“Canzoni da Ascensore”: il nuovo album di Marco Schnabl è un manifesto contro l’omologazione musicale nell’era dell’intelligenza artificiale
Taranto, 30 gennaio 2026 — Il paradosso è servito, e suona dannatamente bene: oggi esce “Canzoni da Ascensore”, terzo album di Marco Schnabl, produttore e compositore con più di vent’anni di traiettoria internazionale tra Londra e Italia. Disponibile su tutte le piattaforme digitali anche in Dolby Atmos, il disco mette in scena una distopia capovolta: mentre la musica generata dall’IA diventa norma, quella fatta da mani, corde e polmoni rischia di scivolare nel ruolo più ingrato possibile — il sottofondo. Il titolo è una provocazione, certo, ma soprattutto un manifesto.
UN ALBUM NATO IN CINQUE ANNI DI LABORATORIO COLLETTIVO
Frutto di cinque anni di lavoro, “Canzoni da Ascensore” nasce in dialogo creativo con i compositori Aldo Martino e Antonio Caprara, e con la scrittrice e poetessa Gaia Favaro, firma dei testi: tredici brani che attraversano suggestioni operatiche e pop/rock senza reverenze, con un’attitudine concettuale che sfiora il punk — più che nelle chitarre, nella visione. Durante la scrittura e le prove delle basi, il team ha tenuto a mente un’idea precisa: immaginare i brani come una sorta di “compilation ideale sanremese” capace di parlare a un pubblico ampio. Non tanto pensando a Sanremo come traguardo, quanto come riferimento culturale di immediatezza e impatto: canzoni che entrano subito, ma che restano addosso.
Schnabl qui fa (quasi) tutto: direzione artistica, arrangiamenti, registrazione, mix e mastering. E poi suona: batteria, basso, chitarre, orchestrazioni programmate. Alcuni colori, però, arrivano da ospiti mirati: Melga (fisarmonica e pianoforte), Marina Latorraca (fiati), Palma Cosa (chitarra classica) e Francesco Greco (violino solista).
“VINTAGE CONTEMPORANEO”: SUONATO, NON SIMULATO
L’idea sonora è dichiarata e coerente: circa l’80% degli strumenti è suonato fisicamente, per un risultato che Schnabl definisce “vintage contemporaneo”. Qui però il vintage non è nostalgia: è matericità, grana, aria tra le note. E soprattutto è disciplina: ogni timbro è subordinato alla struttura e alle parole. Il virtuosismo, in questo album, non sta nell’assolo — sta nella scrittura.
“Non ci sono assoli fine a se stessi: i brani richiedono arrangiamenti al servizio delle parole, non il contrario”, spiega Schnabl.
Tra i brani spicca “Caramelle”, che — per atmosfera e testo — sembra contenere l’intero DNA del progetto: un equilibrio tra immediatezza e inquietudine, tra melodia e pensiero.
L’ESPERIENZA IMMERSIVA IN ATMOS, A TARANTO
Il disco è stato mixato in Stereo e Dolby Atmos presso Think Ahead Studio, lo studio di proprietà di Schnabl a Taranto, dotato di sistema di monitoring 7.1.4. Nel formato immersivo, gli strumenti non “stanno” semplicemente nel panorama: costruiscono profondità, distanza, presenza.
“Il Dolby Atmos ricostruisce in modo estremamente fedele l’ambiente in cui vivi la musica: è una festa per le orecchie”, racconta Schnabl.
UNA BIOGRAFIA CHE PASSA DAGLI STUDI LONDINESI AL LAVORO SUGLI INDIPENDENTI
Produttore, compositore e chitarrista, Schnabl ha vissuto oltre dieci anni a Londra lavorando in contesti di alto profilo come Sphere Studios accanto al produttore Chris Kimsey (The Rolling Stones), oltre ad attività di formazione presso Alchemea School of Sound. Tornato in Italia, guida Think Ahead Studio e affianca artisti indipendenti e realtà discografiche, muovendosi tra direzione artistica, arrangiamenti orchestrali, composizione e mix in Atmos.
Con “Canzoni da Ascensore” la sua tesi è chiara e senza retorica: musica fatta dalle persone, per le persone, in un tempo che rischia di dimenticarsene. E se davvero l’ascensore è il luogo del sottofondo, qui diventa il punto esatto in cui la musica — finalmente — sale, piano dopo piano, nell’immaginario collettivo determinato da quelle persone che in un album cercano la qualità quasi maniacale, la raffinatezza e un’ esperienza d’ascolto che ha un retrogusto di buono .
Credits cover: Nunnari grafiche
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