Skip to main content
Ultime in Evidenza
Advertising Banner
305x250

Miles Okazaki ripubblica il cofanetto di 6 dischi “Work” in concomitanza con l’uscita del film “The Monkathon”, il 10 ottobre

Nel 2024, il chitarrista Miles Okazaki ha compiuto un’impresa straordinaria. Nel corso di un’unica serata al The Jazz Gallery di New York, ha eseguito a memoria, alla chitarra solista, tutte le 66 composizioni che costituiscono l’opera completa di Thelonious Monk, in una performance durata oltre cinque ore. Due giorni dopo, ha ripetuto l’impresa. Il regista Frank Heath era presente per immortalare questa esibizione unica.

The Monkathon, il film in quattro parti diretto da Heath che documenta il concerto-maratona di Okazaki, sarà disponibile dal 10 ottobre 2026, giorno del 109° anniversario della nascita di Monk.

Il film-concerto, insieme a Behind the Monkathon, un documentario dedicato al dietro le quinte, al quaderno di preparazione di Okazaki, a una galleria di immagini e al racconto dell’intero progetto, sarà pubblicato sul sito dedicato Monkathon.com. Tutti i contenuti saranno accessibili gratuitamente al pubblico, senza limiti di tempo.

Dal progetto “Work” a “The Monkathon”

The Monkathon rappresenta l’evoluzione del progetto avviato da Okazaki nel 2017, quando, in occasione del centenario della nascita di Thelonious Monk, registrò l’intero repertorio del leggendario pianista e compositore jazz.

Pubblicato nel 2018, il cofanetto di sei dischi Work ottenne ampi consensi dalla critica per la sua audace originalità.

Giovanni Russonello del New York Times lo definì una «monumentale dichiarazione di devozione», mentre Nate Chinen di WBGO lo paragonò all’equivalente chitarristico di una scalata in solitaria, senza corde, della parete di El Capitan. Kevin Whitehead, nel programma Fresh Air della NPR, lo descrisse come «eroico», mentre Mark Corroto di All About Jazz lo giudicò «sbalorditivo».

L’album conquistò un posto in oltre una dozzina di classifiche dei dieci migliori dischi dell’anno e Okazaki fu votato come miglior chitarrista emergente nel sondaggio della critica di DownBeat.

Il 10 ottobre 2026, in concomitanza con l’uscita del film, Okazaki ripubblicherà Work in formato CD per l’etichetta Cygnus Recordings. Il cofanetto non era più disponibile dopo l’esaurimento della prima tiratura.

La nascita di “The Monkathon”: una sfida apparentemente impossibile

L’idea di The Monkathon cominciò a prendere forma nel 2022 a San Francisco, due giorni prima del 105° anniversario della nascita di Monk, quando Okazaki eseguì un concerto solista dedicato alle sue composizioni allo SFJAZZ.

Al termine dell’esibizione, fu avvicinato dal produttore, scrittore e appassionato di Monk David Breskin, che gli propose di realizzare un concerto dedicato all’intera opera del compositore.
E se avesse eseguito tutto il repertorio di Monk in un’unica serata, documentando l’impresa attraverso un film?

Inizialmente Okazaki esitò, convinto che una sfida del genere potesse essere al di fuori della sua portata.

Chiese tuttavia un anno per lavorare all’idea. Cominciò così ad allenarsi su una robusta chitarra degli anni Quaranta, elaborando quattro possibili scalette, ciascuna della durata di circa un’ora.
Una volta maturata la decisione di realizzare il film, Okazaki, Breskin e Heath formarono il gruppo di lavoro e iniziarono a pianificare ogni aspetto del progetto.

Cinque ore di musica: dalla performance al grande schermo

Dopo i concerti tutti esauriti al The Jazz Gallery, arrivò il momento di trasformare le numerose ore di riprese in un racconto cinematografico coinvolgente.

Heath lavorò per mesi al montaggio, cercando un ritmo visivo capace di seguire quello della musica e di creare una narrazione fluida, naturale e intima.

«Attraverso centinaia di piccole decisioni», racconta Okazaki, «Frank è riuscito ad amplificare l’intimità e l’impatto del concerto ben oltre quanto avrei potuto immaginare».

Grazie al film, il chitarrista ha potuto osservare la propria esibizione da una prospettiva completamente nuova.

