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Stefon Harris + Blackout: esce Legacy Dances, con la partecipazione di Casey Benjamin (Motéma)

Fuori il 28 agosto per Motéma

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In uscita il 28 agosto 2026 per Motéma Music, il nuovo album del vibrafonista quattro volte candidato ai GRAMMY® celebra l’eredità degli antenati, il valore della comunità e il jazz come forma d’arte viva e in continua evoluzione

Il vibrafonista, compositore, docente e direttore artistico Stefon Harris, quattro volte candidato ai GRAMMY® Awards, celebra i vent’anni della sua rivoluzionaria formazione Blackout con Legacy Dances, un album vibrante ispirato alle influenze ancestrali, all’importanza della comunità e alla sua visione del jazz come forma d’arte viva e in costante trasformazione.

Per Harris questa pubblicazione porta con sé emozioni contrastanti. Il disco presenta infatti alcune straordinarie interpretazioni di Casey Benjamin, innovatore dell’electro-jazz, membro fondatore dei Blackout nel 2004 e uno degli amici più cari del vibrafonista, rendendogli al tempo stesso un commovente omaggio.

La morte improvvisa di Benjamin, avvenuta nel 2024, aveva interrotto le celebrazioni per il ventesimo anniversario della band. Dopo un necessario periodo di riflessione, Harris e i Blackout hanno deciso di onorarne l’eredità attraverso questo lavoro, guardando contemporaneamente verso nuove e stimolanti direzioni artistiche.

Il quinto album dei Blackout

Quinto lavoro discografico dei Blackout e undicesimo album di Harris come bandleader, Legacy Dances arriverà il 28 agosto 2026, anticipato dai singoli vocali “I Know Love”, pubblicato l’8 maggio, e “What a Wonderful World”, uscito il 5 giugno, entrambi impreziositi dallo straordinario talento di Benjamin al vocoder.

A questi si sono aggiunte due coinvolgenti composizioni strumentali originali di Harris: “Echoes of the Lion”, pubblicata il 3 luglio, e “A Radical’s Love”, uscita il 31 luglio. Insieme agli altri sette brani dell’album, le tracce confermano l’eccellenza e il fascino duraturo di una formazione diventata iconica.

I Blackout avevano aperto nuove strade fin dall’album d’esordio, Evolution, pubblicato dalla Blue Note nel 2004. Il disco univa uno straordinario virtuosismo a elementi di hip-hop, fusion, funk, R&B, ritmi ancestrali e numerose altre influenze.

La velocità e la musicalità di Harris al vibrafono e alla marimba, le invenzioni pianistiche e sintetiche di Marc Cary, le architetture ritmiche di Terreon Gully e, soprattutto, la gioiosa sperimentazione virtuosistica di Benjamin al sassofono, filtrato attraverso dispositivi elettronici di manipolazione sonora, contribuirono ad affermare il gruppo e i suoi componenti come protagonisti di una nuova stagione del jazz. In seguito, il vocoder e l’aerofono di Benjamin avrebbero aggiunto ulteriori dimensioni creative al suono dei Blackout.

«Ogni tanto un essere davvero originale condivide con noi questo spazio e questo tempo limitati», afferma Harris. «Casey occupava uno spazio rarissimo, colmo di genio, audacia, gentilezza e umiltà. Siamo stati tutti incredibilmente fortunati ad avere ricevuto l’opportunità di creare bellezza insieme a un autentico maestro della musica».

Il jazz come “empatia in azione”

Nel corso degli anni la formazione si è evoluta e Harris si è affermato come una delle personalità più autorevoli del jazz e dell’educazione musicale. Parallelamente, ha sviluppato percorsi di team building aziendale fondati sull’empatia, sull’ascolto e sulle capacità di comunicazione.

Stefan Harris - Legacy Dances
Stefon Harris – Ph.Credits Anthony Alvarez ©

Durante la produzione, la composizione e l’arrangiamento di Legacy Dances, l’artista ha posto al centro l’idea del jazz come “empatia in azione”.

«Nel DNA del jazz è racchiuso un modello capace di mostrare il potere trasformativo dell’empatia», spiega Harris nelle note di copertina. «I nostri antenati ci hanno lasciato strumenti di trasformazione che continuano ad aiutarci a comprendere e amplificare le voci della nostra comunità».

Questo intento attraversa l’intero album. La musica celebra le radici e l’esperienza collettiva attraverso composizioni contagiose e improvvisazioni coraggiose.

La title track si apre con il vibrafono di Harris e il sassofono di Benjamin che raddoppiano una melodia memorabile, sostenuti dal groove impetuoso della sezione ritmica. Il pianoforte di Christian Sands, alla sua prima registrazione con i Blackout, imprime ulteriore energia al brano, prima che i musicisti si lancino in una serie travolgente di assoli.

L’equilibrio tra struttura e spontaneità riflette la visione artistica condivisa da Harris e Benjamin, sostenuta dall’inesauribile groove e dalla profonda sensibilità ritmica di Terreon Gully alla batteria e dal vigoroso walking bass di Dezron Douglass.

