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L’Orchestra Nagoya di Satoko Fujii pubblica “Korekara” – Fuori il 2 ottobre

Con Korekara, in uscita il 2 ottobre per Libra Records, la Satoko Fujii’s Orchestra Nagoya celebra i musicisti e la comunità artistica che rendono così speciale la scena culturale della città giapponese di Nagoya.

Fujii ha composto la suite in quattro parti per celebrare il ventesimo anniversario del caffè Rojiura no Matahari, storico luogo di incontro per gli appassionati d’arte, musica, cinema e letteratura della città. È forse proprio questa dimensione affettiva e comunitaria a rendere Korekara uno dei lavori orchestrali più caldi e gioiosi della musicista giapponese, attraversato da un forte senso di complicità, libertà espressiva e desiderio di esplorazione.

«Shingo Takeda, che suona il sax alto nella band, e sua moglie Ririko Mio gestivano un caffè chiamato Rojiura no Matahari, molto vicino alla stazione ferroviaria», racconta Fujii. «Ogni volta che suonavamo a Nagoya, Natsuki e io andavamo lì prima di prendere il treno per tornare a casa. Era un locale molto piccolo e accogliente, frequentato da amanti del cinema, della musica e della letteratura. Ora si è trasferito in un’altra zona, piena di buoni ristoranti, negozi dell’usato e negozi di vinili. Ci andiamo ancora qualche volta, anche se è un po’ più lontano dalla stazione».

Orchestra Nagoya
Kazue Yokoi ©

La richiesta di scrivere un brano per il ventesimo anniversario del locale arrivò in un momento particolare. «Il concerto si è tenuto nel luglio 2021, quando il Covid rappresentava ancora una minaccia. Ci siamo sottoposti tutti a un test prima del concerto», ricorda Fujii. «Il titolo della suite significa “da ora in poi”. Volevo comporre per il loro futuro, non per il passato».

Una frase che racchiude perfettamente lo spirito dell’intero progetto, nato come omaggio ma proiettato in avanti, verso ciò che deve ancora accadere. Anche la lunga storia dell’Orchestra Nagoya contribuisce a questa sensazione di continuità. Da quando il chitarrista e membro fondatore Yasuhiro Usui riunì per la prima volta la formazione nel 1999, il gruppo ha attraversato numerosi cambiamenti di organico, senza però perdere la capacità di entrare profondamente nella visione musicale di Fujii. «Conosce la mia musica e conosce i musicisti locali», spiega la compositrice parlando di Usui. «Mi fido di lui. Credo che la nostra musica nasca proprio da questa fiducia».

Questa intesa emerge fin dai primi minuti dell’album, quando l’ensemble si immerge in una melodia ampia e decisa. Il primo spazio solistico è affidato al bassista Toru Kasai, protagonista di un’improvvisazione riflessiva e melodica che unisce in maniera naturale tecniche tradizionali ed estese. Fujii conduce gradualmente l’orchestra verso una crescente tensione, fino all’ingresso del trombettista Takahiro Tsujita, che dialoga con il basso attraverso linee tese e imprevedibili, prima che la musica assuma sfumature funky e si trasformi in un energico ritmo rock. A raccogliere il testimone è poi il sassofonista tenore Yoshiyuki Hirao, il cui timbro ruvido e graffiante imprime ulteriore urgenza al brano, fino alla potente ripresa del tema iniziale. È evidente fin da questa prima parte quanto l’orchestra sia affiatata e quanto il piacere di suonare insieme sia uno degli elementi centrali di Korekara.

La seconda parte si apre invece in modo più raccolto, con il trombone di Toshihiro Koike, le cui lunghe linee introducono lentamente una sezione sempre più intensa. Il sax alto di Ryoko Ono porta momentaneamente la musica verso una dimensione più rarefatta, con un assolo non accompagnato costruito su dinamiche sottili, silenzi e accenti espressivi, prima che i riff dell’ensemble la spingano verso un’esplosione sonora più giocosa. A proseguire su questa traiettoria è il trombettista Natsuki Tamura, che combina manipolazioni timbriche, effetti sonori e vocalizzazioni surreali, conducendo l’orchestra verso una conclusione esuberante. La terza parte mette invece in evidenza il chitarrista Yasuhiro Usui e il sassofonista contralto Shingo Takeda: il primo si muove su un tempo rilassato con un suono brillante e metallico, mentre Takeda costruisce un assolo acceso, sostenuto da tecniche avanzate e incisive inflessioni vocali.

È però nella parte conclusiva che la scrittura e l’orchestrazione di Fujii mostrano alcune delle soluzioni più inventive dell’intero lavoro. Il trombettista Misaki Ishiwata apre la sezione con una sequenza di brevi frasi attentamente distanziate, piccole cellule melodiche che sembrano emergere una dopo l’altra nello spazio sonoro. Il trombonista Toshinori Terukina si unisce poi a lui in un duetto fatto di linee complementari che si intrecciano con grande precisione. Il sassofonista baritono Daion Kobayashi e il tenore Takuya Matsumoto mescolano melodia e puro suono in frasi robuste e impetuose, mentre il trombonista Tatsuki Nakamura conduce la musica dal funky blues a territori post-bop più sofisticati. A chiudere il disco sono il batterista Hisamine Kondo e il trombettista Tsutomu Watanabe, protagonisti di uno scambio vivace e trascinante che porta Korekara verso un finale energico e luminoso.

L’album prosegue la serie di lavori orchestrali pubblicati da Satoko Fujii nel corso del 2026, che si concluderà il 6 novembre con Kappa Ondo della Satoko Fujii Orchestra Tokyo. Pianista e compositrice tra le voci più originali del jazz contemporaneo, Fujii porta avanti da oltre trent’anni una ricerca musicale profondamente personale, capace di fondere jazz, musica classica contemporanea, rock e tradizione giapponese in un linguaggio immediatamente riconoscibile. Nel 2020 ha ricevuto un Instant Award in Improvised Music per la sua «intelligenza artistica, indipendenza e integrità», mentre la sua presenza nel DownBeat Critics’ Poll è ormai una costante nelle categorie dedicate a pianoforte, composizione, grandi ensemble e arrangiamento. Nel 2022 ha raggiunto un traguardo straordinario pubblicando Hyaku, One Hundred Dreams, il suo centesimo album come leader. Nel corso della sua carriera ha guidato alcuni degli ensemble più creativi della musica improvvisata contemporanea, collaborando a lungo con il trombettista Natsuki Tamura, con il quale forma anche un duo, oltre a essere parte del quartetto internazionale di free jazz Kaze. Quasi un quarto della sua produzione discografica è legato a orchestre jazz, un percorso che ha portato la rivista Cadence a definirla «l’Ellington del free jazz».

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