Questo libro parla di una donna “resistente”: Teresa Mattei, la più giovane Madre Costituente italiana
Pagine scritte quasi sotto dettatura, che restituiscono l’immagine di una vita d’impegno civile, per le donne e i bambini, un connubio indissolubile per capire la sua figura di moderna pedagogista. Non una “donna storica” ma attuale. Non solo le mimose, scelte da lei per la festa della donna, ma la fondazione dell’UDI; “il cinema fatto dai bambini”; la treccia intorno al mondo; Radio Bambina; la testimonianza al processo militare a Priebke; la campagna referendaria del 2006 contro la riforma costituzionale “anticostituzionale”.

Le sue battaglie per una sinistra coraggiosa e non legata a pregiudizi, gli scontri all’interno del Partito Comunista si affiancano al suo convinto antifascismo e all’opposizione alle leggi razziali e proseguono con la Resistenza e la battaglia di Firenze; l’Assemblea Costituente; fino all’Italia contemporanea, al G8 di Genova e al referendum costituzionale del 2006.
Una vita costellata di incontri importanti: da Palmiro Togliatti ad Alcide De Gasperi, a Sandro Pertini, a Piero Calamandrei, a Bruno Munari, a Cesare Zavattini, a Roberto Rossellini, a Franca Rame, a Rossana Rossanda, a Nilde Iotti, a Danilo Dolci, a Giovanni Battista Montini, per citarne solo alcuni.
Un’esistenza segnata da profondi dolori quali la morte del fratello prediletto Gianfranco sacrificatosi nel carcere nazista di via Tasso per non tradire sotto tortura i compagni, quella dell’amato marito Bruno Sanguinetti a 41 anni, il suicidio della giovane figlia Antonella. Teresa, la partigiana Chicchi, la più giovane dei Costituenti, la “pedagogista sciolta”, non ha mai interrotto il suo impegno civile.
Il volume contiene molte immagini testimonianza della vita di Teresa Mattei e approfondimenti audio e video fruibili con l’App Vesepia.
Servono tante Chicchi per far vivere la nostra Costituzione
(Estratto della prefazione di Massimo Bisca, Presidente ANPI Genova)
Ho letto questo libro tutto d’un fiato, e naturalmente le parti relative all’esperienza dei mesi di lotta armata mi hanno coinvolto totalmente. Alcuni passaggi poi, condensavano in poche frasi l’insieme di rapporti umani, emozioni, timori, paure, ma anche tanto coraggio: “…però partecipavo anche alle azioni più rischiose, come far deragliare i treni che trasportavano o armamenti o milizie naziste, mettere bombe e far saltare depositi di munizioni. Si dovevano fare, si doveva sconfiggere la paura e agire. Io non credo agli eroismi senza paura. Credo che l’unico eroismo sia di vincere la paura e fare lo stesso quello che si è deciso di fare. Anche di usare le armi avevo orrore, ma era indispensabile! Riuscii a farmi consegnare da un gerarca fascista la sua arma, che divenne quindi la mia prima pistola, con la quale però non ho mai sparato un solo colpo.
Un’altra volta, invece, sono riuscita a sequestrare una partita di prosciutti.
Entrai in una fabbrica di vestiti per prendere tutti i maglioni, perché erano necessari per combattere. Le scarpe erano il problema più grosso oltre il mangiare. Ricordo anche una fame terribile… poi il freddo, l’umido, il bagnato, i piedi gelati… Erano tante cose messe insieme, ma c’era un’incapacità di essere stanche: eravamo determinate dalla voglia di andare avanti malgrado le difficoltà.

Così sono passata dalla lotta armata all’impegno politico per costruire un’Italia diversa e democratica, più libera e più giusta, secondo quel che mi aveva insegnato mio padre”.
E ancora: “La nascita dell’UDI, volta a riunire donne appartenenti a tutte le fedi politiche e classi sociali per perseguire il comune obiettivo dell’emancipazione femminile”.
