Francesco Guccini, la voce libera che ha attraversato l’Italia lasciandoci indimenticabili capolavori
Il cantautore è morto a 86 anni nella sua Pavana. Da “Auschwitz” a “La locomotiva”, da “Radici” a “L’avvelenata”, ha trasformato la canzone in memoria, racconto e coscienza critica. Il ricordo dei colleghi e la sua discografia.
Francesco Guccini è morto questa mattina, 6 agosto 2026, a Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano. Aveva 86 anni ed era circondato dall’affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari. Nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno in forma strettamente privata; una cerimonia commemorativa sarà organizzata nel mese di settembre.
Raccontare oggi Francesco Guccini significa sottrarlo subito alle formule. Perché Guccini non è stato soltanto un cantautore e non è mai stato semplicemente il simbolo di una stagione politica o generazionale. È stato un autore capace di mettere in una canzone il tempo e la Storia, i paesi dell’Appennino e le città, l’amore che finisce e quello che resiste, l’indignazione e il dubbio, la memoria familiare e le domande collettive.
Con la sua voce ruvida, il lessico ricchissimo, l’ironia e quella naturale diffidenza verso ogni verità troppo comoda, ha costruito un’opera che continua a parlare a persone nate molti anni dopo le sue canzoni. Non offriva risposte semplici: invitava a guardare meglio, a ricordare e, soprattutto, a non smettere di interrogarsi.
Da Modena a Pavana, passando per Bologna
Nato a Modena il 14 giugno 1940, Guccini trascorse gli anni dell’infanzia a Pavana, paese dei nonni paterni e luogo decisivo della sua geografia umana e poetica. Tornò poi a Modena per gli studi e, nel 1957, iniziò a suonare la chitarra e a scrivere le prime canzoni, affascinato dal rock’n’roll appena arrivato in Italia.
Prima della musica ci furono molti mestieri e molte vite: l’esperienza da istitutore in un collegio di Pesaro, il lavoro come cronista alla Gazzetta di Modena, le orchestre da balera, l’università e il trasferimento a Bologna nel 1961. Dal 1965 al 1985 insegnò lingua italiana al Dickinson College, mantenendo sempre un rapporto profondo con la letteratura, la storia e la lingua parlata.
Negli anni Sessanta si impose inizialmente come autore. Scrisse brani destinati all’Equipe 84, ai Nomadi e a Caterina Caselli. Canzoni come “Auschwitz”, “Dio è morto”, “Noi non ci saremo” e “Per fare un uomo” entrarono nell’immaginario italiano prima ancora che il grande pubblico imparasse a riconoscere pienamente il suo nome e la sua voce.
Il debutto discografico arrivò nel 1967 con Folk beat n. 1. Il vero passaggio decisivo fu però Radici, pubblicato nel 1972: un album nel quale la memoria privata diventava racconto universale e che conteneva, tra gli altri brani, “Piccola città”, “Incontro”, “Il vecchio e il bambino” e “La locomotiva”. Quest’ultima avrebbe chiuso per decenni i suoi concerti, trasformandosi ogni volta in un rito collettivo.
Nel 1976 Via Paolo Fabbri 43 consolidò il successo e consegnò alla canzone italiana “L’avvelenata”, risposta feroce, ironica e orgogliosa alle critiche e alle aspettative che circondavano il mestiere del cantautore. Due anni dopo, con Amerigo, Guccini mise a confronto l’America immaginata da ragazzo e quella vissuta dallo zio emigrante; nello stesso disco trovò posto “Eskimo”, racconto sentimentale immerso nelle speranze e nelle contraddizioni degli anni Settanta.
Da Metropolis a Signora Bovary, da Quello che non… a Parnassius Guccinii, da D’amore di morte e di altre sciocchezze a Stagioni e Ritratti, la sua scrittura continuò a muoversi tra storia, autobiografia, città, viaggi, amicizie, amori, sconfitte e ideali. I concerti erano parte integrante di quel mondo: non semplici esecuzioni, ma lunghe serate di musica, racconti, digressioni, battute e dialogo con il pubblico.
Il cantautore, lo scrittore, il narratore
Guccini non abitò mai soltanto la canzone. Nel 1989 pubblicò il suo primo romanzo, Cròniche epafàniche, seguito nel 1993 da Vacca d’un cane. Dal 1997 avviò con Loriano Macchiavelli una lunga collaborazione letteraria, dalla quale nacquero otto romanzi. Nei suoi libri tornarono gli stessi territori delle canzoni: l’Appennino, i dialetti, i ricordi, le trasformazioni del paesaggio e delle comunità, il passaggio inesorabile del tempo.
Nel 2012 L’ultima Thule, registrato nel mulino dei nonni a Pavana, sembrò il suo congedo dalla professione di cantautore. Dieci anni più tardi tornò in studio con Canzoni da intorto e, nel 2023, con Canzoni da osteria: non raccolte di nuovi brani autografi, ma viaggi dentro il repertorio popolare e le canzoni amate e cantate in una vita intera.
