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Janis Siegel presenta “The Art of Vocalese” il suo primo album solista dopo l’addio dei Manhattan Transfer

The Art of Vocalese è il nuovo album di Janis Siegel, cantante, arrangiatrice, vincitrice di 10 Grammy Award e membro fondatore dei Manhattan Transfer, ora disponibile per l’etichetta Origin Records

Prodotto dalla stessa Siegel e incentrato sulla tradizione del vocalese, di cui Jon Hendricks è stato uno dei massimi esponenti, l’album vede la partecipazione del pianista e arrangiatore John Di Martino, del contrabbassista Lonnie Plaxico, dei chitarristi Frank Vignola ed Ed Cherry, del sassofonista Wayne Escoffery, del percussionista Bobby Sanabria, del batterista Vince Cherico, del cantante Raul Midón, di Lea DeLaria e del trio vocale JaLaLa, formato da Siegel insieme a Laurel Massé e Lauren Kinhan.

Registrato presso i Sear Sound e i Bass Hit Studios di New York, il progetto attraversa il bebop, lo swing, la musica brasiliana, la fusion e il funk, esplorando le possibilità degli arrangiamenti per ensemble attraverso una delle tradizioni più impegnative del canto jazz.

Cinquant’anni di carriera tra jazz vocale e Manhattan Transfer

Negli ultimi cinquant’anni, Janis Siegel è diventata una delle voci più riconoscibili del jazz vocale contemporaneo. Come cantante solista, arrangiatrice e figura musicale di riferimento dei Manhattan Transfer, gruppo vincitore di 10 Grammy Award, ha contribuito a far conoscere a un pubblico sempre più vasto la raffinatezza del canto polifonico e delle armonizzazioni vocali.

Negli anni Ottanta, il gruppo si era ormai affermato come uno degli ensemble vocali più ambiziosi della propria epoca, muovendosi con naturalezza tra swing, bebop, R&B, musica brasiliana, fusion e vocalese.

I Manhattan Transfer sono stati il primo gruppo vocale a conquistare, nello stesso anno, Grammy Award sia nella categoria pop sia in quella jazz. Il loro album Vocalese, pubblicato nel 1985, ha ricevuto ben 12 nomination ai Grammy, contribuendo in modo determinante a far conoscere questo particolare stile musicale a un pubblico internazionale.

Il profondo legame del gruppo con il vocalese nacque anche grazie alla stretta amicizia del fondatore Tim Hauser con Eddie Jefferson e Jon Hendricks, la cui scrittura e filosofia musicale divennero elementi fondamentali nell’evoluzione artistica dell’ensemble.

Siegel ha avuto un ruolo determinante nella definizione di quel sound. Ha vinto un Grammy Award per il suo arrangiamento vocale di Birdland, ha firmato cinque arrangiamenti per l’album Vocalese e sette per Brasil, contribuendo a dare forma alle composizioni attraverso un intenso lavoro collettivo di arrangiamento e prove.

È stata inoltre la voce solista di alcune delle registrazioni più rappresentative del gruppo, tra cui Operator, Chanson D’Amour, Birdland, Twilight Zone/Twilight Tone, The Boy from New York City, Spice of Life, Mystery e Ray’s Rockhouse.

Parallelamente all’attività con i Manhattan Transfer, Siegel ha costruito una ricca discografia solista, che comprende Experiment in White, At Home, Short Stories, Slow Hot Wind, The Tender Trap con Fred Hersch, I Wish You Love, Friday Night Special, Sketches of Broadway, NightSongs, Honey & Air, Mazel, Cryin’ in My Whiskey e The Colors of My Life.

La rivista JazzTimes ha definito Short Stories «uno dei lavori più eleganti e profondamente commoventi dell’epoca moderna».

Nel corso della sua carriera ha inoltre registrato e si è esibita con Bobby McFerrin e il suo ensemble Voicestra, Renee Rosnes, Bob Dorough, Nils Landgren, il Multiverse di Bobby Sanabria, la Count Basie Orchestra, la cantante giapponese di enka Mika Shinno, Luciana Souza e Raul Midón.

