13 dicembre 2022, ore 16:30 Auditorium Vasari – Gallerie degli Uffizi
1897-2022 I 125 anni del Kunsthistorisches Institut in Florenz
È una delle istituzioni più antiche e rinomate per la ricerca sulla storia dell’arte e dell’architettura italiana e ha sede a Firenze. Martedì 13 dicembre festeggia i suoi 125 anni di attività con una conferenza celebrativa dal titolo “Another Renaissance? Art Between Two Worlds c. 1500 (Un altro Rinascimento? Arte tra due mondi intorno al 1500)” a cura di Alina Payne, Professoressa di Storia dell’arte e dell’architettura all’Università di Harvard e direttrice di Villa I Tatti a Firenze
Nel 1897, su iniziativa di un gruppo di studiosi, viene fondato a Firenze il Kunsthistorisches Institut in Florenz.
Diretto dal Prof. Dr. Gerhard Wolf, è oggi tra gli istituti di ricerca storico-artistica più antichi al mondo e nel 2022 festeggia i suoi 125 anni di attività nonché i 20 anni dal suo ingresso nella galassia della Società Max Planck per la Promozione delle Scienze.
Per l’evento, introdotto da Gerhard Wolf, l’Istituto ha invitato Alina Payne, Professoressa di Storia dell’arte e dell’architettura all’Università di Harvard e direttrice di Villa I Tatti a Firenze, a tenere una conferenza celebrativa dal titolo “Another Renaissance? Art Between Two Worlds c. 1500 (Un altro Rinascimento? Arte tra due mondi intorno al 1500)”.
L’incontro è previsto per martedì 13 dicembre alle ore 16:30 presso l’Auditorium Vasari alle Gallerie degli Uffizi e vedrà anche i saluti istituzionali di Eike Schmidt (direttore delle Gallerie degli Uffizi), Paola D’Agostino (direttrice dei Musei del Bargello), Elisabetta Meucci (assessora Università e ricerca del Comune di Firenze) e di Andreas Krüger per l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania a Roma. All’incontro si potrà accedere online via Zoom, previa registrazione tramite il sito dell’istituto.
“Another Renaissance? Art Between Two Worlds c. 1500” scaturisce dal progetto e dal volume The Land between Two Seas (Brill 2022) e si concentra sull’Europa orientale del primo periodo moderno, dall’Adriatico, il Mar Nero e il Mar d’Azov fino alla Moscovia, alla Polonia e alla Lituania. Una regione con una storia complessa quale campo di scontro tra imperi, collegata da forti legami fluviali verso il “centro” della cultura mediterranea e compartecipe del suo crogiolo artistico e culturale.
Sebbene gli studiosi abbiano essenzialmente relegato questo “entroterra” in uno spazio crepuscolare di “Bisanzio dopo Bisanzio”, la sua produzione artistica solleva importanti questioni su centro e periferia, sulla contaminazione e sui luoghi dell’innovazione artistica, arrivando a toccare/sfiorare dinamiche politiche di grande attualità. Partendo dallo studio di una cattedrale in Valacchia (1512-1517 circa), Alina Payne esamina questa zona liminale di mediazione tra l’Europa orientale e le culture dell’Asia occidentale e centrale, un mondo fluido e instabile e quindi più flessibile ed eterogeneo nell’arte, nell’architettura, nei modi e persino nelle fedi.
Alina Payne è professoressa di Storia dell’arte e dell’architettura all’Università di Harvard, dove detiene la cattedra Alexander P. Misheff, e direttrice di Villa I Tatti (Berenson) tra Firenze e Settignano. Recentemente ha pubblicato L’architecture parmi les arts. Matérialité, transferts et travail artistique dans l’Italie de la Renaissance (Hazan/Louvre 2016) e ha curato The Renaissance in the 19th Century (con Lina Bolzoni; I Tatti/Harvard, 2018); The Companion to Renaissance and Baroque Architecture (Wiley/Blackwell, 2017); Histories of Ornament: From Global to Local (con Gülru Necipoğlu; Princeton, 2016). Nel 2006 ha ricevuto il premio Max Planck e Alexander von Humboldt per le scienze umane ed è membro dell’American Academy of Arts and Sciences. È stata visiting professor presso il GSD (Harvard University); Villa I Tatti, Firenze; École Pratique des Hautes Études, Parigi; Kunsthistorisches Institut in Florenz – Istituto Max Planck, Firenze; Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la Storia dell’Arte, Roma; Università Roma II e Istituto Max Planck per la Storia della Scienza, Berlino.
