Il 30 ottobre 2026 Red Hook Records pubblica il primo album del trio formato dalla sassofonista Caroline Davis, dal chitarrista Grey Mcmurray e dal batterista Qasim Naqvi. Nove composizioni in cui scrittura e improvvisazione si confondono, dando vita a una musica inquieta, visionaria e profondamente libera
Esiste un momento, appena prima di addormentarsi, nel quale i pensieri perdono la propria forma abituale. Le immagini si sovrappongono, le parole cambiano significato e ciò che appariva familiare diventa improvvisamente enigmatico. È in questo territorio sospeso che sembra muoversi “Trappings of Sleep”, album d’esordio del trio formato da Caroline Davis, Grey Mcmurray e Qasim Naqvi, in uscita il 30 ottobre 2026 per Red Hook Records, in formato digitale, CD e vinile.
Nove brani costruiti attraverso una strumentazione essenziale ma ricca di possibilità: sassofono contralto, chitarra elettrica, elettronica e batteria. Più che alternare composizione e improvvisazione, i tre musicisti scelgono di trattarle come parti dello stesso processo creativo. Le strutture esistono, ma non diventano mai gabbie; indicano una direzione, lasciando però alla musica la libertà di deviare, rallentare, smarrirsi e ritrovare autonomamente il proprio percorso.
Un linguaggio nato dall’ascolto reciproco
La storia del trio comincia alcuni anni prima della realizzazione del disco, durante un’esibizione informale in un locale di Brooklyn. Davis, Mcmurray e Naqvi si erano già incontrati all’interno della scena newyorkese dedicata alla musica improvvisata, ma fu suonando insieme che avvertirono immediatamente l’esistenza di una particolare affinità.

Da quel momento continuarono a ritrovarsi, compatibilmente con i rispettivi impegni, sviluppando un linguaggio comune fondato soprattutto sull’ascolto. Una qualità che in “Trappings of Sleep” appare centrale: nessuno dei tre cerca di dominare lo spazio sonoro e ogni intervento sembra nascere come risposta, provocazione o naturale prosecuzione di ciò che è appena accaduto.
L’origine concreta dell’album risale però a un concerto del 2025, ospitato nella suggestiva cornice della Jazz Vespers Series della Saint Peter’s Church. Accanto al pianoforte appartenuto a Billy Strayhorn, il trio affrontò anche “Journey in Satchidananda” di Alice Coltrane.
L’acustica ampia e riverberante della chiesa spinse i musicisti verso soluzioni nuove, quasi obbligandoli a considerare il silenzio e la persistenza del suono come elementi attivi della performance. Quando Naqvi fece ascoltare la registrazione del concerto a Sun Chung, produttore e fondatore di Red Hook Records, nacque la proposta di trasformare quell’intesa in un album.
Ciascun componente avrebbe contribuito con proprie composizioni, scritte separatamente e successivamente sviluppate durante le prove. L’obiettivo non era creare partiture rigide, ma predisporre ambienti sonori sufficientemente aperti da permettere all’istinto del trio di rimanere in primo piano.
La recensione: musica in bilico tra controllo e abbandono
“Trappings of Sleep” vive nella tensione tra ciò che è stabilito e ciò che può ancora accadere. È un disco che non cerca l’immediatezza di una melodia rassicurante né l’esibizione muscolare del virtuosismo. Preferisce invece lavorare sulla relazione tra i suoni, sulle loro distanze e sulle trasformazioni che avvengono mentre i tre musicisti si ascoltano.

