Anteprima per Genova disponibile dall’8 febbraio 2021 – Distribuzione CDA

Dopo 50 anni, lo storico volume “Genova brucia 1940-45” di Mauro Montarese riprende vita, ampliato e aggiornato, grazie all’iniziativa editoriale di ERGA edizioni e agli originali contributi di due appassionati ricercatori genovesi, Giorgio Casanova e Almiro Ramberti.
Nel poster allegato, una mappa con i punti dove i bombardamenti che la nostra città subì colpirono e i rifugi naturali e approntati in quegli anni, molti dei quali ancora visitabili oggi a cura del Coordinamento Ligure Studi Militari!
Il volume narra gli estesi danneggiamenti e le 148 vittime del cannoneggiamento navale inglese del 9 febbraio, che viene ampiamente trattato, assieme a tutti gli altri bombardamenti del periodo 1940-1945.
“Genova brucia, 1940-1945” è ricchissimo di informazioni, spesso inedite; dalle devastazioni subite dall’abitato e dall’apparato industriale – oltre 13.000 gli edifici gravemente danneggiati o distrutti nei grandi bombardamenti aerei, in particolare le 34 incursioni che dal marzo al settembre 1944 letteralmente “ararono” la città – ai dettagli dei 234 palazzi, teatri, chiese e ville sinistrati o demoliti dalle bombe; dall’elenco dei 95 rifugi antiaerei, di cui molti oggi visitabili a cura del Coordinamento Ligure Studi Militari, ai convulsi momenti finali della Liberazione, che avrebbero potuto portare alla distruzione della nostra principale industria, il PORTO, minato e reso inagibile, con le banchine distrutte al 40% e ingombro di circa 350 unità affondate, senza contare i galleggianti minori.
Il tutto corredato da un ricchissimo apparato iconografico, circa 150 immagini in gran parte inedite, cartine originali e, vera preziosità, una grande mappa dell’epoca con l’esatta indicazione della caduta delle bombe dei primi bombardamenti aerei e di quello navale del 9 febbraio 1941.

La lettura di questo volume è incredibilmente attuale perché l’importanza della memoria e del trasmettere ai giovani il passato, affinché diventi lezione per il futuro, diventa facile quando nella città in cui si vive sono ancora presenti le tracce dei bombardamenti e i rifugi in cui i loro nonni si sono accatastati – e spesso sono morti – per ripararsi dalle bombe.
In questo volume è presente sia l’imponenza dell’apparato iconografico (quasi 150 foto, illustrazioni, mappe e cartoline d’epoca, all’incirca degli anni Cinquanta in cui si vedevano i palazzi ancora rovinati dopo dieci anni dalla fine della guerra) sia la mappatura dei rifugi, fra cui ben evidenziati quelli ancora visitabili oggi. Vedere quindi le stesse zone, scoprire cosa c’era e visitarle oggi e confrontarle con la ricostruzione e i cambiamenti è un esercizio impagabile per tutte le fasce d’età degli studenti.
E ancora, dentro al “Genova Brucia” ci sono altri testi su come si viveva nei rifugi, testi che possono servire da spunto per approfondimenti ben più realistici della lettura di un semplice libro di storia.
Nei cinque anni di guerra Genova, strettamente abbracciata al suo porto e alle sue fabbriche, non poté non pagare un enorme tributo in sangue e devastazioni alla furia nemica: basti ricordare gli estesi danneggiamenti e le 148 vittime del cannoneggiamento navale inglese del 9 febbraio 1941, di cui ricorre quest’anno l’ottantesimo anniversario, oppure i 354 morti della galleria delle Grazie nel bombardamento aereo della notte fra il 23 e il 24 ottobre 1942. E come dimenticare l’esplosione della galleria di San Benigno del 10 ottobre 1944 – vero annus horribilis, questo – con un numero di vittime mai accertato, si parlò allora addirittura di 2.000 persone rimaste sepolte sotto la collina crollata?
