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Grandmas House – Esce il 21 agosto “Baby You’re a Winner”: un debutto tra post-punk e fragilità

Il quartetto di Bristol pubblica il 21 agosto 2026 il primo album: dodici brani nei quali energia rock, malattia, amore, lutto e solitudine convivono con inattesi momenti di tenerezza

Pre-order “Baby You’re a Winner”

Oscuro e luminoso come il cielo che precede un temporale, “Baby You’re a Winner” segna il debutto discografico dei Grandmas House, quartetto di Bristol che trasforma le contraddizioni delle relazioni umane in dodici brani attraversati da post-punk, rock abrasivo e improvvise aperture melodiche.

In uscita il 21 agosto 2026 per Brace Yourself Records, in formato digitale, CD e LP, l’album racconta amore, infatuazione, malattia, dolore, solitudine e perdita. Temi intimi e complessi, affrontati con una scrittura diretta e una tensione sonora che cerca di restituire su disco la forza delle esibizioni dal vivo della band.

Il risultato è un lavoro costruito sugli opposti: melodico e aggressivo, intimo e caotico, attentamente composto ma volutamente ruvido.

Quattro musiciste e tre voci per il nuovo rock di Bristol

I Grandmas House sono formati da Yasmin Berndt, voce e chitarra, Poppy Dodgson, batteria e voce, Zoë Zinsmeister al basso e Polly Jessett alla chitarra solista.

Uno degli aspetti più riconoscibili della loro musica è proprio l’intreccio vocale. Il canto tagliente e quasi ringhiante di Berndt attraversa l’attuale scena post-punk britannica, richiamando per intensità interpretativa la voce non levigata di Grian Chatten dei Fontaines D.C. Dodgson aggiunge una seconda presenza vocale particolarmente incisiva, mentre Zinsmeister completa le armonie, spesso scure e inquietanti, del gruppo.

Berndt e Dodgson si sono conosciute all’università, accomunate dall’interesse per le espressioni più laterali della scena indie britannica, dagli Shame alle Goat Girl. Un ruolo decisivo nella nascita della band lo ha avuto anche un concerto delle The Big Moon, che le ha spinte a prendere in mano gli strumenti e iniziare a suonare.

Dopo essersi trasferite a Bristol, hanno coinvolto prima Zoë Zinsmeister e successivamente Polly Jessett. A incoraggiarle a salire sul palco è stata anche la comunità creativa della città. Quando raccontarono al proprietario del locale The Thunderbolt che stavano scrivendo alcune canzoni, lui rispose semplicemente che avrebbero avuto un loro set. Quella spinta diede alla formazione il coraggio necessario per cominciare a esibirsi.

Dal palco allo studio con Ali Chant

Dopo alcuni EP e un lungo periodo trascorso a sperimentare i nuovi brani dal vivo, i Grandmas House sono entrati in studio con il produttore Ali Chant, già al lavoro con PJ Harvey, Yard Act e Perfume Genius.

La sfida principale è stata trasferire nelle registrazioni l’energia fisica dei concerti. “Baby You’re a Winner” conserva così il carattere diretto della band, ma amplia il suono attraverso chitarre sovrapposte, linee di basso profonde, distorsioni e armonie corali.

La title track introduce immediatamente questa identità. Le chitarre intrecciate e le voci sembrano inizialmente suggerire un ingresso rassicurante, presto interrotto dal basso pulsante di Zinsmeister. La canzone anticipa il continuo confronto tra luce e oscurità che attraversa l’intero album.

“DOG”: la malattia e la sensazione di non essere ascoltati

Il singolo “DOG” affronta la vulnerabilità fisica, la malattia cronica e il senso di frustrazione provocato da un sistema sanitario che talvolta minimizza o liquida troppo velocemente il dolore del paziente.

La voce di Yasmin Berndt si fa amara e rabbiosa, mentre la struttura del brano procede con un’energia quasi martellante. Non è soltanto una canzone sulla malattia, ma sulla difficoltà di essere creduti e ascoltati quando il proprio corpo diventa un territorio instabile.

Più malinconica è invece “Soaked”, dedicata all’amore queer. Le linee di chitarra di Polly Jessett accompagnano il brano verso una liberazione emotiva che richiama le atmosfere più intense di Marika Hackman.

Relazioni finite e donne nell’industria musicale

Nata e trasformata attraverso numerose esecuzioni dal vivo, “Table” affronta la fine di una relazione. Inizialmente più vicina al punk, la canzone si è progressivamente evoluta fino ad assumere le proporzioni di un grande inno rock.

Anche “Dance” è uno dei punti fermi dei concerti dei Grandmas House. Il brano risente dell’esperienza maturata durante il recente tour al fianco dei Big Special e mostra il lato più fisico e immediato del quartetto.

Particolarmente graffiante è “Next Big Hit (Choo Choo)”, una risposta alla condiscendenza e alla scarsa considerazione riservate alle donne nell’industria musicale. La voce impassibile di Berndt si muove sopra una distorsione schiacciante, mentre la chitarra solista avanza con la forza e l’insistenza di un treno merci.

Amore, lutto e immagini della natura

Anche i momenti apparentemente più delicati dell’album conservano una forte dimensione fisica. In “Blue Oblivion”, i sentimenti diventano un peso che sembra depositarsi nel profondo dei polmoni. In “Taxidermy”, invece, l’attaccamento alla persona amata viene raccontato attraverso l’immagine volutamente inquietante di qualcuno che vorrebbe indossare l’altro come un cappotto.

Il lutto legato alla malattia emerge in “I Miss That House”, mentre “How It Is” affronta la dolorosa accettazione della fine e la necessità di lasciare andare ciò che non può più essere trattenuto.

La natura ritorna frequentemente nella scrittura del disco, anche grazie all’interesse di Poppy Dodgson per la poetessa americana Mary Oliver. Fiori, giardini, stagioni e paesaggi diventano immagini attraverso cui parlare dell’assenza e del tentativo di superarla.

La title track utilizza proprio la metafora di un giardino cresciuto attraverso il ricordo di una persona perduta: un luogo interiore nel quale continuare a camminare mentre si cerca, inutilmente, di dimenticare.

“Spring”, una conclusione aperta alla speranza

A chiudere l’album è “Spring”, brano essenziale e spogliato delle componenti più aggressive. I Grandmas House desideravano creare un momento apertamente emotivo e hanno scelto di concludere il disco con un segnale di rinascita.

Dopo aver attraversato malattia, separazioni, rabbia e solitudine, in “Baby You’re a Winner” comincia così ad affiorare una possibilità di luce. Non una soluzione consolatoria, ma una speranza sostenuta dall’amicizia, dalla condivisione e dalla capacità di raccontare con lucidità cosa significhi sentirsi realmente vivi.

Il debutto dei Grandmas House si presenta come un album fortemente umano, nel quale il post-punk non viene utilizzato soltanto come linguaggio estetico. Distorsioni, ritmi incalzanti e voci abrasive diventano il mezzo attraverso cui dare forma a emozioni difficili da contenere.

Baby You’re a Winner” trova il proprio equilibrio proprio nella convivenza tra rumore e tenerezza, trasformando le crisi dell’esistenza quotidiana in canzoni capaci di colpire con immediatezza senza rinunciare alla profondità.

La Tracklist

  1. Grandmas HouseBaby You’re a Winner
  2. DOG
  3. Blue Oblivion
  4. Table
  5. Hurricane
  6. Dance
  7. Next Big Hit (Choo Choo)
  8. Taxidermy
  9. Soaked
  10. I Miss That House
  11. How It Is
  12. Spring
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