Il sassofono contralto di Caroline Davis possiede una voce mobile e profondamente espressiva. Può diventare limpido e interrogativo, poi farsi più ruvido, spezzato o quasi incorporeo attraverso l’elettronica. Davis non occupa necessariamente il ruolo tradizionale di solista: entra ed esce dalla trama collettiva, talvolta guidandola, altre volte lasciandosi assorbire dalle sue correnti.
La chitarra elettrica di Grey Mcmurray evita spesso le funzioni armoniche più prevedibili. Il suo contributo è fatto di colori, risonanze, figure oblique e dettagli che modificano la percezione dello spazio. Non accompagna semplicemente il sassofono e non cerca di riempire ogni vuoto: costruisce superfici sulle quali gli altri strumenti possono posarsi oppure introduce fratture capaci di cambiare improvvisamente l’equilibrio del brano.
Alla batteria, Qasim Naqvi dimostra una concezione del ritmo lontana dalla semplice scansione del tempo. Il suo drumming respira, suggerisce traiettorie e crea tensione attraverso pause, accenti e movimenti interni. La pulsazione può emergere con chiarezza e poi dissolversi, lasciando il trio in una condizione di apparente sospensione che, tuttavia, non perde mai coerenza.
È proprio questa capacità di restare uniti anche nei passaggi più aperti a rendere convincente il progetto. La libertà non viene intesa come assenza di direzione, ma come attenzione radicale verso ciò che accade nell’istante. Una frase scritta può sciogliersi nell’improvvisazione e ricomporsi più avanti sotto una luce differente, senza che il passaggio appaia artificioso.
Il disco Track by Track
L’apertura affidata a “Three” introduce subito il carattere esplorativo dell’album. Più che presentare un tema definitivo, il brano sembra formulare una domanda: i tre strumenti si osservano, verificano le reciproche distanze e costruiscono gradualmente un paesaggio condiviso.
In “Out of the Way of It” il dialogo si fa più mobile, mentre “Mono Lake”, con i suoi oltre sette minuti, possiede il respiro necessario per lasciare sedimentare suoni e risonanze. È una musica che sembra contemplare uno spazio vasto e immobile, nel quale ogni gesto acquista un peso particolare.
La title track, “Trappings of Sleep”, procede attraverso frasi lente e circolari. Il senso del titolo emerge proprio da questa percezione alterata del tempo: la musica non si sviluppa necessariamente in linea retta, ma ritorna sui propri passi, ripete un’immagine e la osserva da un’altra prospettiva.
“The Toy”, “Say It” e “Media Training” suggeriscono invece scenari più frammentati, nei quali ironia, tensione e ambiguità possono convivere. “Pulse” porta già nel titolo l’idea di una pulsazione vitale, non necessariamente regolare ma costantemente presente, prima che “Joust” concluda il disco con uno scambio più acceso e combattivo. Il trio sembra affrontarsi in un duello musicale, mantenendo però intatta quella complicità che attraversa l’intero lavoro.
Il titolo dell’album nasce da un ricordo di Grey Mcmurray. Il musicista si trovava, mezzo addormentato, in una grande sala conferenze di un albergo mentre ascoltava una lezione sui meccanismi del sonno, tenuta da un relatore che non riusciva chiaramente a vedere. Le istruzioni più comuni, ripetute e rovesciate, avevano progressivamente assunto un significato insolito e straniante.
Quella sensazione diventa la chiave poetica del disco: elementi riconoscibili cambiano natura quando vengono osservati dalla soglia del sonno.
Tre percorsi artistici differenti, una sola identità sonora
Alla forza dell’album contribuisce la personalità molto definita dei suoi protagonisti. La sassofonista, compositrice e attivista Caroline Davis, residente a Brooklyn, ha pubblicato otto album come leader e collaborato, tra gli altri, con Terri Lyne Carrington, Allison Miller, Lee Konitz, Wendy Eisenberg e John Zorn. Guggenheim Fellow per la composizione nel 2025, Davis affianca alla ricerca musicale un costante impegno per l’equità di genere e per le persone detenute.

Qasim Naqvi, conosciuto anche come batterista del trio minimalista Dawn of Midi, sviluppa da tempo un’attività che attraversa musica elettronica, cinema, danza, installazioni e composizione orchestrale. Le sue opere sono state commissionate o eseguite da formazioni quali London Contemporary Orchestra, BBC Concert Orchestra, Crash Ensemble e Bang on a Can All-Stars.
Il chitarrista, produttore e cantante Grey Mcmurray ha invece lavorato con artisti come Gil Scott-Heron, Meshell Ndegeocello, Tyondai Braxton, Colin Stetson e John Cale. Il suo approccio anticonvenzionale alla chitarra, più interessato alla qualità e alla funzione del suono che all’esibizione tecnica, trova in questo trio un ambiente particolarmente congeniale.
Le note di copertina firmate dallo scrittore Tyran Grillo interpretano il disco come una sorta di viaggio interiore, nel quale il sogno diventa esplorazione dello spazio e gli strumenti cercano zone abitabili all’interno della loro relazione.
È un’immagine efficace per descrivere un lavoro che trasforma l’ascolto reciproco in una vera pratica compositiva.
Un disco che chiede tempo e attenzione
“Trappings of Sleep” non è un album da utilizzare come semplice sottofondo. Richiede disponibilità, curiosità e la volontà di seguire una musica che evita conclusioni troppo facili. Ma è proprio questa sua natura sfuggente a renderlo interessante.
Caroline Davis, Grey Mcmurray e Qasim Naqvi realizzano un’opera intima senza essere fragile, sperimentale senza diventare sterile, cerebralmente raffinata ma attraversata da una concreta tensione emotiva. Nei suoi momenti migliori, il disco dà l’impressione di assistere non all’esecuzione di qualcosa già deciso, ma alla nascita stessa della musica.
Tra veglia e sonno, ordine e disorientamento, “Trappings of Sleep” racconta la bellezza di tre musicisti capaci di abitare l’incertezza e di trasformarla in una forma condivisa.




