Con Jason Kao Hwang al violino, Ken Filiano al contrabbasso e Andrew Drury tra batteria, gong, metalli, campane e oggetti sonori, Second Life è un viaggio imprevedibile e affascinante ai confini tra composizione e improvvisazione
Il confine tra scrittura e improvvisazione, in certi dischi, smette semplicemente di esistere. È ciò che accade in Second Life, nuovo lavoro del Jason Kao Hwang Human Rites Trio, formazione composta da tre musicisti che hanno fatto della libertà espressiva e della ricerca sonora una delle proprie cifre più riconoscibili.
Alla guida del trio troviamo Jason Kao Hwang, compositore e violinista, affiancato da Ken Filiano al contrabbasso e da Andrew Drury alla batteria e a un sorprendente arsenale di percussioni: gong, pentole di alluminio, ciotole in acciaio inox, campana tibetana, campanelli, baccelli, conchiglie di ostriche e cozze, wood block, cowbell, ingranaggi in bronzo e persino una placca da rubinetto.
Un inventario che potrebbe sembrare quasi dadaista, ma che in Second Life diventa parte integrante di una tavolozza sonora ricchissima, utilizzata con rigore e immaginazione.
Tre improvvisatori che sembrano pensare come un solo musicista
Jason Kao Hwang, Ken Filiano e Andrew Drury sono tutti considerati interpreti capaci di spingersi oltre i confini convenzionali dell’improvvisazione.
I tre hanno suonato insieme in diversi contesti nel corso degli ultimi vent’anni, ma è proprio nella dimensione del Human Rites Trio che la loro intesa emerge con particolare evidenza.
Il precedente album, Human Rites Trio, pubblicato da True Sound Recordings, aveva già mostrato la forza di questa formazione. Con Second Life il dialogo diventa ancora più profondo.
La Tracklist
Il disco contiene quattro ampie composizioni firmate da Jason Kao Hwang: 1. Galaxies Twist Under Before It; 2. What to Keep, What to Let Go; 3. Second Life; 4.Ricochet
Quattro episodi sonori estesi, mutevoli e imprevedibili, nei quali ogni composizione attraversa atmosfere, tempi e dinamiche differenti.
La caratteristica più affascinante del trio è proprio questa: le parti composte sembrano improvvisate, mentre alcune improvvisazioni sono talmente coese da sembrare scritte in precedenza.
È il risultato della profonda conoscenza reciproca tra i tre musicisti, capaci di comunicare con una spontaneità quasi telepatica.
Tra ritmo, tensione e paesaggi sonori
Second Life non è un album che procede secondo strutture facilmente prevedibili.
La musica cambia continuamente prospettiva. In alcuni momenti emerge un particolare senso dello swing e compaiono ritmi immediatamente riconoscibili. In alcune sezioni di Galaxies Twist Under Before It, ad esempio, il drumming di Andrew Drury richiama indirettamente l’approccio di Ed Blackwell.
Altrove il violino di Hwang assume invece colori più introspettivi e quasi austeri, come all’inizio e alla conclusione di What to Keep, What to Let Go.
In Ricochet il trio raggiunge invece alcuni dei momenti più intensi dell’intero lavoro, con un’improvvisazione collettiva nella quale i tre strumenti si inseguono, si provocano e reagiscono continuamente l’uno all’altro.
Ne nasce una musica che non cerca necessariamente la comodità dell’ascoltatore, ma che riesce comunque a mantenere una sorprendente capacità narrativa.
La recensione: un disco che chiede attenzione e la ricompensa
Second Life appartiene a quella categoria di album che acquistano profondità ascolto dopo ascolto.Non è musica da utilizzare come semplice sottofondo. È piuttosto un universo sonoro nel quale entrare, osservando le relazioni che si creano tra violino, contrabbasso, batteria e le numerose sorgenti percussive impiegate da Drury.
La forza del disco risiede soprattutto nella capacità dei tre musicisti di trasformare l’imprevedibilità in una forma musicale coerente. Ogni deviazione sembra poter condurre verso territori completamente differenti e, allo stesso tempo, nulla appare gratuito.
I quattro brani diventano così paesaggi sonori stimolanti e spesso visionari, nei quali i tre virtuosi si sfidano reciprocamente e sembrano continuamente spingere gli altri verso nuove possibilità espressive. È jazz d’avanguardia, certamente, ma è soprattutto musica costruita sull’ascolto reciproco.
E quando tre musicisti riescono a raggiungere un simile livello di comunicazione, anche il silenzio tra una nota e l’altra diventa parte della composizione.
Jason Kao Hwang, una vita dedicata alla ricerca
Jason Kao Hwang – è cresciuto tra Waukegan e Highland Park, a nord di Chicago. Dopo gli studi di violino classico, durante gli anni alla New York University sviluppa un interesse sempre più profondo per il jazz e per la musica improvvisata. Nel corso della sua carriera ha collaborato e registrato con numerosi protagonisti della scena più sperimentale e creativa, tra cui William Parker, Billy Bang, Bill Horvitz, Jerome Cooper, Butch Morris, David Murray, Reggie Workman, Henry Threadgill, Anthony Braxton, Dominic Duval String Ensemble, Taylor Ho Bynum, Karl Berger, Steve Swell, Ivo Perelman, Oliver Lake e Wadada Leo Smith. Tra i suoi numerosi progetti figurano anche l’opera da camera The Floating Box: A Story In Chinatown e Myths Of Origin per orchestra d’archi improvvisata e batteria. Hwang ha inoltre pubblicato più di una dozzina di album a proprio nome, tra cui il recente Soliloquies, Unaccompanied Pizzicato Violin Improvisations.
Ken Filiano e Andrew Drury
Ken Filiano – è un musicista capace di muoversi attraverso linguaggi molto differenti, dal jazz alla musica improvvisata, dal tango alla musica classica. Ha guidato diversi ensemble ed è presente in oltre 150 registrazioni, passando dal contrabbasso solo alle grandi formazioni orchestrali.
Andrew Drury –oltre alla propria attività di musicista e improvvisatore, è cofondatore e responsabile dell’organizzazione non profit Continuum Culture & Arts, attraverso la quale tiene masterclass in diverse parti del mondo. Anche Drury ha collaborato nel corso della propria carriera con numerosi protagonisti della scena avant-garde e della musica di ricerca.
Una vera “seconda vita” della materia sonora
Il titolo Second Life sembra quasi contenere la filosofia dell’intero progetto. Oggetti comuni diventano strumenti musicali. Una struttura composta può trasformarsi in improvvisazione. Un gesto spontaneo può assumere improvvisamente la precisione di una pagina scritta.
È proprio in questo continuo mutamento che il Human Rites Trio trova la propria identità. Con Second Life, Jason Kao Hwang, Ken Filiano e Andrew Drury dimostrano ancora una volta quanto l’improvvisazione possa essere non soltanto libertà, ma anche ascolto, disciplina, rischio e costruzione collettiva.
Un album sorprendente, cerebrale senza essere freddo, imprevedibile senza diventare caotico e capace di offrire qualcosa di nuovo a ogni ascolto.
Per musicisti, studiosi e ascoltatori interessati ad approfondire la struttura delle composizioni, le partiture dei brani sono disponibili sul sito ufficiale di Jason Kao Hwang.