La sua ultima apparizione pubblica risale allo scorso maggio, a Reggio Emilia, in occasione di Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo, la mostra allo Spazio Gerra costruita attraverso anni di incontri e dialoghi con lui. A settembre uscirà postumo per Giunti Calde le pere!, il libro al quale ha lavorato fino all’ultimo.
Le voci della musica ricordano Francesco Guccini
I messaggi arrivati nelle ore successive alla notizia descrivono un uomo e un artista molto più complesso di qualunque etichetta.
Franco Mussida ha ricordato la sessione di registrazione per L’isola non trovata e quella musica capace di attraversare «il cuore e la mente», riconoscendo in Guccini una figura di grande forza umana ed etica.
Gio Evan ha parlato di un’arte “incorruttibile”, che non teme di prendere posizione né di perdere consenso.
Mauro Pagani ha sottolineato la coerenza di un libero pensatore per il quale l’indipendenza non era una posa, ma una pratica quotidiana.
Cristiano De André lo ha accostato al padre Fabrizio per la libertà dello sguardo, l’impegno civile e la capacità di raccontare il Paese.
Eugenio Finardi lo ha indicato come una delle figure fondamentali del dopoguerra italiano.
Zucchero “Sugar” Fornaciari gli ha dedicato poche parole intime, mentre Antonello Venditti ha ricordato i capolavori lasciati come testimonianza di un Novecento ancora vivo.
Luciano Ligabue, che con Guccini scrisse “Ho ancora la forza”, ha affidato ai social un saluto personale: «Ti ho ammirato e ti ammiro sconfinatamente, ma ancora di più ti ho voluto e ti voglio davvero bene».
Anche Gianni Morandi, Vasco Rossi, Fiorella Mannoia, la Premiata Forneria Marconi, Samuele Bersani, Francesco Gabbani e numerosi altri artisti hanno ricordato il “Maestrone”.
Il Club Tenco ha sottolineato il ruolo decisivo di Guccini nella storia della canzone d’autore e il sostegno dato fin dagli inizi all’intuizione di Amilcare Rambaldi.
Stefania Carretti, Lorenzo Immovilli ed Erika Profumieri, curatori della mostra Canterò soltanto il tempo, hanno invece ricordato le migliaia di visitatori che hanno raccontato di essere tornati ai suoi versi nei momenti importanti della propria vita.
È forse questa la misura più esatta della sua eredità: non soltanto la quantità di dischi, libri, premi e concerti, ma la presenza delle sue parole nelle vite degli altri. Parole entrate nel linguaggio comune senza perdere precisione, capaci di parlare della grande Storia e, nello stesso tempo, di una stanza, di un’autostrada, di un bicchiere condiviso, di una città d’estate o di un incontro che il tempo non ha cancellato.
Francesco Guccini ha cantato il proprio tempo senza lasciarsene imprigionare. Per questo le sue canzoni non appartengono soltanto al passato: continuano a fare domande al presente.
Immagine in evidenza: Francesco Guccini – Ph.Credits Paolo Simonazzi, Pavana, 2026. In esposizione allo Spazio Gerra ©
La Redazione Udite Udite ! ©
| DISCOGRAFIA DI FRANCESCO GUCCINI | |
|---|---|
| ANNO | TITOLO |
| ALBUM IN STUDIO E PROGETTI DISCOGRAFICI | |
| 1967 | Folk beat n. 1 |
| 1970 | Due anni dopo |
| 1970 | L’isola non trovata |
| 1972 | Radici |
| 1974 | Stanze di vita quotidiana |
| 1976 | Via Paolo Fabbri 43 |
| 1978 | Amerigo |
| 1981 | Metropolis |
| 1983 | Guccini |
| 1987 | Signora Bovary |
| 1990 | Quello che non… |
| 1993 | Parnassius Guccinii |
| 1996 | D’amore di morte e di altre sciocchezze |
| 2000 | Stagioni |
| 2004 | Ritratti |
| 2012 | L’ultima Thule |
| 2022 | Canzoni da intorto |
| 2023 | Canzoni da osteria |
| ALBUM DAL VIVO | |
| 1973 | Opera buffa |
| 1979 | Album concerto (con i Nomadi) |
| 1984 | Fra la via Emilia e il West |
| 1988 | …quasi come Dumas |
| 1998 | Guccini Live Collection |
| 2001 | Francesco Guccini Live @ RTSI |
| 2005 | Anfiteatro Live |
| 2017 | L’osteria delle Dame |
| PRINCIPALI RACCOLTE E PROGETTI ANTOLOGICI | |
| 1984 | Canzoni ’64-’84 |
| 2006 | The Platinum Collection |
| 2010 | Storia di altre storie |
| 2015 | Se io avessi previsto tutto questo. Gli amici, la strada, le canzoni |
| 2019 | Note di viaggio – Capitolo 1: venite avanti… |
| 2020 | Note di viaggio – Capitolo 2: non vi succederà niente |