La sua preparazione e partecipazione, anche con una relazione a un convegno dal titolo: “Le donne nella partecipazione alla vita pubblica, nella lotta, nella ricostruzione”. Piene di significato e fanno riflettere, le parole che scrive: “Avevamo tutte un bagaglio di esperienza politica, forgiato nella lotta antifascista ed eravamo tutte culturalmente preparate, non solo quelle di noi che avevano frequentato scuole e università, ma anche quelle che avevano studiato autonomamente, da autodidatte, e affrontato compiti politici e sociali. Le nostre differenze ideologiche non furono un ostacolo poiché, pur da schieramenti opposti, ci trovammo alleate per affermare insieme un’idea avanzata dell’emancipazione femminile. Le donne sono state chiamate l’altra metà del cielo, ma invece hanno i piedi saldamente sulla terra e vogliono che questa terra sia di pace. Noi cercavamo affannosamente di portare avanti un discorso sulla specificità femminile, riconoscendone i valori e la forza non esclusivamente all’interno della famiglia, ma per la società.”
È quello che mi sono sentito dire da tante donne sui comportamenti maschili, già dalla Resistenza, ma ancor di più finita la guerra, sia in fabbrica, dove ho lavorato, sia nel quartiere.
Rileggendo certe frasi, il testo di Ginella mi ha fatto ricordare, pochi lo sanno, che a molte di loro non fu concesso sfilare coi partigiani dopo il 25 aprile e, tanto meno, indossare divise maschili (questo lanciavano gli alleati), né tenere le armi, molte volte prese in azione ai nazifascisti, “Perché non stava bene vedere una donna così. E poi chissà cosa avrebbero potuto pensare (sic)”. A Genova, invece, dopo uno scontro verbale molto duro, il 1° maggio ’45 la Brigata di donne, comandata da donne, sfilò, tutta orgogliosa, forte della loro unicità.
A chi pensa che possano esservi periodi di grave travaglio e di trasformazione, nei quali non vi sia posto per una “questione femminile”, si incarica di dare torto la storia.
E la storia non dà minore torto a chi crede che si possa realizzare un movimento reale per l’emancipazione della donna indipendentemente dai processi generali dello sviluppo della democrazia e della lotta per il progresso.
Donne che maturarono la loro scelta antifascista con il rafforzamento del regime o appena vennero instaurate le leggi speciali che abolivano ogni libertà.
(…)
Accade che, mano a mano che ogni problema della vita democratica si pone in modo più largo e concreto e si sviluppano gli aspetti organizzati della lotta armata o della vita civile, la presenza femminile diventa più evidente e significativa.
(…)
Con la fine della guerra le donne non hanno sicuramente smobilitato il loro impegno.
Quanto viene descritto sull’esperienza politica e dentro lo stesso Partito Comunista, è tutto molto chiaro nel dimostrare quante battaglie abbiano dovuto combattere. Teresa Mattei era una Costituente… ma pensiamo a quelle donne che non avevano certi incarichi e che dovevano fare i conti, tutti i giorni, con certe culture maschiliste e retrograde.
Esse conquistarono sul campo il diritto al voto: pochi sanno che venne assegnato nel febbraio del ’45 da un decreto luogotenenziale, e che non potevano essere elette, ma soltanto votare. È il governo Parri nel marzo del ’46 a rendere possibile la loro elezione, e così furono 20.000 le Consigliere comunali elette nel ’46 alle amministrative e 21 le Deputate alla Costituente. (9 della DC, 9 del PCI, 2 del PSI e1 dell’Uomo Qualunque).
Alcuni non capirono subito la portata storica di quella conquista, ma la compresero in seguito; e lo si è visto nelle battaglie per la Costituente e per la Repubblica, nelle lotte per la vita e la difesa delle Istituzioni: lì si è rivelato appieno lo spirito delle donne.
Nel ’48, con l’entrata in vigore della Costituzione, grazie al lavoro delle Costituenti gli art. 3, 29, 31, 37, 48 e 51 sanciscono la parità tra uomini e donne.
Nel ’50 viene promulgata la Legge per la tutela delle lavoratrici madri.
Nel ’51 la DC Angela Cingolani è la prima donna Sottosegretario.
Nel ’56 le donne sono ammesse alle giurie popolari e ai tribunali minorili.