Bombardamenti, ma non solo. Dai primi episodi di resistenza al nazi-fascismo alle spietate rappresaglie, dagli scioperi spontanei nelle fabbriche alle deportazioni, dalla morsa della fame negli anni più duri alla riscossa finale, nulla è tralasciato nella narrazione dei bui anni di guerra della nostra città, senza per questo perdere di vista il vissuto giornaliero, testimoniato da una ventenne di allora, purtroppo recente vittima della pandemia, che accompagna il lettore in un ideale fil rouge lungo la narrazione.
I bombardamenti di ottobre-novembre 1942. La tragedia della galleria delle Grazie
Genova, Milano e Torino, le città del triangolo industriale, divennero l’obiettivo principale della R.A.F., dalla seconda metà di ottobre del 1942 per tutto il mese di novembre. L’attacco aereo al nord Italia culminò con lo sbarco degli Alleati anglo-americani in Marocco, preludio dei futuri sbarchi in Sicilia, Normandia e Provenza.
La notte del 22 ottobre iniziò anche su Genova l’offensiva d’autunno: 85 bombardieri Lancaster inglesi sottoposero la città, ad ondate successive, ad un massiccio bombardamento. L’allarme suonò poco prima delle ore 22, e pochi minuti dopo iniziò sul centro città una tempesta di fuoco durata oltre cinquanta minuti.
Fu in quell’occasione che venne impiegato per la prima volta su Genova un nuovo tipo di munizioni: gli «spezzoni incendiari» al magnesio del peso di un chilo ed ottocento grammi, studiati per penetrare negli edifici e provocarne l’incendio.
Le bombe caddero su di una vastissima area del centro città, colpendo abitazioni civili, scuole, palazzi storici, chiese, monumenti, ospedali; nuovamente l’ospedale Galliera, già colpito nel bombardamento navale del 9 febbraio 1941, e quello di Pammatone a Portoria.
Il bilancio delle vittime fu di 39 morti e 190 feriti.
L’obiettivo era quello, dichiarato, di fiaccare ancor più il morale della popolazione per accelerare la fine del Regime; la stessa “Radio Londra” affermò che l’incursione della R.A.F. su Genova, la maggiore sino ad allora compiuta, era scaturita proprio dalla necessità di correggere «la falsa impressione che la politica dei bombardamenti aerei abbia speciali riguardi per l’Italia».
Scrive Montarese:
Genova in questo periodo fu il bersaglio preferito, la città alla quale gli inglesi dedicarono le maggiori attenzioni. Alle 13,30 di venerdì 23 ottobre giunsero a Genova il Re e la Regina accompagnati dal generale Puntoni, primo aiutante in campo, dal colonnello pilota Brancato e dalla dama di corte duchessa di Cito. Mentre il Re accompagnato dal prefetto Borri, si recava a visitare le parti più colpite della città, «soffermandosi a lungo in ogni luogo», la Regina accompagnata dalla dama di corte visitava i feriti ricoverati negli ospedali «portando ad ognuno il conforto della sua regale bontà.»
La “regale bontà” magnificata dal cronista non impedì qualche fischio e qualche imprecazione tipicamente genovese, da parte di una popolazione che d’altronde non aveva mai avuto molta simpatia per i Savoia. Alle 17,15 i sovrani lasciarono Genova e la notte stessa la città subì una seconda incursione, che causò il più alto numero di vittime di tutta la guerra.
L’allarme venne dato tardivamente, quando i bengala inglesi già illuminavano il cielo, e la popolazione si riversò nei rifugi in preda al terrore; la tragedia avvenne all’imbocco della galleria delle Grazie. La responsabilità dell’incidente non venne mai resa nota, si parlò di ritardo nell’apertura del cancello d’entrata, di inadeguatezza della scalinata di accesso, troppo lunga e stretta. La folla premeva per entrare, il cancello cedette e centinaia di persone rotolarono giù per la scalinata; 354 uomini, donne, vecchi e bambini persero la vita in maniera orribile, schiacciati dal peso degli uni sopra gli altri. Le camere mortuarie degli ospedali genovesi furono per giorni stracolme di poveri resti, molti dei quali irriconoscibili.