«Posso vedere che sto prendendo determinate decisioni, ma sul palco mi sentivo più come un tramite attraverso cui fluiva la musica che come un partecipante attivo. La musica e il pubblico mi avevano restituito almeno tanta energia quanta ne avevo consumata. Avevo esplorato i limiti estremi delle mie capacità per rendere omaggio alla straordinaria opera di Thelonious Monk. Ed era davvero tutto ciò che desideravo fare».

Un viaggio nell’universo musicale di Thelonious Monk

All’inizio del documentario Behind the Monkathon, un intervistatore chiede a Monk quale delle sue composizioni preferisca.

«Mi piacciono tutte», risponde il musicista. Una dichiarazione che riassume perfettamente l’approccio di Okazaki, interessato non tanto a privilegiare un brano rispetto agli altri, quanto a esplorare l’intero universo creativo del compositore.

«Si tratta di riuscire a comprendere l’intera opera», spiega. «Di vederla tutta insieme, in un unico luogo. Di capire come un elemento possa essere collegato a un altro».

Nel documentario, mentre Okazaki sfoglia alcuni disegni risalenti ai primi anni della sua vita, emerge chiaramente come il quaderno e la matita siano da sempre strumenti fondamentali per comprendere il mondo e sé stesso.

Questo approccio, fatto di osservazione meticolosa e concentrazione quasi ossessiva, si rivela particolarmente adatto alla complessità della musica di Monk.

«Mi interessa capire quali obiettivi possano essere raggiunti attraverso un lavoro costante e progressivo», afferma Okazaki. «L’ispirazione può essere inaffidabile, quindi cerco piuttosto di costruire delle abitudini».

Musica e maratona: la ricerca di uno stato di concentrazione assoluta

A guidare Okazaki è soprattutto il viaggio stesso e la possibilità di raggiungere quello stato di totale immersione nell’attività, spesso definito flow, in cui concentrazione, energia e creatività sembrano fondersi. Parallelamente alla preparazione del concerto, il documentario racconta anche il suo allenamento per la Maratona di New York, in programma appena due settimane dopo l’esibizione dedicata a Monk.

«Perché lo faccio?», si domanda Okazaki. «È una lunga meditazione, un attraversare tanti piccoli episodi. E che effetto produce tutto questo sulla coscienza? Correre una maratona è diverso dal correre cinque miglia per cinque volte. È diverso. Non è facile descrivere come o perché, ma è diverso: ti porta in luoghi differenti». Attraverso The Monkathon, Heath accompagna gli spettatori proprio in questi luoghi, offrendo la possibilità di vivere l’opera di Thelonious Monk nella sua straordinaria interezza, attraverso le interpretazioni di un artista che ha dedicato anni allo studio del suo repertorio.

Miles Okazaki – è un chitarrista residente a New York, originario di Port Townsend, una piccola cittadina costiera dello Stato di Washington.
Nel corso di oltre trent’anni di attività concertistica e discografica ha collaborato con numerosi protagonisti della scena jazz internazionale, tra cui Kenny Barron, John Zorn, Steve Coleman, Miguel Zenón, Stanley Turrentine, Henry Threadgill, Patricia Brennan, Dan Weiss, Anthony Tidd, Adam Rudolph, Anna Webber, Matt Mitchell, Mary Halvorson, Jonathan Finlayson, Jen Shyu, Jacob Garchik, Jon Irabagon, Jane Monheit, Amir ElSaffar e Darcy James Argue. Negli ultimi dodici anni ha pubblicato dodici album di composizioni originali per le etichette Sunnyside, Pi e Cygnus. È inoltre autore del volume Fundamentals of Guitar, pubblicato da Mel Bay, e insegna alla Princeton University. Ha conseguito titoli accademici presso Harvard University, Manhattan School of Music e Juilliard School.

Frank Heath – nato nel 1982 a St. Joseph, nel Missouri, è un regista e artista visivo che vive e lavora a New York. Le sue opere sono state presentate in mostre personali alla Simone Subal Gallery di New York e in progetti espositivi collettivi e collaborativi presso lo Swiss Institute di New York, Young World di Detroit, Simone Subal Gallery, Art Basel Statements a Basilea e Videotage Gallery di Hong Kong. Il suo lavoro è stato inoltre esposto e proiettato in importanti istituzioni e manifestazioni internazionali, tra cui The Kitchen di New York, l’International Film Festival Rotterdam, The Power Plant di Toronto, il Centre Pompidou di Parigi e la High Line di New York.

Notizie correlate