Molto prima che “Naptown” diventasse un soprannome comunemente associato a Indianapolis, il termine era già nato all’interno della comunità musicale afroamericana della città. Per gran parte del Novecento, Indiana Avenue ha rappresentato il cuore della vita culturale nera di Indianapolis.
Conosciuta soprattutto per la sua straordinaria tradizione jazz, la scena di Indiana Avenue ha dato i natali ad artisti poi diventati celebri a livello internazionale, tra cui J.J. Johnson, Freddie Hubbard, Wes Montgomery e Slide Hampton. Ma l’identità musicale dell’Avenue andava ben oltre il jazz: qui prosperavano anche blues, gospel, musica classica, funk e soul.
È proprio da questo ambiente che è nato un suono particolare, capace di unire la padronanza tecnica e la raffinatezza del jazz con la profondità emotiva del soul. Con Naptown Soul, Rob Dixon raccoglie questa eredità e la porta nel presente, proiettando la tradizione musicale della città nel XXI secolo.
Nato a Baltimora, nel Maryland, e cresciuto nei dintorni di Atlanta, in Georgia, il sassofonista, compositore e bandleader Rob Dixon ha trascorso gran parte della propria vita adulta a Indianapolis.
Agli inizi della carriera ha suonato per quattro anni con il leggendario sassofonista Illinois Jacquet e, nel corso degli anni, ha registrato e collaborato con artisti come A Tribe Called Quest, il pianista Weldon Irvine, Mike Clark degli Headhunters e l’innovativo chitarrista Charlie Hunter.
Il rispetto di Dixon per la tradizione musicale di Indianapolis attraversa tutto Naptown Soul e trova una delle sue espressioni più evidenti nella scelta di includere due composizioni di Wes Montgomery, “Naptown Blues” e “Bumpin’ on Sunset”.
Dixon propone inoltre una nuova lettura di “Walking in Rhythm” dei Blackbyrds e firma quattro composizioni originali dal groove deciso.
Più che un semplice omaggio a uno stile del passato, l’album inserisce Dixon all’interno di una tradizione ancora viva, riunendo musicisti le cui carriere hanno incrociato il soul jazz da prospettive diverse.
Tra questi troviamo il chitarrista e co-produttore Dave Stryker, veterano del soul jazz con una lunga storia di collaborazioni con Stanley Turrentine e Jack McDuff; l’organista Sam Fribush, considerato uno dei più interessanti interpreti contemporanei dell’Hammond B-3; e il batterista di Indianapolis Richard “Sleepy” Floyd, musicista versatile capace di muoversi con naturalezza tra jazz e soul.
Nel corso della registrazione, Dixon dimostra perché sia diventato una delle voci più riconoscibili del jazz di Indianapolis.
Il suo modo di suonare passa con naturalezza dalla potenza alla raffinatezza: dal tenore impetuoso di “Four One” alle sonorità più liriche del soprano nella rilettura di “I Want You” di Marvin Gaye.
Naptown Soul non è soltanto una riuscita celebrazione del soul jazz, ma anche il racconto dell’evoluzione artistica di Rob Dixon come voce importante del jazz contemporaneo.
Allo stesso tempo, il disco rende omaggio a una città il cui contributo alla storia di questa musica è stato spesso sottovalutato, nonostante Indianapolis abbia avuto un ruolo profondo e duraturo nello sviluppo del jazz.




