A tre anni dalle alluvioni i territori hanno visto numerosi interventi: bisogna puntare su contrasto all’erosione e razionale gestione idraulica, nei territori acclivi e in pianura, per mitigare i prossimi prevedibili eventi ambientali.
Bologna, 26 giugno – Conoscere sempre di più le esigenze dei territori, anche a fronte delle nuove normative di settore, e avere una visione legata all’idea di bonifica integrale, dove città, pianura e montagna sono intese come un unico ecosistema comunicante da preservare nella sua interezza è la voce comune alzatasi dagli esperti che hanno partecipato al convegno “Dalla montagna alla pianura. Riequilibrio, protezione, valorizzazione” svoltosi a Imola, presso la sede di Palazzo Sersanti. La giornata, organizzata dall’Accademia Nazionale di Agricoltura, in collaborazione con l’Università di Bologna e Geolab Aps, ha puntato l’attenzione sulla necessità di dover agire oltre l’emergenza, per agevolare quegli investimenti ordinari, necessari per la sicurezza del territorio. Infatti, le variazioni climatiche che stiamo vedendo anche in questi giorni, con temperature record in tutta Europa, porteranno sempre più a nuovi disagi ambientali, legati sia a prolungata siccità che a elevate piogge, e i territori dovranno saperne mitigare gli effetti rispondendo in maniera adeguata con le infrastrutture predisposte.
“Il territorio va governato e analizzato come un unico segmento dove montagna e pianura, visti come un insieme unico, sono inseriti all’interno di un sistema di bonifica integrale che faccia dialogare i diversi ambiti dall’agricoltura, al controllo di fiumi e canali, fino all’erosione montana. Oggi l’obiettivo – ha sostenuto il Prof. Federico Magnani, Presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura – è mitigare gli effetti dei prossimi eventi ambientali e giornate come queste, dove si incontrano i diversi attori della gestione territoriale, sono momenti di grande importanza che l’Accademia, sempre più, vuole favorire come aggregatore di idee per trovare soluzioni ottimali utilizzabili nel prossimo futuro”.
La manifestazione, iniziata con la tavola rotonda “Strategie per la messa in sicurezza dei territori da eventi alluvionali“, ha visto esponenti politici, governativi e rappresentanti di istituzioni e associazioni definire le linee guida da seguire. Il Col. Aldo Terzi, Comandante Regione Carabinieri Forestali Emilia-Romagna ha parlato di come l’Arma, mediante i suoi presidi territoriali, riesce ad aiutare i cittadini nelle esigenze legate ai problemi ambientali, mentre Riccardo Martelli, Consigliere dell’Ordine Nazionale di Geologi ha spiegati come la fragilità delle zone montane influisce sulla regimentazione delle acque a valle. A seguire hanno parlato il Commissario Straordinario Ing. Curcio, Fabrizio Castellari Consigliere Regionale Regione Emilia-Romagna e Daniele Vincenzi, Presidente ANBI.
Conoscenza, programmazione e responsabilità condivisa per sviluppo sostenibile e sicuro
“La sicurezza dei territori non nasce esclusivamente dall’intervento infrastrutturale, ma dalla conoscenza del territorio stesso e dalla consapevolezza, da parte delle comunità che lo abitano, delle sue peculiarità e dei suoi rischi. In questo senso – ha detto il Commissario Straordinario Ing. Fabrizio Curcio – iniziative come quella promossa oggi dall’Accademia rappresentano momenti particolarmente importanti, perché favoriscono un confronto aperto e qualificato sulla visione complessiva del territorio. Ragionare sulla visione del territorio significa non solo analizzare il rischio, ma anche pianificare e programmare in modo coerente gli interventi e l’utilizzo delle risorse, nella prospettiva di uno sviluppo che sia sostenibile e sicuro. È su questo equilibrio tra conoscenza, programmazione e responsabilità condivisa che si costruisce una reale prevenzione e una maggiore resilienza dei territori”.
I cantieri e gli investimenti post alluvione in Emilia-Romagna
Da quanto emerso durante il convegno sono 270 cantieri i completati, o in fase di realizzazione dall’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile, per un valore complessivo di 307 milioni di euro. Nel 2025 sono stati programmati interventi per 274 milioni di euro, dedicati alla messa in sicurezza di fiumi, frane e della costa e per il triennio 2026-2028 sono previsti ulteriori 171 milioni di euro. Gli 8 Consorzi di bonifica regionali stanno realizzando 111 opere strategiche, per un investimento totale di oltre 1,2 miliardi di euro, da ultimare entro la fine dell’anno 2026.
“Il 60% della superficie dell’Emilia-Romagna presenta rischi per frane o idraulici. La Regione ha vissuto eventi alluvionali devastanti nel maggio 2023 e nel settembre-ottobre 2024, con danni stimati dalla Regione e certificati anche dall’Unione Europea in 8,5 miliardi di euro solo dopo il 2023, di cui circa la metà per infrastrutture come strade, ponti, argini e canali. Questi eventi hanno messo in luce la fragilità strutturale del sistema idrogeologico. Con il bilancio regionale 2026-2028 – ha dichiarato Fabrizio Castellari Consigliere Regionale Regione Emilia-Romagna – la Regione ha reso strutturale il raddoppio delle risorse per il contrasto al dissesto idrogeologico e la manutenzione dei corsi d’acqua, dei versanti e della costa: da 24 a 50 milioni di euro annui. Questo incremento di 25 milioni annui è confermato per l’intero triennio 2026-2028 e il Decreto Legge 65/2025 ha istituito un Programma straordinario di interventi per la riduzione del rischio idraulico e idrogeologico. Per la sua attuazione è previsto un fondo da 1 miliardo di euro per gli anni 2027-2037 di cui oltre 900 milioni per l’Emilia Romagna, da realizzare per stralci quinquennali e per avviare la progettazione già nel 2026, il bilancio regionale ha istituito un Fondo specifico di 10 milioni di euro”.
In Italia sono 700 i progetti in attesa di finanziamento e serve tutela per aree interne
“In tutta Italia abbiamo 700 progetti in attesa di finanziamento. Con il PNRR abbiamo speso 3,5 miliardi di euro in interventi che, oggi, permettono di risparmiare 1,5 miliardi di metri cubi d’acqua. Ma non basta – ha sostenuto Daniele Vincenzi, Presidente ANBI – servono regole per un’attività ordinaria, capace di garantire sicurezza ai territori, riattivare le filiere nelle aree interne e assicurare reddito a chi si prende cura del territorio. A questo va aggiunta la necessaria tutela delle aree interne di pianura e montagna, sono il 66% del territorio italiano abitate dal 13,8% della popolazione, che devono diventare sicure con sistemazioni idrauliche e agrarie, per creare reddito e dare certezze agli abitanti. Insieme possiamo raggiungere una maggiore sicurezza in tempo di crisi climatica”.
Il pomeriggio ha visto la tavola rotonda “Per un modello integrato e condiviso di protezione del territorio: il ruolo dei consorzi di bonifica” con i rappresentanti dei principali consorzi di bonifica di Emilia-Romagna, Toscana e Marche che hanno raccontato come sono state affrontate, nei diversi ambiti territoriali, le emergenze alluvionali del 2023 e 2024. Tutti i partecipanti hanno puntato l’attenzione sull’obiettivo di difendere il territorio, attraverso una mirata pianificazione degli interventi, utilizzando le competenze tecniche e di conoscenza ambientale fondamentali per operare su aree così frammentate e con esigenze ambientali differenti dalla pianura alla montagna.




