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CyberArk: studio sul lavoro a distanza, come le abitudini domestiche minacciano le reti aziendali

Il 77% dei dipendenti utilizza dispositivi personali non gestiti per accedere ai sistemi aziendali

Una nuova indagine di CyberArk (NASDAQ: CYBR) ha rilevato che le abitudini di lavoro da casa – compreso il riutilizzo delle password e la possibilità per i membri della famiglia di usare i dispositivi aziendali – sta mettendo a rischio i sistemi critici e i dati sensibili delle organizzazioni.

L’indagine, che mirava a valutare lo stato della sicurezza nell’attuale ambiente di lavoro remoto, ha rilevato che:
il 77% dei dipendenti utilizza dispositivi “BYOD” non gestiti e insicuri per accedere ai sistemi aziendali
Il 66% dei dipendenti ha adottato strumenti di comunicazione e collaborazione come Zoom e Microsoft Teams, che hanno recentemente segnalato vulnerabilità di sicurezza

La convenienza spesso supera la sicurezza, specialmente per i genitori che lavorano
Lo studio ha rilevato che i rischi per la sicurezza aziendale diventano ancora più elevati quando si tratta di genitori che lavorano. Poiché questo gruppo ha dovuto trasformarsi rapidamente in insegnanti, assistenti e compagni di gioco a tempo pieno, non sorprende che le buone pratiche di sicurezza non siano sempre in cima ai propri pensieri quando si tratta di lavorare da casa.

Il 93% ha riutilizzato le password per applicazioni e dispositivi
Il 29% ha ammesso di consentire ad altri membri della famiglia di utilizzare i dispositivi aziendali per attività come la scuola, il gioco e lo shopping
il 37% salva in modo non sicuro le password nei browser sui propri dispositivi aziendali

Le attuali politiche di sicurezza domestica sono sufficienti?
Mentre il 94% dei team IT è fiducioso nella propria capacità di garantire la protezione della forza lavoro remota, il 40% non ha aumentato i protocolli di sicurezza nonostante il significativo cambiamento nel modo in cui i dipendenti si collegano ai sistemi aziendali e l’aggiunta di nuove applicazioni legate alla produttività.

La corsa per offrire nuove applicazioni e servizi che consentono il lavoro a distanza, associata a connessioni non protette e pratiche di sicurezza pericolose, ha ampliato in modo significativo la superficie di attacco. È fondamentale aggiornare quindi le strategie di sicurezza per adattarsi a questo nuovo panorama dinamico di minacce, soprattutto quando si tratta di salvaguardare le credenziali privilegiate dei lavoratori remoti che, se compromesse, potrebbero lasciare scoperti i sistemi e le risorse aziendali più critiche.

“La posizione di sicurezza delle organizzazioni continua ad essere messa alla prova perché molti dipendenti remoti devono affrontare sfide significative al fine di bilanciare produttività e protezione nei loro spazi di lavoro professionali e personali”, ha dichiarato Marianne Budnik, CMO, CyberArk. “Poiché sempre più organizzazioni estendono le politiche di lavoro da casa a lungo termine, è importante imparare le lezioni apprese dalle fasi iniziali del lavoro a distanza e plasmare le future strategie di sicurezza, affinché i dipendenti non debbano scendere a compromessi che potrebbero mettere a rischio l’azienda”.

Informazioni sul sondaggio
L’indagine CyberArk Remote Work è stata condotta alla fine di aprile 2020 da una società di ricerca indipendente. Lo studio comprendeva le risposte di 3.000 lavoratori di uffici remoti e professionisti IT in Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania.

CyberArk (NASDAQ: CYBR) è il leader globale nelle soluzioni per la sicurezza degli accessi privilegiati, un livello di sicurezza fondamentale per proteggere dati, infrastrutture e asset in azienda, nel cloud e nell’intera pipeline DevOps. CyberArk offre la soluzione più completa del mercato per ridurre i rischi legati a credenziali privilegiate e segreti. L’azienda è stata scelta dalle principali organizzazioni del mondo, tra cui oltre il 50 percento delle Fortune 500, per difendersi da attaccanti esterni e malintenzionati all’interno dell’impresa. Azienda globale, CyberArk ha sede a Petach Tikva in Israele e a Newton (Mass), oltre a uffici nelle Americhe, EMEA, Asia Pacifico e Giappone. 

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Milano, 4 giugno 2020

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