Quella stessa notte bombe caddero anche in piazza Bandiera, provocando il crollo della navata destra della chiesa dell’Annunziata. La chiesa venne colpita più volte, il 7 novembre e poi quasi un anno dopo, il 29 ottobre del 1943, quando riportò i danni più gravi, lo sventramento del fianco sinistro e lo sfondamento dell’abside; andarono distrutte completamente quattro cappelle, danni gravi all’altar maggiore e al coro ligneo cinquecentesco, vanificando i lavori di restauro già iniziati dopo i due precedenti bombardamenti.
Nel mese di novembre le incursioni aeree su Genova furono quattro, nei giorni 6, 7, 13 e 15.
I bollettini di guerra parlarono, in quelle occasioni di 28 aerei abbattuti, ma i resti di un solo aereo composti di una ruota ed alcune lamiere della fusoliera, vennero esposti nell’atrio del cinema teatro Universale, quasi a dimostrazione che il nemico aveva duramente pagato lo scotto per le sue imprese. Come mossa propagandistica fu davvero molto infelice. Via XX Settembre in quei giorni presentava uno degli spettacoli più desolanti che si possano immaginare, piazza De Ferrari, Piazza Banchi, Piazza Bandiera, Via Garibaldi, Via Serra, Villetta di Negro, Via Bertani, Piazza Ponte, il Carlo Felice, il Paganini, il Politeama Margherita, il Genovese, il palazzo dell’Accademia, Palazzo Tursi, palazzo Bianco e Rosso, il colle di Sarzano, erano tutti in rovina, la miseria di quella ruota e quelle poche lamiere contorte più che a soddisfare un desiderio di vendetta, muovevano a pietà.
Niente fotoelettriche, niente palloni frenati, niente caccia, solo batterie della DICAT che scespirianamente facevano «tanto rumore per nulla». Davvero troppo poco per una zona dell’importanza di Genova, sede d’industrie di primaria importanza per la condotta della guerra. Le cose dovevano mettersi davvero male se non avevamo neppure una squadriglia di caccia da dislocare sul cielo di Genova.
Nelle sette incursioni di ottobre e novembre 1942, gli edifici colpiti furono 7.683 e i morti, comprese le vittime della tragedia delle Grazie, oltre 500. Il costo per il Comune ammontò a oltre 24 milioni di lire – circa 13,5 milioni di euro attuali – per vitto e alloggio ai sinistrati e sussidi.
Ebbe allora inizio un massiccio esodo delle famiglie verso le località dell’entroterra, meno esposte al pericolo dei bombardamenti; ovviamente mentre gli anziani pensionati e i bambini potevano soggiornarvi, chi aveva un lavoro in città doveva adattarsi a fare il pendolare. La cosa non era tra le più agevoli perché, al pericolo delle incursioni sulla città e sulle industrie, andavano ad aggiungersi i rischi dei viaggi in treno o in corriera, essendo divenuti bersaglio delle incursioni nemiche anche le ferrovie, i ponti e le strade di collegamento.
E fra chi rimase nella città martoriata vi fu chi in quei terribili momenti scrisse pagine indimenticabili di abnegazione, di sacrificio, di puro eroismo: i Vigili del Fuoco.
Ricorda Montarese: Il bollettino di guerra n. 882 del 25 Ottobre del ‘42 ne ricordava l’operato con la frase «… si sono dovunque prodigati nell’adempimento del proprio dovere».