Oltre all’attività concertistica, insegna alla New York University insieme a Lauren Kinhan, componente dei New York Voices, conduce con la cantante Lezlie Harrison il programma Singers Unlimited dell’emittente WBGO e cura, insieme a Kinhan, Vocal Gumbo, un appuntamento musicale dal vivo dedicato al canto.

Janis Siegel
Janis Siegel – Ph.Credits John Abbott ©

Le origini musicali e la scoperta del vocalese

Le radici musicali di Janis Siegel risalgono a molto prima della nascita dei Manhattan Transfer.

Cresciuta a Brooklyn, negli anni Cinquanta e Sessanta ha assimilato un vastissimo panorama musicale attraverso le trasmissioni radiofoniche di New York: Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, Louis Armstrong, l’opera, il rhythm and blues, il pop strumentale e la British Invasion.

Ha iniziato a registrare professionalmente a soli 12 anni, con un trio folk femminile. Il suo primo singolo fu inciso dal vivo in studio, accompagnata da un’intera orchestra e utilizzando un unico microfono.

Alla fine degli anni Sessanta era già immersa nella scena folk del Greenwich Village, esibendosi in locali storici come The Gaslight, Folk City, Kenny’s Castaways e The Bitter End.

Il suo gruppo aprì i concerti di artisti come Big Mama Thornton, che li presentava al pubblico come Three Queens and a King: le tre regine erano le cantanti, mentre il re era il loro bassista.

Questo ricco bagaglio musicale ha contribuito a plasmare il linguaggio artistico che oggi trova la sua massima espressione in The Art of Vocalese.

A differenza dello scat, che utilizza sillabe improvvisate, il vocalese consiste nell’adattare testi a soli strumentali e arrangiamenti preesistenti, preservandone il fraseggio e la struttura ritmica.

«I grandi interpreti del vocalese riescono a trasmettere emozioni attraverso questa tecnica», spiega Siegel. «Diventi tu stesso il solista».

Jon Hendricks: un maestro, un mentore e un amico

Nessuna figura ha avuto un’influenza maggiore sulla tradizione del vocalese di Jon Hendricks, leggendario paroliere, cantante e cofondatore dei Lambert, Hendricks & Ross, soprannominato dalla rivista Time «il James Joyce dello swing».

Nel corso dei decenni, Hendricks è diventato per Siegel non soltanto un mentore, ma anche un caro amico.

Era solito farle visita nel suo appartamento di Manhattan, portando con sé audiocassette, cuffie e blocchi gialli per gli appunti, che distribuiva per tutta la stanza.

Hendricks descriveva spesso il suo processo creativo con una frase semplicissima: «La musica ti parla».

«È quasi come se traducesse da una lingua a un’altra», racconta Siegel. «Trasforma quelle piccole note nere in emozioni, parole, storie e significati».

«Questo è stato il mio primo progetto subito dopo il ritiro dei Manhattan Transfer», spiega la cantante. «È anche, a tutti gli effetti, un tributo ai Manhattan Transfer e al lavoro che abbiamo realizzato insieme».

La nascita di The Art of Vocalese: un nuovo capitolo dopo i Manhattan Transfer

Il materiale che ha dato vita all’album è riemerso quasi per caso

Dopo i concerti d’addio dei Manhattan Transfer, culminati nell’ultima esibizione del gruppo, il 15 dicembre 2023, davanti a un pubblico da tutto esaurito alla Walt Disney Concert Hall di Los Angeles, insieme alla Diva Jazz Orchestra, Siegel ha iniziato a riordinare decenni di manoscritti, partiture, registrazioni e testi conservati nel suo appartamento.

«È stato sicuramente una sorta di lutto», racconta. «I Manhattan Transfer sono stati la mia vita, il mio punto di riferimento e la mia priorità per tutti quegli anni».

Tra le numerose raccolte di materiale musicale sono riemersi alcuni testi di Jon Hendricks mai incisi prima, tra cui adattamenti completi di Barbados di Charlie Parker e della versione di Bye Bye Blackbird di Miles Davis, oltre a un testo per Pick Up the Pieces degli Average White Band.

Diversi testi di Hendricks presenti nel nuovo album non erano mai stati registrati in precedenza.

Il pianista e arrangiatore John Di Martino è il principale collaboratore musicale di Siegel in tutto il progetto.

