LAV: fermiamo il traffico di animali esotici! Sostenete la nostra petizione al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, firmando sul sito #NONCOMEPRIMA
Ricordate la storia delle tigri, spedite a fine ottobre scorso da Latina verso la Repubblica Russa del Daghestan? La vicenda aveva conquistato la cronaca internazionale perché le tigri, partite da Latina e trasportate da un’azienda italiana, erano rimaste bloccate alla dogana UE tra Polonia e Bielorussia per 5 giorni; una di esse era stata rinvenuta morta, le altre in gravi condizioni, sfinite da un trasporto durato 67 ore e realizzato con gabbie anguste, senza aria né luce e senza un piano di sosta per abbeverarle.
Su quella vicenda è tornata a indagare Giulia Innocenzi realizzando un dettagliato reportage per Le Iene dal titolo: “Il mistero delle 10 tigri del Tiger King di Latina”
Nell’inchiesta, frutto di un lavoro di documentazione e indagine realizzato con il contributo di LAV, la giornalista fa luce su nuovi inquietanti aspetti della vicenda: a ottobre, infatti, le 10 tigri sono state spedite da Latina verso uno zoo in Daghestan, Russia. Ma al posto dello zoo c’era un negozio di liquori, tipica copertura per attività illecite. Un viaggio che per le tigri è diventato una lunga odissea durante la quale una tigre è stata trovata morta, ma anche le condizioni delle altre erano davvero ai limiti della sopravvivenza e stremate per i giorni di viaggio e la prigionia nelle gabbie. Molti aspetti di questa drammatica vicenda non tornano secondo la LAV:
la durata del viaggio: la ricostruzione non coincide con l’inferiore durata autorizzata dall’Asl di Latina ovvero un viaggio di 21 ore mentre solo per arrivare a Terespol il camion impiega 46 ore, e mancava ancora più di metà del viaggio per arrivare in Russia!
Quale era l’effettiva destinazione degli animali?
Una gabbia era alta solo 60 centimetri, mentre una tigre adulta è alta un metro e trenta
Perché un veterinario ASL parte dall’Italia per trasportare un documento mancante necessario a proseguire il viaggio degli animali?
“Abbiamo presentato una denuncia per maltrattamenti – spiega Roberto Bennati, Direttore Generale LAV – ma non sarebbero risultate prove di trasporto irregolare ed essendo tutte le documentazioni corrette, il caso è stato archiviato ma noi ci siamo opposti e chiediamo una nuova indagine: la presenza di un negozio di liquori all’indirizzo dello Zoo non può essere una casualità e sospettiamo sia una copertura per un traffico di animali e parti di questi in Cina dove purtroppo vengono utilizzati come rimedio per la medicina tradizionale e perfino per preparare un liquore. Il commercio illegale di animali selvatici è terzo nel mondo dopo droga e armi: chiediamo sia fatta piena chiarezza sull’odissea di queste tigri partire da Latina. Troviamo squallido e insostenibile che nel 2020 si mercanteggi su animali che mai dovrebbero vivere in uno zoo, né fare acrobazie in un circo o essere trasformati in liquori”.
La vicenda delle tigri italiane bloccate alla frontiera europea è solo uno dei molteplici casi di commercio di animali esotici, all’interno e verso l’esterno dell’Unione. Tra gli animali vittime di questi traffici, le tigri nate in cattività sono particolarmente colpite, in quanto il loro commercio è ancora permesso, a differenza di quello delle tigri nate in natura. Ma i traffici illegali non risparmiano alcun animale, con gravi ripercussioni su tutte le specie coinvolte e seri rischi anche per la salute umana.
La pandemia Covid-19, la sua origine riconducibile ai mercati di animali vivi, gli ormai tristemente noti “wet markets”, molto diffusi in Cina e in altri paesi Asiatici e il problema della sicurezza sanitaria legata a virus in espansione attraverso il “salto di specie” (spillover) tra animale e uomo, impongono l’adozione di misure urgenti anche per arginare la squallida e crudele tratta di animali esotici, destinati a circhi, zoo, privati, oppure fatti a pezzi e utilizzati per la medicina tradizionale cinese o per la pellicceria.
Per questo, LAV – che nel suo Manifesto #NONCOMEPRIMA, per agire sulle cause della pandemia, chiede di fermare i mercati, le fiere, l’uso e l’uccisione degli animali selvatici ed esotici (lav.it/manifesto) – ha lanciato una specifica petizione indirizzata al Ministro dell’Ambiente Costa per fermare il commercio di animali esotici.
In particolare, con la sua petizione “Fermiamo il commercio di animali esotici!” LAV chiede di:
Vietare la riproduzione, la vendita e il commercio intracomunitario e di esportazione degli animali esotici nati in cattività e delle loro parti derivate (ossa, pelli, zanne).
Trasformare la Convenzione di Washington (CITES) – che regolamenta il commercio delle specie minacciate di estinzione – in un Accordo internazionale per il controllo del divieto di commercio di tutti gli animali esotici.
Creare un registro obbligatorio di tutti gli animali esotici presenti sul territorio italiano ed europeo.
Restringere immediatamente il commercio delle specie esotiche in vista di un totale e definitivo bando di tutte le specie a livello europeo.
Inasprire le pene e intensificare le attività di repressione del traffico illegale.
“L’urgenza per tutti di superare l’emergenza, non deve far dimenticare le cause della Pandemia: il mal-trattamento degli animali, oltre a rappresentare un’inaccettabile crudeltà, è all’origine della stragrande maggioranza di epidemie e pandemie dell’ultimo secolo provengono da zoonosi – dichiara Andrea Casini, responsabile LAV Animali esotici – Solo agendo su sulle cause potremo evitare nuove crisi come quella che stiamo vivendo, e rendere il mondo un posto migliore, per ogni specie animale, inclusa quella umana”.




