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Perché i data center vanno progettati con il massimo della flessibilità?

Di Cristina Rebolini, Commercial, Industrial and Enterprise Sales Director di Vertiv

Fino a poco tempo fa, non era raro visitare un sito con un carico di progettazione di 10 MVA che ne utilizzava magari 2. Ancora più comune era vedere l’utilizzo di server al di sotto del 10% e questo non solo su piccole applicazioni, ma anche su sistemi complessi.

I nostri team con grande expertise in efficientamento energetico e ottimizzazione, hanno passato anni a cercare di convincere i clienti a effettuare il giusto dimensionamento fin dal primo giorno di attivazione di un nuovo data center, implementando strategie di crescita modulare e garantendo che l’infrastruttura a supporto – come l’alimentazione e il raffreddamento – corrispondesse strettamente alla domanda di calcolo necessaria. Nonostante questo, spesso il requisito delle apparecchiature IT è stato ampiamente sovrastimato, lasciando un divario tra aspettativa di progettazione e realtà costruita.

Con l’evoluzione del tradizionale data center, l’utilizzo di un singolo server o processore dedicato a un’unica applicazione non è più attuale. Il passaggio a piattaforme software ha significato un crescente utilizzo delle virtual machine e dei grid-style system.

Uno dei motivi principali per cui si vedeva questo anomalo sottoutilizzo del carico era dato dal fatto che i sistemi erano stati progettati e realizzati per supportare il cosiddetto picco di esigenza, ossia il momento nel quale la infrastruttura dovesse dare la massima capacità disponibile. Anche la ridondanza, correttamente, veniva garantita, ma magari non ottimizzata. Un esempio immediato: l’E-commerce, molto probabilmente riguardava solo grandi eventi di vendita come il Black Friday o il Cyber Monday. Questi clienti hanno dovuto pianificare il carico in previsione del picco anche se la maggior parte del tempo operavano ben lontani da quei livelli.

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Cristina Rebolini Commercial Industrial Enterprise Sales Director di Vertiv Italia

Questo scenario di sovracapacità/sottoutilizzo può anche essere paragonato a un’auto. La maggior parte delle automobili è progettata per andare a oltre 190 km all’ora (km/h), ma raramente supera i 130 km/h e per gran parte della vita utile viaggia da 0 a 65 km/h.

Oggi i proprietari dei data center di grandi dimensioni, i cosiddetti hyperscaler, gestiscono essenzialmente parchi di autocarri con prestazioni da supercar. Sono gestiti al 100 per cento da software. Utilizzano una piattaforma hardware quasi identica, una per l’elaborazione e una per l’archiviazione, in ogni data center che possiedono. Questo significa decine di migliaia di dispositivi di archiviazione e processori connessi alla rete che funzionano in modo efficace come se fossero uno solo dispositivo. La perdita di un singolo sito causa solo un calo delle prestazioni, non una perdita del servizio.

Ad esempio, lo sapevi che quando esegui una ricerca di Google, il tuo dispositivo invia tale richiesta a tre diversi data center situati in diverse aree geografiche? Il data center che vince la corsa ti offre il risultato. Le reti che utilizziamo per trasmettere tutti questi dati sono le stesse, ma con una capacità sempre più efficacemente integrata dal primo giorno e nel proseguio, in funzione della necessità specifica.

Far passare cavi nel terreno e sotto il mare è molto costoso, per questo i provider di rete di solito pianificano i percorsi almeno per i successivi 10 anni. Man mano che la domanda cresce, i provider devono semplicemente “attivare” una connessione in fibra inutilizzata per aggiungere enormi quantità di capacità istantanea.

In sostanza, le piattaforme software, i data center che li supportano e le reti che connettono tutto sono progettati per offrire livelli di capacità molto elevati con livelli ancora più elevati di ridondanza.

Le richieste a cui stiamo assistendo ora, con professionisti e studenti che lavorano da casa, sono senza precedenti, ma forse non in termini di capacità di picco totale. Quando i sistemi di altoparlanti per Spinal Tap sono arrivati fino a 11, la rete globale di data center è arrivata solo a 9. Questo livello di capacità non è insolito, tuttavia, lo è sostenerlo per un periodo di tempo così prolungato.

In un recente annuncio stampa, il direttore dei sistemi informativi di BT ha dichiarato che la rete britannica, sebbene estremamente occupata, non è vicina alla capacità massima. Il picco di traffico di solito avveniva la domenica sera e durava alcune ore. Ora, il picco è costante e più alto che mai.

Naturalmente ci sono alcuni colli di bottiglia, la necessità di regolare determinati servizi e alcune persone nella parte finale dell’edge delle reti causeranno scarse prestazioni. Fortunatamente, ciò non è indicativo dell’ecosistema nel suo complesso.

La flessibilità dell’intero ecosistema è in grado di svolgere la funzione richiesta in quel momento. So per esperienza personale che ognuno sta esaminando molto da vicino i colli di bottiglia e sta lavorando per risolverli rapidamente. La maggior parte di questa espansione necessaria, consiste nel mettere online l’apparecchiatura esistente o ridestinare l’hardware ridondante.

Dove è richiesta una nuova capacità, questa viene fornita in pochi giorni. A causa dell’evoluzione sopraindicata delle strutture aziendali, è disponibile fin da subito un’enorme quantità di spazio nei data center.

Da quello che vedo, il nostro settore è stato messo a dura prova, ma si è guadagnato un bel 10 e lode.

Per ulteriori informazioni visitare il blog di Vertiv.

Vertiv (NYSE: VRT) coniuga hardware, software e servizi per assicurare la continuità e l’ottimizzazione operativa delle infrastrutture critiche, supportando le strategie di business dei propri clienti. Come Architects of Continuity™, Vertiv risolve le sfide più difficili per data center, reti di telecomunicazione e strutture digitali per applicazioni commerciali e industriali, grazie a un completo portfolio di tecnologie e servizi per l’alimentazione e la continuità elettrica, il raffreddamento e le soluzioni infrastrutturali IT, dal cloud fino all’edge. Con sede a Columbus, in Ohio (USA) e una presenza globale, Vertiv ha circa 20.000 dipendenti e opera in oltre 130 Paesi. 

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