I due si sono incontrati per la prima volta durante The Jazz Cruise, prima di collaborare all’album NightSongs, pubblicato da Siegel nel 2013.

«John ama profondamente le canzoni e i cantanti. Sa quando suonare e quando è meglio non farlo», racconta Siegel. «Ascolta, lascia spazio agli altri. E, accidenti, quanto swing ha!».

Un viaggio musicale tra bebop, swing, fusion e grandi classici del jazz

L’album si apre con Back to Barbados, costruito intorno al celebre brano bebop di Charlie Parker, caratterizzato da influenze calypso.

Siegel interpreta vocalmente sia l’assolo di Parker sia quello di Miles Davis, attraverso i testi di Hendricks che raccontano la nostalgia di casa e il desiderio di fuggire dalla vita cittadina.

It’s Sand, Man riunisce Siegel con Laurel Massé, componente originale dei Manhattan Transfer, e Lauren Kinhan dei New York Voices, dando nuovamente vita al trio JaLaLa. Il brano ripropone un omaggio, legato al repertorio di Lambert, Hendricks & Ross, al ballerino di tip tap Howard “Sandman” Sims.

Raul Midón affianca Siegel in Bye Bye Blackbird, interpretando vocalmente l’assolo di Miles Davis prima di eseguire un proprio assolo di tromba vocale.

In the Presence & Absence of Each Other trae ispirazione da Cityscape di Claus Ogerman e Michael Brecker, una registrazione che Siegel racconta di aver ascoltato incessantemente dopo la sua pubblicazione nel 1982.

La cantante ha scritto personalmente il testo della melodia e di una parte dell’assolo di Brecker, affidandone poi la seconda metà a Wayne Escoffery.

Unsquare Dance di Dave Brubeck, con testo e arrangiamento di Larry Kerchner e contributi strumentali di Di Martino, diventa un brano caratterizzato dall’alternanza di diverse strutture metriche, interpretato dal trio JaLaLa.

In Down for Double, Siegel duetta invece con Lea DeLaria, reinterpretando un coinvolgente brano swing associato a Count Basie e appartenente al repertorio legato a Lambert, Hendricks & Ross.

L’album comprende anche ‘Til the Earth Stands Still, basato sull’interpretazione di Joe Zawinul di From Vienna With Love di Friedrich Gulda, e Garner’s Stomp, adattamento realizzato da Siegel della versione di Erroll Garner di Stompin’ at the Savoy.

Quest’ultimo brano è nato durante il lockdown per la pandemia di COVID-19, attraverso la sovrapposizione di diverse tracce vocali registrate in casa.

A chiudere il disco è Pick Up the Pieces, che trasforma il celebre successo degli Average White Band attraverso un altro testo di Jon Hendricks.

Il brano custodisce anche un legame particolare con la storia personale e musicale di Siegel: i Manhattan Transfer stavano infatti registrando il loro album d’esordio agli Atlantic Studios mentre, nella sala accanto, Arif Mardin era impegnato nella produzione di AWB degli Average White Band, il disco che conteneva la versione originale di Pick Up the Pieces.

Un album che racchiude cinquant’anni di esperienza musicale

Per Janis Siegel, The Art of Vocalese rappresenta la sintesi di decenni di lavoro dedicati all’armonia vocale, agli arrangiamenti, alla narrazione musicale e al canto d’insieme.

Janis Siegel

«Questo disco rispecchia il momento che sto vivendo», racconta la Siegel. «Rappresenta il culmine del mio percorso come cantante specializzata nell’armonia vocale. È questo ciò che sono veramente, nel profondo. Amo trovarmi al centro di un accordo. Amo ascoltare le armonie che mi circondano e sapere di contribuire a creare il suono di quell’accordo».

La Tracklist 

  1. Barbados (“Back to Barbados”)

  2. It’s Sand, Man

  3. Bye Bye Blackbird

  4. In the Presence and Absence of Each Other

  5. Unsquare Dance

  6. Down for Double

  7. ‘Til the Earth Stands Still (“From Vienna With Love”)

  8. Garner’s Stomp (“Stompin’ at the Savoy”)

  9. Pick Up the Pieces (K.O.B. GoGo Mix)

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