamente nel giugno dello stesso anno nei Trident Studios di Londra, Space Oddity presenta un cast di musicisti eccellenti, tra i quali la futura star della tastiera Rick Wakeman. Pubblicato l’11 luglio 1969, solo dieci giorni prima dell’allunaggio degli astronauti dell’Apollo 11, Space Oddity schizza ai vertici delle classifiche. È il primo brano di David Bowie ad avere successo…
Learning to fly – Non è difficile imparare a volare, la cosa più complicata è ritornare a terra…
Primavera del 1991: è una serata tranquilla per Tom Petty. Il songwriter originario della Florida è tranquillamente spaparanzato sul divano di casa, nella sua lussuosa residenza di Encino, California, che divide con la moglie Jane. Dopo un’intera giornata trascorsa in studio a mettere a punto le canzoni del nuovo album “The Great Wide Open”, Petty si distrae guardando la tv. Di colpo, la sua attenzione viene attratta da un servizio sull’aviazione militare: l’America sta combattendo la guerra nel Golfo e l’artista è molto sensibile a questa tematica.
In particolare, il rocker americano rimane colpito da un’affermazione di uno dei piloti intervistati che sostiene che non è affatto difficile imparare a volare: piuttosto, dice, è cosa più complicata è ritornare a terra. Tom prende un foglio di carta e si appunta queste parole. Il giorno dopo, chiama l’amico Jeff Lynne e insieme scrivono quello che sarà destinato a diventare uno dei brani più amati del songbook di Petty, “Learning To Fly”.
Nella foto in alto: Black Sabbath (1970)
Milano, 14 aprile 2020




