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Club Cactus – il nuovo album “3” esce il 16 ottobre 2026 per Sérotine Records

In uscita il 16 ottobre 2026 per Sérotine Records, il disco di Anthony Laguerre e Jean-Michel Pirès attraversa noise, post-punk, ambient ed elettronica, intrecciando percussioni, voci e lingue differenti

A volte si cade, altre volte si resiste. Si avanza, si torna indietro e poi si riparte. È da questa condizione instabile, ma mai rassegnata, che prende forma “3”, il nuovo album dei Club Cactus, in uscita il 16 ottobre 2026 per Sérotine Records nei formati CD, LP e digitale.

Il titolo racchiude una piccola trilogia simbolica: cadere, rialzarsi e partire. Tre movimenti essenziali, affrontati senza decorazioni superflue e trasformati in una materia sonora densa, fisica e continuamente mutevole.

Ad aprire il disco è “Por Vezes”, espressione portoghese traducibile con “a volte”. Il suo primo riff di batteria richiama l’immediatezza dei primi Pixies e alcune delle pulsazioni più ipnotiche dei Silver Apples. È il punto di partenza di un album che non cerca un equilibrio definitivo, ma vive di oscillazioni, deviazioni e improvvisi cambi di prospettiva.

Due batterie al centro del suono

Il cuore dei Club Cactus è rappresentato da Anthony Laguerre e Jean-Michel Pirès, due musicisti che hanno scelto le percussioni non soltanto come base ritmica, ma come vera e propria struttura compositiva.

In “3” la batteria sostiene onde elettriche, rumori sospesi e stratificazioni elettroniche; in altri momenti sembra invece accadere il contrario, con le superfici sonore che avvolgono e sorreggono le percussioni. Il risultato si colloca in un territorio di confine tra noise, post-punk, ambient, psichedelia ed elettronica sperimentale.

L’atmosfera è diretta e allo stesso tempo ambigua. La musica può diventare romantica e geometrica, ruvida e sensoriale, terrena e quasi astratta. Ogni brano sembra rovesciare il precedente, mantenendo però una forte continuità interna.

La densità del disco non deriva da un semplice accumulo di suoni. Nasce, piuttosto, dalla tensione tra elementi apparentemente inconciliabili: disciplina e istinto, rumore e delicatezza, ripetizione e trasformazione. È proprio all’interno di queste contraddizioni che “3” trova la propria identità.

Voci, lingue e vibrazioni

Anche le voci contribuiscono a rendere il lavoro difficilmente classificabile. Nel corso dell’album si incontrano lingue, timbri ed espressioni differenti, utilizzati non tanto per costruire una narrazione lineare, quanto per ampliare la dimensione emotiva e fisica della musica.

Tra le presenze che attraversano il disco figurano Etenesh Wassié e Leila Jiqqir, mentre le litanie di “Lass Mich Dei Dir Sein” e “Anada” coinvolgono Maura Rougieux, Antoine Chevrollier e Stéphane Doremus. In “Crie(s)” compare invece, in forma campionata, l’urlo primordiale di Isabelle Duthoit.

La voce diventa così suono, respiro, impulso e frammento ritmico. Le parole perdono parte del loro significato letterale per trasformarsi in vibrazioni capaci di comunicare attraverso l’intensità, prima ancora che attraverso il linguaggio.

Un disco costruito sulla trasformazione

La sintonia tra Pirès e Laguerre nasce da un percorso condiviso che li ha già visti collaborare nel progetto L&S insieme a G.W. Sok, già membro dei The Ex. Pirès ha inoltre lavorato con Pascal Bouaziz nei Bruit Noir, mentre Laguerre ha sviluppato progetti sperimentali come “Solo for Four” e “Myotis”.

Nel loro immaginario convivono riferimenti molto diversi, da Steve Reich ai Suicide, fino a Childish Gambino. Influenze che in “3” non vengono semplicemente citate, ma assorbite all’interno di una scrittura personale, fondata sul movimento e sulla possibilità di cambiare continuamente forma.

“3” è un album che richiede attenzione, ma non risulta mai puramente cerebrale. La sua forza è soprattutto fisica: passa attraverso il ritmo, le frequenze, gli urti e le improvvise aperture create dalle due batterie.

Il momento più interessante arriva quando la percussione smette di essere un semplice accompagnamento e diventa uno spazio da attraversare. È qui che i Club Cactus costruiscono un lavoro irrequieto e vitale, capace di accogliere grida, silenzi, stratificazioni elettriche e paradossi sonori senza perdere la propria direzione.

Club CactusUn disco non immediatamente rassicurante, ma neppure ermetico, che trova nella trasformazione continua la sua autentica forma espressiva.

La Tracklist

  1. Por Vezes
  2. Ya Lil, Ya Sbleen
  3. Politics
  4. Lass Mich Dei Dir Sein
  5. Tomaneh
  6. Anada
  7. She Dead
  8. Crie(s)
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