“Credo che in pochi si siano chiesti con franchezza cosa sarebbero le nostre città, le nostre Regioni, la società tutta, senza l’Università. Quanti numeri che sono indice di coesione, benessere e sviluppo vedremmo drasticamente scendere, a volte fino allo zero? E cosa rischiamo se non si prende sul serio il ruolo dell’Università, o se lo si prende sul serio solo a parole, senza adottare le scelte che dovrebbero conseguirne?“, così il Rettore dell’Università di Bologna, Giovanni Molari, alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2025-2026, in corso a Bologna, nell’Aula Magna di Santa Lucia.
“Partiamo da un dato basilare“, ha continuato il Rettore. “Di norma, quando pensiamo all’Università e al suo ruolo nel Paese partiamo dal numero dei laureati, e lamentiamo – giustamente – la grama posizione dell’Italia nel contesto UE e nel contesto OCSE.
Raramente però ci chiediamo: cosa significa un alto numero di laureate e laureati? È solo un astratto target da raggiungere per un miglior posizionamento nelle classifiche internazionali? No, non è solo questo. Più laureate e laureati significa: maggiore innovatività e slancio del sistema sociale ed economico; maggiore benessere diffuso, anche in termini di salute pubblica; maggiore partecipazione politica e maggiore cultura della cittadinanza attiva, cioè maggiore democrazia; maggiore equità sociale e maggiore equità di genere. Ci dispiace doverci spesso abbassare a rispondere a chi sostiene che la laurea non serve e, così dicendo, disorienta i nostri giovani e le loro famiglie. La laurea serve, eccome: non solo ai singoli, ma all’intero sistema Paese”.




