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“Of the People” – Visions Jazz Ensemble feat. April Varner: uno splendido omaggio ai 250 anni degli Stati Uniti

Sam Butler e Garrett Fasig celebrano i 250 anni degli Stati Uniti attraverso spiritual, folk, country e grandi melodie della tradizione. Ospite speciale la cantante April Varner

Il jazz rappresenta uno dei contributi più importanti degli Stati Uniti alla cultura mondiale. Nato dall’esperienza afroamericana agli inizi del Novecento, nel corso del tempo ha attraversato confini e continenti, incontrando linguaggi differenti senza perdere il legame con le proprie radici.

Nell’anno in cui gli Stati Uniti celebrano il loro 250° anniversario, il trombettista Sam Butler, il sassofonista Garrett Fasig e il Visions Jazz Ensemble pubblicano Of the People, un album che esplora la storia musicale e culturale americana attraverso dodici composizioni appartenenti a epoche e tradizioni diverse.

Uscito il 31 luglio 2026, il disco rilegge spiritual, canti popolari, classici country, inni patriottici e melodie tradizionali attraverso arrangiamenti jazz contemporanei. Non si tratta, però, di una celebrazione retorica: “Of the People” prova a restituire un’immagine più complessa degli Stati Uniti, nella quale convivono speranza, conflitti, memoria, disuguaglianze, resilienza e desiderio di libertà.

Tre secoli di musica americana riletti attraverso il jazz

Butler e Fasig hanno costruito negli anni una propria identità artistica, sviluppando nuove prospettive su repertori profondamente radicati nell’immaginario americano. Nel precedente album “Across the Field” avevano trasformato tredici celebri inni sportivi universitari in sofisticate composizioni jazz, mettendo gli arrangiamenti al centro del progetto.

Con “Of the People” il campo d’indagine diventa ancora più ampio

«I brani che abbiamo scelto attraversano tre secoli di musica americana», spiega Butler. «Raccontano le grandi e le piccole difficoltà della vita negli Stati Uniti, ma anche quella speranza che costituisce una parte essenziale dell’esperienza americana. Volevamo narrare queste storie attraverso il linguaggio del jazz, preservando al tempo stesso l’essenza delle composizioni originali».

Trombettista, compositore, arrangiatore e docente con base a Indianapolis, Sam Butler ha vinto nel 2023 l’International Trumpet Guild Jazz Solo Competition. Anche Garrett Fasig affianca all’attività di musicista quella di compositore, arrangiatore ed educatore. Dopo che un disturbo neurologico ha limitato la sua possibilità di esibirsi per lunghi periodi, Fasig ha concentrato maggiormente il proprio lavoro sulla scrittura e sull’arrangiamento, ottenendo la BMI David N. Baker Jazz Composition Scholarship.

Una formazione affiatata e la voce di April Varner

Ad accompagnare Butler e Fasig sono i musicisti del Visions Jazz Ensemble: Caleb Robinson al sax tenore e clarinetto, Jeff Parker al trombone, Alex Turner alla chitarra acustica ed elettrica, David Linard al pianoforte, Rhodes, Wurlitzer e organo Hammond B3, Alex Hoberty al basso e Francis Bassett-Dilley alla batteria.

Ospite speciale del progetto è la cantante April Varner, vincitrice nel 2023 dell’International Ella Fitzgerald Vocal Competition. La sua voce svolge un ruolo centrale nella narrazione del disco, soprattutto nei brani più intimi e drammatici.

L’album si apre con “Simple Gifts”, inno della comunità religiosa degli Shaker composto nel 1848 e divenuto celebre anche grazie ad Aaron Copland, che ne inserì la melodia in Appalachian Spring.

La popolarissima “Take Me Home, Country Roads”, portata al successo da John Denver nel 1971, viene invece allontanata dalla dimensione corale dell’originale. L’arrangiamento dalle tonalità più ombrose di Butler e l’interpretazione venata di nostalgia di April Varner trasformano il brano in una riflessione intima sul significato di casa, appartenenza e memoria.

Dalla tragedia dell’Edmund Fitzgerald alle ferite della guerra

Tra i momenti più intensi del disco figura “The Wreck of the Edmund Fitzgerald”, la ballata con cui Gordon Lightfoot raccontò il naufragio del mercantile avvenuto nel 1975 nelle acque del Lago Superiore.