1897-2022 – Kunsthistorisches Institut in Florenz
Il Kunsthistorisches Institut in Florenz (KHI), con la sua precoce fondazione avvenuta nel 1897, è strettamente legato all’affermarsi della storia dell’arte come disciplina tra università e musei, e ha contribuito in modo significativo allo sviluppo dei suoi discorsi e metodi. Dal 2002 è un istituto della Società Max Planck.
Con il suo ricco programma di eventi aperti al pubblico a Firenze, a Berlino e in molteplici altre località, si propone come un punto d’incontro per uno scambio scientifico vivace, internazionale e transdisciplinare. I risultati della ricerca dell’Istituto vengono resi accessibili al pubblico tramite mostre, convegni e pubblicazioni, tra cui una rivista.
La ricerca che si svolge al Kunsthistorisches Institut in Florenz è dedicata alle storie dell’arte e dell’architettura in una prospettiva transculturale e globale, con particolare attenzione all’Italia, all’Europa e al Mediterraneo. Se da un lato l’Istituto è impegnato nell’elaborazione di nuovi approcci a temi “classici” come l’arte rinascimentale in Italia, dall’altra parte si studiano dinamiche liminali e trasversali attraverso i secoli.
Tra le principali finalità dei progetti e delle collaborazioni figura la volontà di combinare la ricerca storica con l’impegno critico nei dibattiti e nelle sfide contemporanee, come l’ecologia, il patrimonio, la fragilità del territorio, l’urbanizzazione, le migrazioni e la diversità; le pratiche estetiche e artistiche; i media e le culture materiali; la trasformazione digitale e il futuro dei musei. La questione principale è: quale può (o dovrebbe) essere il contributo della storia dell’arte in relazione alle grandi sfide del terzo millennio?

Il tema della conferenza del 13 dicembre rispecchia infatti una linea di ricerca, perseguita da anni dal KHI, che collega la storia dell’arte italiana con geografie più vaste. Si tratta di geografie storiche che hanno un impatto sulle grandi vicende di oggi, come il Mediterraneo, la Turchia, la Georgia e l’Armenia, il rapporto con il mondo islamico, con l’India.
Nei suoi progetti, programmi e gruppi di ricerca l’Istituto coinvolge un cospicuo numero di giovani studiose e studiosi, offrendo borse di studio (dottorali e post-dottorali) e altre forme di collaborazione. Attualmente sono attivi all’istituto ca. 35 giovani studiosi internazionali tra cui molti italiani.
La Biblioteca e la Fototeca
La Biblioteca e la Fototeca del KHI sono tra i più importanti strumenti di ricerca per la storia dell’arte italiana nel contesto europeo e mediterraneo, e sono al contempo laboratori attivi della ricerca e dello sviluppo di nuove metodologie in collaborazione con partner internazionali.
Con ca. 350.000 volumi e un migliaio di titoli di riviste in abbonamento, la Biblioteca offre condizioni di lavoro ideali per la ricerca. La comunità internazionale di ricercatrici e ricercatori, che comprende le collaboratrici e i collaboratori dell’Istituto, può accedere a una vasta letteratura scientifica che spazia dalla tarda antichità fino a oggi, in storia dell’arte e discipline attigue. La Biblioteca è altresì impegnata nella valorizzazione del patrimonio librario.
La Fototeca costituisce una delle collezioni più importanti di fotografia documentaria sulla storia dell’arte e dell’architettura italiana (con circa 630.000 unità). Svolge inoltre un ruolo centrale nel dibattito internazionale e transdisciplinare sul ruolo degli archivi fotografici nella ricerca e nelle società del XXI secolo. Le sue attività quotidiane, come campagne fotografiche, catalogazione e digitalizzazione, sono inseparabili dalle attività di ricerca.
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Firenze, 12 dicembre 2022