Da Louis Armstrong a Willie “The Lion” Smith

Oltre a introdurre sei nuove composizioni originali di Harris, Legacy Dances rende omaggio a una figura fondamentale della storia del jazz come Louis Armstrong, attraverso nuove interpretazioni di “What a Wonderful World” e “West End Blues”.

Harris celebra inoltre Willie “The Lion” Smith, leggendario pianista legato alla città di Newark, con l’ingegnosa “Echoes of the Lion”. La composizione astrae l’ostinato della mano sinistra di “Echoes of Spring” di Smith e lo trasporta in un contesto musicale contemporaneo, nel quale melodia e armonia emergono attraverso gli interstizi ritmici del groove del basso.

Le altre composizioni originali traggono ispirazione dalla famiglia, dai mentori e da importanti figure culturali, tra cui il poeta e attivista Amiri Baraka, nato a Newark, la cui vita e filosofia hanno influenzato profondamente Harris.

«L’eredità non vive soltanto nell’arte lasciata dai nostri antenati», scrive Harris, «ma anche nel ritmo sociale delle città e delle persone che hanno contribuito a coltivare quell’espressione artistica. Mi impegno a utilizzare la mia arte per celebrare gli eroi della comunità che servo».

Tra musica, insegnamento e innovazione

L’uscita di Legacy Dances arriva in un periodo particolarmente dinamico della carriera di Stefon Harris. Accanto all’attività concertistica e discografica, il musicista è docente di ruolo alla Rutgers University e condirettore dell’innovativo spazio artistico Express Newark.

Harris visita inoltre università e conservatori per presentare Harmony Cloud™, la rivoluzionaria piattaforma dedicata all’educazione dell’orecchio e all’improvvisazione, sviluppata nel corso dell’ultimo decennio e lanciata ufficialmente nel gennaio 2026 durante la Jazz Education Network Conference.

L’applicazione conta già migliaia di utenti e Harris ha condotto workshop dedicati a Harmony Cloud presso istituzioni come Harvard University, Peabody Conservatory, Temple University, University of Miami, University of Oregon e University of Southern California, con nuovi appuntamenti previsti negli Stati Uniti e all’estero.

Il musicista ha inoltre creato una popolare linea di bacchette Malletech personalizzate e ha contribuito allo sviluppo del rivoluzionario vibrafono OmegaAir di Malletech, che ha fatto il proprio debutto discografico proprio in questo album.

Con Legacy Dances, Harris riunisce le diverse dimensioni del proprio lavoro come artista, educatore e guida culturale, offrendo al tempo stesso un commosso saluto a un collaboratore amatissimo.

«Da soli e insieme, danziamo», scrive Harris.

Con questo spirito, il vibrafonista invita il pubblico a vivere la musica come un atto condiviso di ascolto, apprendimento, danza e connessione umana.

L’eredità artistica di Casey Benjamin

Nel frattempo, l’eredità di Casey Benjamin continua a svilupparsi. Mentre il pubblico di tutto il mondo continua a scoprire e a lasciarsi influenzare dal suo lavoro con i Blackout, il Robert Glasper Experiment e numerosi artisti provenienti dal jazz, dall’hip-hop e dalla musica popolare, suo fratello Kevin sta producendo un documentario dedicato alla sua vita.

Kevin Benjamin sta inoltre lavorando con Blair Wells, stretto collaboratore del musicista, alla masterizzazione e alla preparazione di due album che Casey aveva quasi completato. Queste future pubblicazioni postume contribuiranno a far risuonare la sua musica e la sua influenza anche per le generazioni future.

Casey Benjamin, esploratore di suoni e linguaggi

In un omaggio pubblicato da WBGO, la giornalista Angelika Beener ha ricordato così la figura di Casey Benjamin:

«È difficile racchiudere in poche parole tutto ciò che Casey ha rappresentato per la musica. Era un artista eclettico, un sassofonista virtuoso, un polistrumentista capace di suonare sax alto, tenore e soprano, tastiere, vocoder e aerofono. Era inoltre autore, arrangiatore, produttore e DJ.

Ciò che lo distingueva anche dagli altri rarissimi talenti del suo livello era però la sua capacità di sintesi: il modo in cui affrontava la musica e la tecnologia, la padronanza tecnica, la sensibilità e l’ingegnosità melodica. Mago del suono e delle tessiture, Benjamin ha aperto una strada unica, capace di trasformare la musica e la cultura».

La sua originalità lo aveva portato a collaborare con un numero impressionante di artisti, tra cui Patrick Stump dei Fall Out Boy, Kendrick Lamar, Lady Gaga, John Legend, Anderson .Paak, Nas, Common, Arcade Fire, Beyoncé, Kanye West, Wyclef Jean, Pusha T, Maxwell, Solange e Drake.

«Le sue strette collaborazioni con la leggenda dell’hip-hop Q-Tip e con artisti contemporanei come il vibrafonista Stefon Harris e il pianista, arrangiatore e produttore Robert Glasper hanno contribuito a guidare un movimento capace di ampliare il modo in cui creiamo, raccontiamo e viviamo la musica afroamericana, ripensando le possibilità stesse del jazz».

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