Anneriti dal fumo e dalla polvere, per giorni non conobbero riposo, in bilico su tetti pericolanti, su muri lesionati, sopra montagne di macerie estraevano, morti, lesionati, la loro presenza confortava i sopravvissuti, i lamenti dei sepolti facevano loro dimenticare i cambi, il rancio, la fatica. Ricordiamo in una livida mattina di Novembre in piazza Fontane Marose, uno di loro, una sorta di gigante giunto da Asti a dar man forte ai compagni di Genova, intento ad arrotolare il lungo serpente d’una pompa, la divisa lacera, la barba lunga, gli occhi arrossati dal fumo e dalla fatica, sedersi sul bordo del marciapiede davanti a palazzo Spinola. Una vecchietta sbucata da salita Luccoli gli si avvicinò e senza una parola, come usa fra la nostra gente, gli pose fra le mani un mezzo fiasco di vino. La guardò il gigante, senza parlare si appressò il fiasco alla bocca e con una lunga sorsata tentò di attenuare l’arsura che lo tormentava, il sapore di fumo, la polvere delle macerie che gli si era annidata in gola. Neppure lui parlò, fece per restituire il fiasco ma ormai la donna era tornata sui suoi passi, mi sfiorò, la udii mormorare fra sé: «Pӧvio figgio, pӧvio figgio..» e con gli occhi pieni di lacrime, ritornare nel dedalo di viuzze che costeggiano via Luccoli dai quali era uscita, forse a comprare quel mezzo fiasco di vino per il suo uomo.
Il “Bunker della Prefettura”
a cura di Roberto Bixio e Stefano Saj
Centro Studi Sotterranei – Genova – cssgenova2018@gmail.com
Una direttiva del Ministero della Guerra – Comitato Centrale Interministeriale di Protezione Antiaerea – costituì nel 1932 appositi Comitati Provinciali per la difesa antiaerea. Nel giugno del 1934 iniziarono a Genova i lavori per la costruzione del rifugio della Prefettura, ubicato nei pressi dell’omonimo palazzo, che divenne sede del locale Comitato Provinciale. Poco dopo, ad agosto, fu istituita l’Unione Nazionale per la Protezione Antiaerea (U.N.P.A.).
Nel centro della città, la verde e tranquilla Villetta Di Negro custodisce un segreto, ben nascosto al suo interno.
Durante la guerra, dentro gallerie a molti metri nel sottosuolo del parco, gli addetti al Servizio Anti Aereo lavoravano a turno, giorno e notte, provvedendo a dare l’allarme aereo a tutta la popolazione, agli ospedali, alle caserme; nei momenti di maggiore intensità bellica, le gallerie furono parzialmente adibite anche a ricovero per la popolazione.
Oggi, abbandonate e silenziose, sono completamente buie, anche se sul soffitto a forma di volta a botte corrono ancora i fili con le lampade del doppio impianto di illuminazione, fuori uso ormai da quasi ottant’anni. In ogni angolo, fino a poco tempo fa, si potevano vedere tracce della frenetica attività del tempo di guerra: cornette telefoniche e apparati per i messaggi cifrati; un elmetto sfondato, una branda, una sirena, un manuale d’allarme, oggetti coperti di ruggine e polvere. E l’implacabile ruggine sta lentamente consumando anche le spesse pareti di ferro delle porte blindate e stagne…
Entrare in questo ricovero, in parte invaso dall’acqua, è come percorrere un viaggio a ritroso nel tempo. Proprio in fondo ad una lunga galleria allagata, ruggine e ragnatele ricoprono due biciclette prive di ruote; movimentavano, in caso di attacco con gas asfissianti ed interruzione della corrente elettrica, una ventola collegata ad un impianto aeraulico con bombole e filtri prodotti dalla S.I.C.A. – Società Italiana Costruzioni Antigas, per sanificare ed immettere aria forzata all’interno del rifugio.
Questi dispositivi si trovano all’interno di una camera rettangolare: con l’immaginazione bisogna andare ancora più indietro nel tempo, di quasi cinquecento anni, per scoprire che era, in origine, una cisterna per l’acqua. In quel tempo, sopra la cisterna non esistevano i giardini bensì il Bastione di Santa Caterina, la possente fortificazione fatta costruire nel XVI secolo da Andrea Doria per ammodernare le difese della città.
