Mensopoli, quando è finita un’era
La testimonianza della spallata epocale data alla politica da una vicenda apparentemente piccola, che ha anticipato il dibattito sul rapporto fra politica e cittadini
Mercoledì 26 gennaio 2022 alla libreria laFeltrinelli di Genova a causa del grande afflusso di prenotazioni, due appuntamenti, alle 17.00 e alle 18.30, con Massimiliano Morettini
“Quella volta che sono morto“
Mensopoli, Genova 16-21 maggio 2008
Davide Lentini di Radio Montecarlo, ne discute con l’autore
Letture dell’artista Bobby Soul

Questo libro apre una nuova finestra su Genova e parla del grande scandalo di mensopoli in una luce nuova. Le sue valenze più forti sono:
la riflessione su una vicenda che – con una grande cesura – ha anticipato quel dibattito sul rapporto fra potere e cittadini, che negli anni successivi avrebbe portato al rafforzamento del populismo;
la riflessione su come una generazione possa essere all’altezza dei suoi padri, (il confronto costante dell’autore con il presidente dell’Arci Tom Benetollo, e la preoccupazione di risultare dignitoso alla sua memoria).
Legato a questa c’è il tema dell’innocenza individuale in un mondo dove chi ha potere (soprattutto politico) è colpevole a prescindere. Soprattutto quando da “rivoluzionario” organizzatore del G8, si “vende/corrompe” alle cariche politiche.
“Il pm Francesco Pinto, titolare dell’inchiesta su “mensopoli”, indaga sugli appalti della ristorazione nelle mense scolastiche genovesi e savonesi e diversi imputati eccellenti finiscono sotto processo per «Corruzione». All’interno di quello che fu definito «comitato d’affari», si ritrova Massimiliano Morettini (ex assessore ai giovani della Giunta di Marta Vincenzi). Il business era quello delle mense scolastiche di Genova e della Liguria, le tangenti dovevano servire anche a finanziare la campagna politica: l’inchiesta fece tremare Tursi, l’onda d’urto toccò altri tribunali ed arrivò fino alle porte del Vaticano”. (dai giornali dell’epoca).
Dopo 6 giorni, Morettini venne liberato da ogni accusa.
In fondo Mensopoli aveva un significato che non è stato capito. Ha significato un crollo ideologico e la rinascita di nuove idee e partiti in un’epoca in cui non c’era ancora la grancassa dei social. In mezzo a tutto, questo il libro è un rara testimonianza di voglia di raccontare, come per una catarsi. Non ha obiettivi di rivalsa o di vendetta, bensì quello di scrollarsi di dosso dopo anni il pensiero di essere “sporco”. Di venir “pensato come un essere sporco”.
Esistono due trame, una evidente e l’altra sotterranea. Ma altrettanto violente, come violento è sentirsi accusato sui media e nei giudizi non detti delle persone; è un libro che si legge d’un fiato. Ed è forse un tassello politico che travalica Genova e fa irrompere in Italia nuovi scenari politici che ancora oggi stiamo analizzando e che forse potremo spiegarci meglio a partire da quest’insolita testimonianza.
“E allora, questo libro è diventato per me il modo di affrontare alcune questioni. Alcune più superficiali: aver vissuto un’ingiustizia, aver sperimentato la macchina del fango, aver visto violentata la mia reputazione. Sono cresciuto con la cultura della lotta alle ingiustizie, ma anche del rispetto delle istituzioni, compresa quindi la Magistratura. Dopo quei fatti, però, dolorosamente, ho provato un po’ meno rispetto. Giusto quello che si deve; giusto quello che serve per non abbandonarsi a sentimenti bestiali, incivili, populisti. Dopo quei giorni, ho letto la cronaca politico-giudiziaria, anche quella del passato, con altri occhi. E ancora oggi, quando sento certi appelli alla libera informazione mi viene la pelle d’oca.
Ma l’impellenza dello scrivere queste pagine non è nata da pulsioni politiche o culturali e men che meno di denuncia, rivendicazione o vendetta. Non ho sassolini da togliermi in pubblico. L’urgenza che ho avvertito è stata quella di fare i conti con me stesso. Con la fatica che ho fatto per non impazzire. Con il rimorso di aver involontariamente coinvolto la mia famiglia. Dovevo capire: perché le persone che mi volevano bene continuavano a volermene? E perché, invece, in tanti hanno avvertito l’urgenza di colpire a freddo un uomo a terra, già cadavere? “Ognuno ha la sua pietra pronta”, canta Guccini. Ed è vero, in generale. Drammaticamente ancora più vero a sinistra, casa mia”. (Dalla prefazione del volume “Quella volta che sono morto“)
(“Quella volta che sono morto“, pag 43-44)
Massimiliano Morettini
Quella volta che sono morto
Erga Edizioni, Genova
12 Euro
184 pagine
ISBN: 978-88-3298-305-0