Nella nuova versione, la voce espressiva di Varner, le figure pianistiche di David Linard – simili a segnali di soccorso che affiorano nella nebbia – e la tromba dissonante di Butler costruiscono progressivamente un’atmosfera carica di inquietudine.

Il tema delle conseguenze della guerra emerge in “Not a Bad Man” di Patty Griffin. L’arrangiamento misurato di Fasig lascia spazio a un’interpretazione particolarmente partecipe di April Varner, capace di restituire il trauma, il senso di colpa e l’alienazione vissuti da un soldato al ritorno dal fronte.

Con “Coat of Many Colors”, celebre brano di Dolly Parton, l’album affronta invece i temi della dignità, dell’amore familiare e della capacità di resistere alle difficoltà. Il Visions Jazz Ensemble ne propone una versione rispettosa dell’originale, ma capace di far emergere con maggiore evidenza la forza emotiva della storia raccontata.

Spiritual, frontiera e canzone popolare

Vision Jazz Ensemble

Un’altra pagina fondamentale del progetto è “Going Home”, adattamento del celebre Largo della Sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mondo” di Antonín Dvořák. Scritta durante il soggiorno newyorkese del compositore boemo e ispirata anche agli spiritual e alla musica dei nativi americani, la melodia ricevette nel 1922 il testo di William Arms Fisher. Butler e Fasig la riportano nel presente con una lettura essenziale e profondamente evocativa.

Le atmosfere della frontiera emergono in “Ghost Riders in the Sky”, ballata western composta da Stan Jones nel 1948. L’arrangiamento ampio e cinematografico di Fasig accompagna l’assolo di tromba di Butler, sospeso tra il fascino dei grandi paesaggi americani e l’inquietudine della leggendaria cavalcata dei mandriani fantasma.

Di segno differente è “Deep River”, spiritual tradizionale documentato per la prima volta in forma stampata nel 1876. Il delicato lavoro con le spazzole di Francis Bassett-Dilley, la chitarra dolente di Alex Turner e la voce di Varner danno risalto al desiderio di libertà e redenzione contenuto nel brano, senza dimenticare la realtà storica dalla quale nacque.

Gli inni americani tra groove, blues e ironia

Persino “God Bless America”, composta nel 1918 da Irving Berlin, viene sottratta alla consueta solennità celebrativa. Butler e Fasig la trasformano in una performance jazz sostenuta dal groove, nella quale dialogano il trombone di Jeff Parker, la tromba di Butler e il Wurlitzer di David Linard.

Nel repertorio trova spazio anche “Revolutionary Tea”, canzone satirica scritta nel 1773 in risposta al Boston Tea Party. Costruito come un dialogo tra la Gran Bretagna e le colonie ribelli, il brano restituisce con ironia le tensioni politiche che contribuirono allo scoppio della Rivoluzione americana.

La celebre “America the Beautiful”, nata dalla poesia scritta da Katharine Lee Bates nel 1893 dopo aver osservato il paesaggio dalla cima del Pikes Peak, viene riletta attraverso un arrangiamento intriso di blues. Il brano cresce progressivamente fino a un finale vivace e swingante, guidato da Jeff Parker e Garrett Fasig.

A chiudere il disco è “Hard Times” di Stephen Foster, composta nel 1854 come riflessione sulla povertà e sulle difficoltà delle persone più fragili. La scelta di recuperare questa pagina meno frequentata della tradizione americana conferma l’intenzione del progetto: celebrare un patrimonio musicale senza nasconderne le zone d’ombra e riportare l’attenzione su temi ancora drammaticamente attuali.

Un ritratto musicale dell’America, lontano dalla retorica

Con “Of the People”, Butler e Fasig rispettano la storia delle composizioni originali, ma evitano di trattarle come reperti intoccabili. Gli arrangiamenti modificano prospettive, atmosfere e accenti emotivi, facendo dialogare il passato con il linguaggio del jazz contemporaneo.

Il risultato è un ritratto musicale articolato degli Stati Uniti: una nazione raccontata attraverso le sue aspirazioni e le sue contraddizioni, le tragedie collettive, la spiritualità, il mito della frontiera e le storie delle persone comuni.

Sostenuto dalla qualità del Visions Jazz Ensemble e dall’intensa presenza vocale di April Varner, “Of the People” è un progetto curato e coerente, capace di offrire una lettura nuova di alcune tra le melodie più radicate nella memoria culturale americana.

L’album è disponibile in formato digitale su tutte le principali piattaforme. Le copie fisiche in CD possono essere acquistate attraverso il sito della Indiana Foundation.

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