Nel suo ultimo approfondimento su DarkSide – Storia Segreta d’Italia, il giornalista Gianluca Zanella espone una nuova ipotesi sul delitto di Garlasco, costruita sull’analisi di due elementi tecnici finora rimasti separati agli atti: un’attività informatica registrata sul computer di casa Poggi il 30 agosto 2006 e uno scambio di email tra Chiara Poggi e un’ex collega, datato 5 luglio 2007.
Il primo elemento emerge dalla consulenza del consulente informatico Paolo Dal Checco, disposta dalla Procura di Pavia nell’ambito delle nuove indagini tuttora in corso, che attribuisce a un utilizzatore diverso da Chiara — riconducibile al fratello Marco o alla sua cerchia di amici — un’attività definita da Dal Checco e dal suo team come riconducibile a un fenomeno di e-whoring: l’uso di fotografie non proprie, in questo caso di un’amica e collega di lavoro di Chiara, per intessere una falsa identità in una conversazione online. Le immagini vengono raccolte in una cartella e, secondo la consulenza, inviate ad Alberto Stasi, che risponde a sua volta con una propria fotografia, anch’essa conservata nello stesso archivio digitale.
Secondo la ricostruzione di Zanella, la persona ritratta in quelle fotografie non è un soggetto casuale: è la stessa collega con cui, quasi un anno dopo, il 5 luglio 2007, Chiara scambia una fitta corrispondenza via email — un collegamento tra i due episodi mai esplicitamente accostato agli atti né nel corso del processo di appello bis a carico di Alberto Stasi. Se confermato, questo collegamento suggerirebbe che l’episodio del 2006 non si sia esaurito in un gesto isolato, ma possa aver avuto uno sviluppo successivo, coinvolgendo direttamente Chiara l’anno seguente.
È su questa base che Zanella costruisce l’ipotesi centrale della sua ricostruzione: Chiara Poggi potrebbe essere stata vittima di un ricatto da parte di una persona non identificata, che il giornalista definisce convenzionalmente “Mister X”.
Secondo questa ricostruzione, il possesso di materiale privato e potenzialmente compromettente da parte di un interlocutore sconosciuto avrebbe posto Chiara in una posizione di estrema vulnerabilità, in un contesto sociale, quello del 2007, ancora privo degli strumenti culturali e normativi oggi disponibili per affrontare situazioni di questo tipo. Zanella ipotizza che Chiara abbia scelto di gestire la vicenda da sola, senza coinvolgere il fidanzato né la famiglia, per proteggere i propri affetti e la propria privacy, trovandosi così in una condizione di stallo prolungato nel tempo.
Il giornalista avanza inoltre l’ipotesi che, a distanza di tempo, Chiara possa aver deciso di reagire direttamente nei confronti di questa figura, ponendo fine allo stallo e minacciando di rendere pubblica la situazione. È in questo passaggio, secondo la ricostruzione di Zanella, che andrebbe cercata una possibile origine della violenza che ha portato al delitto.
“Quello che racconto è una ricostruzione giornalistica, non un atto di indagine né una verità processuale“, dichiara Zanella. “Si basa su elementi concreti, ma l’interpretazione che ne do è mia. Lo dico sempre con chiarezza, e lo ripeto qui.”
Zanella precisa inoltre che questa figura, il “Mister X” della sua ricostruzione, è distinta da quella conosciuta come “il piccione”, già oggetto di sue precedenti analisi pubbliche, e che non vi sono elementi per collegarla al delitto né per escluderla.
Il giornalista ribadisce che Andrea Sempio, attualmente indagato nell’ambito della riapertura delle indagini, non è stato rinviato a giudizio e resta innocente fino a prova contraria.L’approfondimento completo di Gianluca Zanella è disponibile qui.
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