Si ringrazia il Coordinamento Ligure Studi Militari (C.L.S.M.) per le notizie e per aver creato un importante archivio storico che comprende planimetrie, disegni, foto e documenti inerenti le fortificazioni di Liguria dal 1800 alla seconda Guerra Mondiale.
Quanti e dove erano i rifugi antiaerei genovesi?
a cura di Luciano Rosselli e Antonio Travi
Un documento datato 31 maggio 1941 – XIX redatto dal Municipio di Genova – Ufficio Lavori Pubblici – elenca i ricoveri antiaerei pubblici allora esistenti in città. La capacità di ricovero era calcolata in 61.270 persone nei ricoveri pubblici, 14.000 negli edifici scolastici e solamente 357 nelle trincee. Capacità scarsa in rapporto alla popolazione ma comunque notevolmente incrementata rispetto a quella di inizio guerra.
Una successiva circolare ministeriale, “urgentissima”, la n. 304 del 4 febbraio 1943 – XXI, trattò invece della costruzione dei rifugi, dettando norme sul grado di protezione che i vari tipi di ricoveri dovevano garantire e sulla scelta del luogo di costruzione, con particolare enfasi data alla necessità di limitare al massimo l’impiego di mano d’opera e l’utilizzo di materiali di difficile approvvigionamento, nonché al contenimento dei costi, prevedendo, per i rifugi da costruirsi ex novo, la possibilità di un loro riutilizzo a guerra finita.
La stessa circolare stabilì che su ogni profilo e per ogni imbocco venisse indicato il limite di sicurezza della galleria rispetto al colpo ricevuto in pieno, calcolato in base alla natura della massa coprente e alle disposizioni della circolare stessa.
I rifugi di Genova
51 Ricoveri del Comune
1 galleria Regina Elena
2 galleria Vittorio Emanuele III
3 galleria Cristoforo Colombo
4 galleria Principe di Piemonte
5 galleria della Meridiana
6 galleria ascensori di Castelletto (da galleria V. Emanuele III)
7 galleria ascensori di Castelletto (da Piazza Portello)
8 galleria ascensori di via Crocco (da Corso Magenta)
9 galleria ascensori di Montegalletto (da Piazza Acquaverde)
10 galleria ascensori di via Contardo (da Piazza Manin)
11 galleria via Mura del Prato
12 galleria tranviaria di piazza S. Ugo
13 galleria tranviaria della Certosa (imbocchi da via Venezia e Certosa)
14 sottopassaggio mura S. Bartolomeo
15 galleria ex ferroviaria a Quarto
16 galleria ex ferroviaria a Quinto
17 galleria ex ferroviaria a Nervi
18 sottopassaggio di via Cornigliano (piazza Camperai)
19 arcata destra di Ponte Monumentale
20 arcata sinistra di Ponte Monumentale
21 portici Palazzo dell’Accademia – via Vernazza
22 portici Palazzo dell’Accademia – piazza De Ferrari
23 portici via Vittorio Emanuele (in fondo a via S. Lorenzo)
24 piazza 9 Febbraio – XIX (ex piazza Colombo) – portici di destra
25 piazza 9 Febbraio – XIX (ex piazza Colombo) – portici di sinistra
26 portici di via Biancheri a Sestri
27 arcate stradali sotto viale Cavagnaro con accesso da piazza Oriani a Sestri
28 arcate villa Rossi-Martini a Sestri
29 portici via Pellizzari a Cornigliano (a destra)
30 idem a sinistra
31 arcate di via Boccadasse
32 galleria ferroviaria Montegalletto a Bolzaneto
33 galleria artificiale in località Volpara sotto sede stradale
34 galleria delle Grazie – imbocco da porta Soprana
35 galleria delle Grazie – imbocco da via Gropallo
36 Liceo Musicale Paganini in via Pisa – ricovero anti-schegge
