Ci sono luoghi che, da soli, raccontano una parte della storia del cinema italiano. E poi ci sono serate che provano a immaginarne il futuro. Sabato 5 settembre 2026, alle ore 21:00, la Sala Fellini di Cinecittà Studios ospiterà la prima nazionale di “Io sono cinema”, il docufilm diretto da Andrea Donato e prodotto da Kairós Entertainment.
Una scelta tutt’altro che casuale: proprio nel cuore simbolico della cinematografia italiana arriverà un’opera che racconta un modo diverso di pensare, realizzare e produrre immagini, mettendo al centro tecnologia, creatività e accessibilità.
Il docufilm ripercorre infatti la storia e il percorso artistico di Mirko Alivernini, regista che negli ultimi anni ha fatto della sperimentazione tecnologica uno dei tratti distintivi del proprio lavoro. La sua sfida parte da un’idea apparentemente semplice, ma capace di mettere in discussione molti schemi produttivi consolidati: realizzare e post-produrre opere cinematografiche di alto livello utilizzando smartphone di ultima generazione e applicazioni dedicate.
Non tanto una scorciatoia, quanto un nuovo linguaggio. Un modo per dimostrare che oggi la tecnologia può rendere più accessibile la produzione audiovisiva senza necessariamente rinunciare alla qualità, alla ricerca estetica e soprattutto alla capacità del cinema di emozionare.
“Io sono cinema” nasce proprio da qui. Dal desiderio di raccontare non soltanto il professionista, ma anche l’uomo dietro la macchina da presa. Il film attraversa le origini di Alivernini, le esperienze che hanno formato la sua visione e le tappe che lo hanno portato a sperimentare soluzioni produttive sempre più innovative.
Il risultato vuole essere un viaggio dentro una trasformazione che riguarda l’intero settore audiovisivo: cosa significa fare cinema oggi, quando strumenti un tempo riservati a grandi produzioni possono entrare letteralmente in una tasca?
È forse questa la domanda più interessante sollevata dal documentario. Perché dietro lo smartphone non scompare il cinema: restano la scrittura, l’occhio del regista, la capacità di costruire una scena, dirigere gli interpreti, trovare la luce giusta e trasformare un’intuizione in racconto. Cambiano gli strumenti, ma non la necessità di avere qualcosa da dire.
La serata del 5 settembre sarà quindi molto più di una semplice proiezione. La prima nazionale è stata pensata come una celebrazione del cinema e delle sue continue possibilità di evoluzione, in uno spazio che porta il nome di uno dei più grandi maestri della storia della settima arte.
Per l’occasione sono stati invitati numerosi protagonisti dello spettacolo e della cultura italiana, tra cui Roberto Chevalier, Pierfrancesco Pingitore, Pamela Prati, Mauro Graiani, Milena Miconi, Sebastiano Somma, Graziella Pera, gli Oliver Onions, Martufello, Massimiliano Buzzanca, Manuela Villa, Margot Sikabonyi, Marcello Cirillo, Nino Celeste e Davide Mancori, insieme ad altre personalità del mondo dello spettacolo, della cultura e delle istituzioni.
Una platea che accompagnerà il debutto di un progetto costruito intorno a un tema sempre più attuale: la democratizzazione della produzione audiovisiva.
Per decenni fare cinema ha significato necessariamente confrontarsi con attrezzature costose, strutture complesse e investimenti importanti. Oggi quella barriera si sta progressivamente abbassando. Le tecnologie mobili hanno raggiunto livelli impensabili fino a pochi anni fa e stanno offrendo a registi, autori e creativi nuovi strumenti per trasformare un’idea in immagini.
Ma “Io sono cinema” sembra voler raccontare soprattutto un’altra cosa: che nessuna tecnologia, da sola, può sostituire una visione. Ed è forse proprio questo il punto di incontro più affascinante tra la storica Sala Fellini di Cinecittà e il cinema realizzato attraverso strumenti contemporanei: due epoche apparentemente lontanissime che, per una sera, si troveranno nello stesso luogo.
Da una parte la memoria del grande cinema italiano. Dall’altra uno smartphone, nuove applicazioni e la volontà di sperimentare. Nel mezzo, come sempre, resta una storia da raccontare.