Nel ’60 compare l’eliminazione dai Contratti di Lavoro Nazionali (CC LL NN) di tabelle paghe differenti tra uomini e donne, ma ci vorrà una sentenza della Cassazione nel 1969 per applicarla (allora erano oltre 5 milioni quelle che lavoravano) e salterà anche la clausola del nubilato.
Nel 1963 il matrimonio non sarà più ammesso come causa di licenziamento.
Nel 1964 le donne sono ammesse in Magistratura secondo il Disegno di Legge Moro…
E questi sono solo alcuni esempi.
Le loro battaglie sono continuate in altri momenti cruciali della vita del Paese, non solo nel battersi per la Legge sul divorzio o sull’aborto o nel nuovo Diritto di famiglia. Battaglie che in tanti casi le hanno viste protagoniste, questo sì, come sempre, in conflitti interni anche alle stesse forze politiche progressiste e democratiche, ben prima dei confronti più generali nel Paese, per far valere la loro specificità, il loro essere donna, senza condizionamenti opportunistici e di facciata.
Del resto, lo stesso mondo femminile è sempre stato in prima linea nelle lotte in difesa della democrazia da quando si sono tentati i golpe in Italia, da quando i fascisti hanno messo bombe nelle piazze o sui treni, oppure quando il terrorismo voleva “colpire al cuore lo Stato”. E molte donne erano con la Mattei a Genova, nei giorni tremendi e drammatici del G8, dove trovò la morte Carlo Giuliani, e si vissero dei giorni dove si uccise anche la democrazia e lo stato di diritto, non solo alla caserma di Bolzaneto, e dove alla scuola Diaz ci fu davvero una “Macelleria messicana”.
Questo libro disegna tutti questi eventi attraverso le vicende di Chicchi, la più giovane delle Madri Costituenti.
Ricordarlo non significa rievocare una storia lontana. Guardare e intendere con chiarezza ciò che è stato, significa al contrario comprendere bene il presente e pensare al futuro.
Stiamo vivendo una fase delicata nella vita del Paese. Serve una nuova avanzata della democrazia, e personalmente credo serva ancor di più sapersi far influenzare meglio dalle sensibilità delle donne, dalla loro acutezza e dalla necessità, ormai inderogabile, di applicare sino in fondo il secondo capoverso dell’Articolo 3 della nostra Carta fondamentale.
Ancora una volta serve la memoria, servono le nostre radici per non smarrire il senso della storia e la lezione che ne deriva. Dobbiamo ripartire dalle nostre radici.
Ecco perché bisogna partire dalla Costituzione, da quei valori per i quali i nostri padri e tante nostre madri non hanno potuto vivere la loro giovinezza e molti dei loro compagni hanno sacrificato la vita.
In questo c’è la strada per la ricostruzione, non solo dell’unità nazionale, ma anche di una nuova moralità ed etica pubblica.
Ci sono, nel solco della prima parte della Costituzione, nuovi diritti da affermare, e più che altro serve applicare fino in fondo quegli articoli che, dopo tanti anni, non sono ancora applicati. Ancora oggi essa rappresenta un’arma formidabile per affermare uguaglianza, solidarietà, democrazia. Le forze antifasciste nell’immediato dopoguerra furono in grado di metter insieme idee, culture, storie molto diverse, sulle quali costruire compromessi alti, che sono la sostanza della nostra Costituzione e che ancora mostrano il loro valore e la loro grande attualità. Gli Italiani sono un popolo che è stato capace di “creare” il fascismo, di farlo arrivare al potere con “libere” elezioni; ma che è stato capace di liberarsi, anche con le proprie forze, e non solo con l’azione degli Alleati.
La nostra è la Costituzione di un Paese che non ha lasciato solo ad altri il compito di liberarlo, ma ha impegnato sé stesso, ha combattuto, e per questo si è dato una Costituzione come quella attualmente in vigore”.
CHICCHI la resistente – TERESA MATTEI
Autore: Anita Gianella
Editore: Erga edizioni, Genova
180 pagine
ISBN: 978-88-3298-628-0