37 autorimessa della Foce in via Morin
38 ex Municipio di San Fruttuoso
39 Museo di Storia Naturale – via Brigata Liguria
40 Palazzo Ducale piazza Umberto I
41 via Ravasco civici 2-4
42 grattacielo via D’Annunzio
43 Palazzo dell’Istruzione – piazza Monastero – Sampierdarena
44 Palazzo della Fortezza – via del Mercato – Sampierdarena
45 Palazzo Pammatone in piazza Pammatone
46 Albergo dei Poveri – corso Carbonara
47 Palazzo Vernazza in via Ettore Vernazza
48 via Mascherona 39r
49 Palazzo Serra a Cornigliano
50 fondi edificio scolastico di villa Rossi-Martini a Sestri
51 fondi edificio scolastico di via Ambrogio Spinola
5 Ricoveri apprestati dal Consorzio Autonomo del Porto
52 galleria ferroviaria della Cava – accesso da via X Giugno
53 galleria ex tranviaria di S. Benigno a Sampierdarena
54 galleria ferroviaria S. Tomaso – accesso da piazza Principe
55 galleria ferrovia del passo Nuovo (San Benigno)
56 galleria delle Grazie (imbocco da via Molo Giano) accesso da apposita scala all’inizio di corso Oddone (piazza Cavour)
2 Ricoveri apprestati da A.A.S.S. (Azienda Autonoma Strade Statali)
57 galleria della Camionale – fossato S. Bartolomeo e corso dei Colli – Sampierdarena
58 galleria della Camionale – corso dei Colli e via Bersezio – Sampierdarena
36 Ricoveri negli edifici scolastici
59 scuola Giano Grillo e B. Vernazza in salita Battistine
60 Istituto Tortelli in salita Battistine
61 scuola Baliano in stradone S. Agostino
62 scuola N. Boccanegra in salita Gassi
63 scuola magistrale Lambruschini in via Bertani
64 scuola professionale Regina Elena e Margherita in via Bertani
65 scuola Belgrano in via Montaldo
66 Regio Liceo Ginnasio Andrea Doria
67 scuola A.G. Barrili in piazza Palermo
68 Istituto Industriale G. Galilei e Garibaldi in piazza Sopranis
69 scuole Spinola e Ruffini in via Spinola
70 scuola A. Mussolini in via Maculano da piazza Oregina
71 scuola Celesta Mazzini e Ginnasio Colombo in corso Carbonara
72 scuola Lomellini in corso Carbonara
73 scuola C. Colombo in corso Torino
74 scuola industriale Carbone e Pallavicini in corso Galilei
75 scuola magistrale Littoria e Diaz in via Battisti
76 scuola A. Cantore in piazza G. Ferraris da corso Sardegna
77 scuola Principe di Piemonte in piazza Martinez
78 scuola C. Battisti in via Donghi
79 scuola Da Passano in via Montaldo
80 scuola Burlando in via Burlando
81 scuola Brignole-Sale in via Monte Roveto
82 Istituto G. Garibaldi- Palazzo Fortezza – Sampierdarena
83 scuola Vittorio Emanuele III – Palazzo Spinola – Sampierdarena
84 scuola Mazzini in via del Mercato – Sampierdarena
85 idem
86 scuola Principe di Napoli a villa Scassi – Sampierdarena
87 scuola N. Barbino palazzo Masnata in via Cantore a Sampierdarena
88 liceo ginnasio Mazzini a Sampierdarena
89 scuola Generale Cantore in via dei Martiri Fascisti a Sampierdarena
90 scuola Regina Elena via B. Brin a Rivarolo
91 scuola Regina Margherita in piazza Littoria a Bolzaneto
92 scuola Vittorio Emanuele III a Cornigliano
93 scuola villa Rossi a Sestri
94 scuola villa Parodi a Sestri
95 scuola Regina Margherita a Pra’
Genova brucia 1940-45
A cura di Giorgio Casanova – Testi di Mauro Montarese
Con un saggio di Almiro Ramberti sul 1940-41
Erga Edizioni, Genova
14,90 Euro
16,5 x 23,5 cm
Brossura
330 pagine in b/n
ISBN: 978-88-3298-234-3




