Phil Haynes torna con 2 Horns & What?: due album tra jazz, improvvisazione e sperimentazione
La band debutta con due nuovi album molto diversi tra loro, entrambi in uscita il 2 ottobre per Corner Store Jazz, con Haynes e il sassofonista Peyton Pleninger affiancati da due diverse formazioni: una con il trombettista Nate Wooley, l’altra con il sassofonista Jonathan Ragonese.
C’è qualcosa di profondamente coerente nel fatto che un progetto firmato Phil Haynes porti un punto interrogativo già nel nome. 2 Horns & What? non è soltanto una formazione: è una dichiarazione d’intenti, quasi un invito a lasciare aperta ogni possibilità sonora.
Il batterista e compositore statunitense torna infatti a esplorare uno dei concept più eccentrici e fertili della sua carriera, quello fondato sull’incontro tra fiati e batteria, eliminando volutamente tutto ciò che potrebbe rendere il terreno più prevedibile. Niente basso, niente pianoforte, nessuna rete di sicurezza armonica: soltanto strumenti a fiato, percussioni e una continua tensione verso ciò che può ancora accadere.
Il progetto 2 Horns & What? debutta discograficamente il 2 ottobre 2026 con due album pubblicati da Corner Store Jazz, diversi per atmosfera e linguaggio ma accomunati dalla stessa urgenza esplorativa: AvAnt MODerN e JAzZ nOW.
Al centro di entrambi c’è il dialogo tra Haynes e il sassofonista Peyton Pleninger, musicista con il quale il batterista ha costruito nel tempo un rapporto di collaborazione e ricerca. A cambiare è invece il terzo elemento del trio: nel primo album troviamo il trombettista sperimentale Nathan Wooley, mentre nel secondo entra in scena il sassofonista Jonathan Ragonese. Ed è proprio da questa differenza che nascono due identità sonore ben riconoscibili.
Gli album Track by Track
AvAnt MODerN è il capitolo più radicale e imprevedibile. Registrato dal vivo, gioca apertamente con i limiti degli strumenti, con le tecniche estese, le texture abrasive e le vocalizzazioni. La sensazione è quella di trovarsi di fronte a una musica che non vuole semplicemente essere ascoltata, ma osservata mentre prende forma.
Wooley e Pleninger spingono i rispettivi strumenti verso territori estremi, mentre Haynes non si limita a sostenere il discorso ritmico: lo provoca, lo interrompe, lo rilancia. La batteria diventa così una voce vera e propria, capace di suggerire direzioni e creare continui spostamenti.
Anche la voce umana entra in gioco come ulteriore elemento imprevedibile. In alcuni episodi Haynes recita testi e frammenti poetici, aggiungendo un livello quasi teatrale al progetto.
Tra i momenti più intensi c’è “Never Doubt I Love”, costruito attorno a testi di Shakespeare che Haynes aveva originariamente arrangiato per il proprio matrimonio. È un brano che introduce una dimensione più emotiva all’interno di un album spesso spigoloso e sperimentale.
Non meno significativa è “For Doc, Hawk & Dee”, una rilettura appassionata di “Body and Soul” che diventa contemporaneamente omaggio a Coleman Hawkins, al mentore Paul Smoker e alla moglie Dee.

Con JAzZ nOW il linguaggio cambia, ma senza perdere personalità. Potrebbe essere considerato il lato più “jazz” del progetto, anche se utilizzare il termine straight-ahead con Phil Haynes richiede una certa elasticità. Qui il dialogo tra Jonathan Ragonese e Peyton Pleninger si muove su coordinate più riconoscibili, evocando in alcuni momenti la grande tradizione del sax tenore, da Sonny Rollins a John Coltrane, senza mai trasformarsi in esercizio nostalgico.
Il risultato è una musica più immediata, ma tutt’altro che rassicurante.
“Together”, brano d’apertura, mette subito in chiaro le intenzioni: i due sassofoni si lanciano in un confronto acceso mentre Haynes costruisce attorno a loro una trama ritmica instabile e tumultuosa. “Goofus’ Step” procede invece su linee volutamente sbilanciate e ritmi quasi inciampati, mentre “Blue Dop” introduce un’atmosfera più cinematografica, con echi che ricordano certe atmosfere di Henry Mancini.
La chiusura con “A Lil’ Iowa Get-Down” è forse uno dei momenti più ironici del disco: una sorta di danza rurale deformata e angolare, filtrata attraverso la sensibilità di musicisti che non sembrano mai troppo interessati a seguire le regole.
Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante del progetto. I due album non danno l’impressione di essere esperimenti separati, ma piuttosto due prospettive sullo stesso universo musicale. Da una parte l’avanguardia, dall’altra una forma di jazz più riconoscibile; nel mezzo, la personalità di Phil Haynes, che continua a interrogarsi sul rapporto tra composizione, improvvisazione e memoria.
Lo stesso Haynes ha raccontato di essere tornato a materiale scritto molti anni fa per il trio di Paul Smoker, per 4 Horns & What? e per il progetto No Fast Food. Un gesto quasi insolito per un musicista abituato a guardare sempre avanti.
Ma qui la rilettura non significa nostalgia. Le vecchie composizioni vengono ripensate alla luce delle personalità dei nuovi interpreti, dimostrando come un brano possa cambiare radicalmente identità senza perdere la propria forza originaria.
È anche per questo che il nome 2 Horns & What? funziona così bene.
Quel “What?” non è soltanto una battuta, né un riferimento ironico alla formazione. È il cuore stesso del progetto: che cosa succederà? Dove andrà la musica? Quanto può trasformarsi un materiale già esistente quando viene affidato a musicisti diversi?
Dopo quasi quarant’anni di carriera e circa cento pubblicazioni discografiche, Phil Haynes continua a muoversi in quella zona di confine in cui tradizione e sperimentazione possono ancora convivere.
Nel corso degli anni ha collaborato con musicisti come Anthony Braxton, Ellery Eskelin, David Liebman, Herb Robertson, Paul Smoker, Nathan Wooley, Mark Dresser, Ken Filiano, Drew Gress, Ben Monder e Mark Feldman, costruendo un percorso segnato dalla curiosità e dalla disponibilità al rischio.
Con AvAnt MODerN e JAzZ nOW, quella curiosità torna al centro.
Due album differenti, a tratti persino opposti, ma legati da una stessa idea: il jazz non come linguaggio da conservare, bensì come spazio aperto nel quale continuare a fare domande.




